Il Tirreno

Versilia

Protesi d’anca bandite ma non dappertutto

di Matteo Tuccini
Protesi d’anca bandite ma non dappertutto

Viareggino operato al Rizzoli dove si usano impianti al cobalto

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VIAREGGIO. Le protesi d’anca al cobalto sono state bandite nel 2011 in Toscana. Ma non altrove. Ad esempio in Emilia-Romagna e in particolare all’istituto ortopedico Rizzoli. A cui molti pazienti, anche versiliesi, si rivolgono: proprio un viareggino, operato nel 2014 a Bologna e richiamato alcuni giorni fa per un controllo, ha sollevato il caso. In effetti al Rizzoli, come altrove, si continuano a mettere alcune tipologie di impianti metallo su metallo (cromo-cobalto). Sono le protesi di “rivestimento”, perché la testa del femore viene coperta da una specie di calotta metallica: un rivestimento, appunto.

A spiegare la scelta di non cassare completamente tutte le protesi al cobalto è Susanna Stea, dirigente dell’istituto Rizzoli di Bologna che ha il compito di coordinare l’attività di sorveglianza della Regione Emilia-Romagna sulle protesi impiantate. In particolare con il Registro delle protesi ortopediche, «uno strumento di monitoraggio – spiega – che abbiamo istituito ad hoc». Ebbene: secondo quanto sostengono al di là dell’Appennino alcune protesi al cobalto, quelle appunto in rivestimento, non comporterebbero rischi tali da doverne decretare l’abbandono. Una valutazione diversa da quella della Toscana, che invece non utilizza più questi prodotti sanitari, come detto, da sei anni. Com’è possibile una differenza di vedute su una questione così importante? È possibile nella sanità italiana attuale, che è diversa da regione a regione. Sono diverse le cure e anche le scelte di politica sanitaria. Compresi temi delicati come i rischi per la salute che possono essere provocati da un prodotto medico. Rischi che, a livello scientifico, sono emersi negli ultimi anni. E su cui gli stessi medici dibattono ancora, nonostante ci siano prove sempre più evidenti dei danni causati ad alcune persone da queste protesi.

«Le protesi metallo-metallo ritenute maggiormente a rischio non vengono più utilizzate dal 2012 in Emilia-Romagna, quindi anche al Rizzoli – afferma Susanna Stea – Si tratta degli impianti composti da una testa metallica e da uno stelo metallico: su questo tipo di prodotto esiste una sorta di divieto documentato e certificato dalla società ortopedica Siot, così come dal ministero della Salute. Le altre protesi dette di rivestimento vengono, invece, impiantate ancora. Anche se in pochi e selezionati casi: ad esempio vengono escluse le donne. Per questa tipologia non è previsto un divieto tassativo». La dottoressa Stea non entra nel merito della scelta della Regione Toscana. «Si tratta di una valutazione diversa, se vogliamo più stringente. Ma ripeto: noi abbiamo seguito le indicazioni degli specialisti e del ministero della Salute».

Allora perché le oltre mille lettere di richiamo inviate dal Rizzoli ai propri pazienti con protesi al cobalto? È evidente che un rischio per la salute c’è. «Al momento – replica la dottoressa Stea – dei circa mille pazienti a cui abbiamo inviato le lettere di richiamo ne abbiamo controllati 300. Tra questi, nel 5% dei casi è stato ritenuto necessario un ulteriore approfondimento. Il che non significa che ci siano problematiche specifiche e gravi. Ma vorrei ricordare che nessuna protesi al mondo dà il 100% di garanzie». Per quanto riguarda la presenza di eventuali ioni di cobalto e cromo nel sangue, tali da provocare ripercussioni sulla salute del paziente (si parla di problemi al cuore e al sistema nervoso in caso di alta concentrazione di metalli nel sangue, mentre sembra escluso che possano provocare tumori), c’è già chi sta valutando una possibile causa con richiesta di risarcimento danni. Ma dal “Rizzoli” ribadiscono di aver operato «con correttezza all’interno delle linee guida previste».

Nel frattempo la Regione Toscana sta completando la procedura per iniziare i richiami delle circa 3.500 persone con protesi al cobalto. Le lettere dovrebbero arrivare nei prossimi giorni, in modo tale da iniziare le visite e gli esami già a gennaio.

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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