Sicurezza
Per salvare bambini vendono gioielli ricavati dalle bombe
Viareggio, Massimo e Serena aiutano così la popolazione del Laos: «Là manca tutto, anche l’acqua. E si muore saltando in aria»
VIAREGGIO. Ci sono posti, nel mondo, dove l’acqua non c’è. Devi fare dai cinque ai dieci chilometri di cammino per andare a prenderla, attraversando campi dove i piedi sfiorano bombe che dormono. E che sono pronte a svegliarsi. Se non salti in aria, e alla fine trovi l’acqua, sai già che non è buona: è sporca e piena di batteri, può farti morire se non la metti a bollire. Da queste parti del mondo, se sei un bambino anche molto piccolo, i genitori non stanno quasi mai con te. Perché devono andare a lavorare nei campi: se non lo fanno, tutta la tua famiglia muore di fame. Così i più grandi devono accudire i fratellini. Niente scuola, né altro. Bisogna sopravvivere.
È in un villaggio come questo, in una vita come questa, nel cuore del Laos (Sudest dell’Asia), che Massimo Moriconi e Serena Bacherotti, marito e moglie viareggini, hanno vissuto un’esperienza di quelle che ti cambiano. Anche se sei già un tipo originale come loro. «Tre settimane con la sveglia che ti dà la temperatura a zero gradi. Senza riscaldamento né servizi igienici, poi al lavoro per costruire una scuola. Il cibo? Devi procurartelo, magari andando a pesca. Per fortuna la sera ci invitavano loro», raccontano Massimo e Serena. I due, assieme al medico Claudio Pardini, hanno fondato un’associazione, la “Ink for Charity”. Che si basa su un progetto all’apparenza complesso, ma in realtà semplice: acquistano monili realizzati dagli artigiani del Laos con l’alluminio delle bombe sminate; li rifiniscono a Viareggio, con la collaborazione della gioielleria di Francesca Barbarani in via Fratti. E poi li vendono, direttamente o sul proprio sito web (www.nowarfactory.com) curato da Valentina Ragozzino. Il prezzo dei gioielli? Dai 10 ai 60 euro.
«Per ora il 10% del ricavato torna nel Laos – spiegano – il resto ci serve per le spese e per provare a far decollare questo progetto. Non vogliamo arricchirci, le cifre in questione non lo permetterebbero comunque». Le donazioni servono a favorire lo sminamento del Laos e ad acquistare filtri per la pulizia dell’acqua, che come detto è il problema principale. «Questi filtri costano 100 dollari l’uno, circa 80 euro. È una cifra piuttosto alta, ma purtroppo c’è una multinazionale che ha il monopolio».
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Serena e Massimo hanno conosciuto il Sudest asiatico nel 2010, in un viaggio di tre mesi coi genitori. A loro è sempre piaciuto affrontare avventure in Paesi in situazioni difficili. «Diciamo che non ci siamo fatti mancare esperienze toste, a partire dal Sudamerica e passando per Messico e Guatemala. Inizialmente – dicono – eravamo in Cambogia, dove abbiamo contribuito a costruire un orfanotrofio. Dopo qualche tempo abbiamo deciso di spostarci sul Laos. Un Paese dove manca tutto». Il Sudest asiatico è ormai mèta turistica consolidata: si pensi a Thailandia e Vietnam. «Ma qui parliamo di un’altra realtà, lontana da quello che possiamo immaginare. Una realtà fatta di villaggi, di case di bambù, di bisogni fatti nella foresta».
È facendo questa vita che cambia il modo di vedere le cose. «È qualcosa che senti dentro, che non si può spiegare e che ognuno vive a modo suo. Noi, in tre settimane, abbiamo vissuto con loro e come loro. Ci hanno accolto come membri della comunità, condividendo quel poco che avevano. Per noi andavano anche a pesca, per fortuna... È stata un’immersione in una dimensione che ti fa sentire con chiarezza ciò che vuoi. E che ti fa stare in pace con te stesso». È per questo che Serena e Massimo hanno deciso di aiutare la popolazione di quei villaggi. «Il nostro è un progetto con cui sentiamo di contribuire a migliorare la loro vita. Lo vediamo con i nostri occhi ed è la migliore garanzia». Un progetto a cui crede anche Emergency, che a Natale venderà i gioielli di Serena e Massimo nei negozi di 13 città in Italia.
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