Sicurezza
Manca: ecco i rischi delle protesi al cobalto
Il primario esclude che causino malattie gravi come i tumori
VIAREGGIO. Possono causare problemi al cuore e al sistema nervoso «ma solo in presenza di alte concentrazioni di cobalto nel sangue». E comunque non si tratta delle malattie più gravi, a partire dai tumori «che al momento ci sentiamo di escludere come possibile conseguenza di questo tipo di protesi».
È il primario di ortopedia dell’ospedale Versilia Mario Manca a spiegare quali siano i rischi delle protesi d’anca al cobalto impiantate tra il 2003 e il 2011 a 250 pazienti versiliesi. Un caso esploso in questi giorni, scoperto da Il Tirreno che lo sta raccontando. Un caso che preoccupa non solo la Versilia, dove appunto ci sono oltre 200 pazienti che attendono di essere richiamati dall’Asl per un controllo – gli altri sono già stati sottoposti a verifica. Ma migliaia di persone, se consideriamo tutta la Toscana. Tremilacinquecento circa, secondo la stima del Centro per la gestione del rischio clinico della Regione (leggi box), le persone che verranno richiamate dalle aziende sanitarie toscane per gli esami e le visite di accertamento.
«Come già affermato dalla Regione, le protesi metallo su metallo o cromo-cobalto non vengono più utilizzate né al Versilia né in Toscana dal 2011 – afferma il primario Manca – Non eravamo particolarmente convinti della riuscita tecnica di questi impianti, anche in termini di durata. E quindi decidemmo di passare ad un altro tipo di prodotti». Come quelle attuali in ceramica o in ceramica-polietilene, con una solo parte di metallo (titanio). Ma, secondo quanto riferisce Manca, non si trattò di una scelta legata anche a possibili rischi per la salute dei pazienti. Perché quei tempi, come si dice in gergo, non erano sospetti. Anche se già nel 2010 la casa produttrice De Puy aveva provveduto al ritiro di un modello difettoso: in quel caso, però, si dette la colpa proprio alla conformazione del modello della De Puy. «Allora non si sapeva dei possibili effetti collaterali delle protesi al cobalto in quanto tali – dice il primario di ortopedia – Infatti alcune strutture sanitarie in altre regioni hanno continuato a impiantarle». È il caso dell’Emilia-Romagna e nello specifico dell’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, un’eccellenza a livello nazionale. Lì le protesi al cobalto sono state impiantate anche in anni successivi: lo dimostra la vicenda di un impiegato viareggino che è stato operato all’anca al Rizzoli nel 2014. E che è stato richiamato per la visita di controllo in questi giorni. Ma il primario Manca fa capire di non voler entrare nel merito di «scelte diverse compiute altrove, evidentemente con altre valutazioni». Anche perché le evidenze scientifiche degli effetti collaterali delle protesi al cobalto, con veri e propri studi medici, sarebbero emerse solo nel 2015-16. Fatto sta che a breve 200 persone saranno richiamate per effettuare visite ed esami di controllo. E scongiurare – spiega Manca – «infiammazioni della parte dove c’è la protesi, una specie di carie dell’osso, oppure eventuali conseguenze sull’organismo originate dal rilascio di cromo e cobalto. In alcuni casi sarà necessario rioperare per mettere un nuovo tipo di protesi. Lo ripeto: crediamo che conseguenze particolarmente serie siano da escludere».
In Toscana verranno richiamate circa 3.500 persone con protesi all’anca al cobalto, impiantata tra il 2003 e il 2011. A renderlo noto è il Centro per la gestione del rischio clinico della Regione, che sta lavorando sul piano di sorveglianza sanitaria sulla questione. Secondo quanto si è potuto apprendere, i modelli di protesi metallo su metallo (cromo-cobalto) finiti nel mirino sarebbero quelli prodotti da almeno tre aziende del settore come la Stryker, la Zimmer e la Biomet.
Come già spiegato nei giorni scorsi, i pazienti saranno richiamati dalle Asl di residenza e dovranno sottoporsi a una visita ortopedica con una valutazione dei dolori e del rumore articolari. Poi dovranno sottoporsi a un esame, la ionemia, che serve ad accertare la presenza di cobalto e cromo nel sangue. Verranno eseguite anche radiografie ed ecografie dell’anca. Nel caso in cui si accerti la presenza di un problema verrà eseguita anche la risonanza magnetica. Tutte le prestazioni saranno a ticket zero per il paziente. I soldi li metterà la Regione, in attesa di chiedere il risarcimento danni alle aziende produttrici.
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