Proteste
«Condannate il Gruppo Fs»
Il ricorso dei legali Marzarduri, Carloni, Antonini e Dalle Luche
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VIAREGGIO. Hanno presentato appello contro la sentenza di primo grado ed ora gli avvocati Enrico Marzaduri, Riccardo Carloni, Filippo Antonini e Gabriele Dalle Luche sono bene intenzionati a difendere le proprie ragioni nella richiesta che Mauro Moretti, condannato a 7 anni nelle vesti di ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, lo sia anche in qualità di amministratore delegato del Gruppo Ferrovie. Ruolo, quest’ultimo, che Moretti ricopriva il 29 giugno 2009, quando un treno merci composto da 14 cisterne cariche di Gpl deragliò sui binari della stazione di Viareggio, a ridosso dalle case di via Ponchielli. Finì con 32 morti, molti dei quali bambini e giovani, molti feriti da ustioni gravissime che hanno lottato per mesi tra la vita e la morte, una serie di lutti che per sempre segnerà tante famiglie viareggine e non solo, una città che da otto anni si stringe intorno alle vittime e ai loro familiari. I quali non hanno smesso un solo giorno di battersi per ottenere giustizia e sicurezza lungo i binari d’Italia e d’Europa.
«Quella del Tribunale di Lucca - spiega il professore Marzaduri - è una sentenza che ci dà ragione al 95%. Riconoscendo la qualificazione giuridica dell’incidente come infortunio sul lavoro. Lo stesso ruolo di Moretti è legato a tutto questo».
Nel corso dei tre anni di dibattimento al Polo fieristico di Lucca, lo studio Carloni-Marzaduri, con il quale hanno collaborato Antonini e Dalle Luche, ha messo in campo due consulenti tecnici: Maurizio Orsini, per la parte più tecnica, e Paolo Rivella, per l’esame approfondito delle responsabilità del Gruppo Ferrovie e del suo amministratore delegato - all’epoca dei fatti- Moretti. Mettendo in luce - sottolinea Carloni - che il tema delle responsabilità di Moretti e della holding «riguarda un modo di gestione del Gruppo Fs».
Ed è lo stesso Rivella - viene ricordato nell’appello - a dichiarare, nell’aula del dibattimento: «Questa influenza della capogruppo è così frequente e così intercalata nell’attività della controllata che quasi mi viene da dire che Trenitalia ed Rfi non sono neppure delle partecipate influenza dalla capogruppo, ma sono degli uffici distaccati, sono delle divisioni della capogruppo».
E se i giudici non hanno condannato Moretti in qualità di manager di Fs ritenendo di non avere elementi per certificare un suo ruolo diretto - in quella vesta - con i processi di sicurezza dell’azienda, Dalle Luche è invece di diverso avviso: «Ci sono atti che manifestano l’ingerenza in materia di sicurezza». Tanto che a pagina 20 del ricorso si portano elementi dimostrativi del fatto che «Fs (poi Fsi) ha il potere di ordinare a Trenitalia la modifica di una procedura di sicurezza, prima che questa sia implementata». Insomma - scrivono i quattro avvocati - «Trenitalia deve ottenere il “benestare definitivo” di Fsi prima di implementare una procedura di sicurezza».
La tesi accusatoria della Procura di Lucca che l’appello in questione torna a ribadire con forza è così sintetizzata: «È evidente come l’ingegnere Mauro Moretti, all’epoca dei fatti, non solo si presentasse come amministratore di fatto delle società controllate, ma altresì rivestisse la qualifica di datore di lavoro in quanto titolare di quel potere di decisione e, soprattutto, di spesa. Che, per giurisprudenza costante, individuano chi ricopra detto ruolo come ben ci ricorda la sentenza “Thyssengroup”».
Insomma - è la conclusione che Marzaduri, Carloni, Antonini e Dalle Luche mettono sul tavolo dei giudici della Corte d’Appello di Firenze - «ogni singolo investimento - anche e soprattutto quelli relativi alla sicurezza - veniva validato ed autorizzato dall’ingegner Moretti, come ogni decisione in materia di stipula di contratti, licenziamenti, scelta del management, bisogni finanziari delle società del Gruppo Fs».
Anche la Procura di Lucca ha presentato appello e ai giudici della Corte di Firenze è stata presentata la richiesta che i due pm che hanno lavorato per otto lunghissimi anni tra indagini e sentenza di prima grado (Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) vengano applicati per il processo in appello, data la complessità della materia, dal punto di vista tecnico ancora prima che da quello prettamente giuridico.
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Quella del Tribunale di Lucca - spiega il professore Marzaduri - è una sentenza che ci dà ragione al 95%. Riconoscendo la qualificazione giuridica dell’incidente come infortunio sul lavoro. Lo stesso ruolo di Moretti è legato a tutto questo».
Nel corso dei tre anni di dibattimento al Polo fieristico di Lucca, lo studio Carloni-Marzaduri, con il quale hanno collaborato Antonini e Dalle Luche, ha messo in campo due consulenti tecnici: Maurizio Orsini, per la parte più tecnica, e Paolo Rivella, per l’esame approfondito delle responsabilità del Gruppo Ferrovie e del suo amministratore delegato - all’epoca dei fatti- Moretti. Mettendo in luce - sottolinea Carloni - che il tema delle responsabilità di Moretti e della holding «riguarda un modo di gestione del Gruppo Fs».
Ed è lo stesso Rivella - viene ricordato nell’appello - a dichiarare, nell’aula del dibattimento: «Questa influenza della capogruppo è così frequente e così intercalata nell’attività della controllata che quasi mi viene da dire che Trenitalia ed Rfi non sono neppure delle partecipate influenza dalla capogruppo, ma sono degli uffici distaccati, sono delle divisioni della capogruppo».
E se i giudici non hanno condannato Moretti in qualità di manager di Fs ritenendo di non avere elementi per certificare un suo ruolo diretto - in quella vesta - con i processi di sicurezza dell’azienda, Dalle Luche è invece di diverso avviso: «Ci sono atti che manifestano l’ingerenza in materia di sicurezza». Tanto che a pagina 20 del ricorso si portano elementi dimostrativi del fatto che «Fs (poi Fsi) ha il potere di ordinare a Trenitalia la modifica di una procedura di sicurezza, prima che questa sia implementata». Insomma - scrivono i quattro avvocati - «Trenitalia deve ottenere il “benestare definitivo” di Fsi prima di implementare una procedura di sicurezza».
La tesi accusatoria della Procura di Lucca che l’appello in questione torna a ribadire con forza è così sintetizzata: «È evidente come l’ingegnere Mauro Moretti, all’epoca dei fatti, non solo si presentasse come amministratore di fatto delle società controllate, ma altresì rivestisse la qualifica di datore di lavoro in quanto titolare di quel potere di decisione e, soprattutto, di spesa. Che, per giurisprudenza costante, individuano chi ricopra detto ruolo come ben ci ricorda la sentenza “Thyssengroup”».
Insomma - è la conclusione che Marzaduri, Carloni, Antonini e Dalle Luche mettono sul tavolo dei giudici della Corte d’Appello di Firenze - «ogni singolo investimento - anche e soprattutto quelli relativi alla sicurezza - veniva validato ed autorizzato dall’ingegner Moretti, come ogni decisione in materia di stipula di contratti, licenziamenti, scelta del management, bisogni finanziari delle società del Gruppo Fs».
Anche la Procura di Lucca ha presentato appello e ai giudici della Corte di Firenze è stata presentata la richiesta che i due pm che hanno lavorato per otto lunghissimi anni tra indagini e sentenza di prima grado (Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino) vengano applicati per il processo in appello, data la complessità della materia, dal punto di vista tecnico ancora prima che da quello prettamente giuridico.
Donatella Francesconi
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