Il Tirreno

Versilia

Roberto Barni: gli uomini in bronzo in equilibrio nel cuore della Piccola Atene

di Luca Basile
Roberto Barni: gli uomini in bronzo in equilibrio nel cuore della Piccola Atene

Inaugurata l’esposizione dell’artista pistoiese dal titolo evocativo “Le cose vogliono esistere". La mostra, arricchita da altre opere su tela e carta, si articola tra Piazza Duomo, la chiesa e il chiostro di Sant’Agostino

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PIETRASANTA. Sono silenziosi e immobili gli “uomini” in bronzo realizzati da Roberto Barni. Quel piccolo esercito «seriale e inespressivo che si muove attraverso un’inquietudine di fondo» – come si legge nel catalogo di presentazione sarà protagonista della mostra di Natale nel centro storico di Pietrasanta. Una rassegna al alto impatto visivo, che non lascerà indifferente per la sua originalità d’assieme, il visitatore.

Sculture. Diciassette le grandi sculture in bronzo dell’artista pistoiese sospese fra piazza Duomo, la Chiesa e il Chiostro di Sant’Agostino arricchite, negli ambienti interni, da altre opere, “sceneggiate” su tela e su carta. Per un’esposizione, che renderà ancora più caratterizzante il periodo delle festività all’interno delle mura cittadine, che proseguirà fino al 25 febbraio.

Barni. Una mostra personale, quella di Barni, dal titolo evocativo, “Le cose vogliono esistere”, proposte tutte insieme, all’interno dello stesso contesto, per la prima volta «perché tra l’esserci e il non esserci sono proprie le entità, in questo caso le sculture, che decidono di essere presenti» spiega Barni che aggiunge: «Pietrasanta è una grande realtà, per gli artisti che scelgono di presentare qui le loro opere, per le fonderie e gli artigiani del marmo, un luogo straordinario e con la mia mostra spero di esserne all’altezza. La frequento sin da bambino, Marina di Pietrasanta – confida l’artista– è il mio mare, ma questa cittadina ha qualcosa di unico, il sublime della sua architettura è piacevole e affabile. Con il mio lavoro spero di inserirmi in questa bellezza, di creare un dialogo, del resto tutta la mia arte si fonda su un dialogo con la storia, con il proprio trascorso, con la natura e ciò che ci circonda. In un’epoca in cui l’arte vuole sparare grosso, io scelgo di fare quattro chiacchiere». Nel domani, forse prossimo, di Barni, c’è già un nuovo progetto. «Ho lavorato con le fonderie, ma purtroppo non sono ancora riuscito a cimentarmi con il marmo. La tentazione è grande, mi piacerebbe moltissimo e chissà che non ci provi. Avrei molte idee».

La piazza e il S.Agostino. In piazza Duomo, cuore pulsante della rassegna, sono state posizionate sei sculture monumentali: opere che hanno accompagnato tutta la poetica artistica recente di Barni, riscuotendo importanti consensi, nei mesi scorsi, nella Basilica di Santa Maria dei Frari durante la Biennale di Venezia. Di altrettanto grande impatto, visivo e suggestivo, anche quanto proposto nel complesso di S. Agostino «dove appaiono uomini in un cestino, “Capogiri d’Oro” del 2017, e nel Chiostro la celeberrima “Atto muto” . E visto che le sculture – si legge in una nota – parimenti alle cose, vogliono esistere, trovano spazio, come apparizioni, “Adagio” , che si manifesta nel giardino di Sant’Agostino, “Remar Contro” o “N. S. C” nella Chiesa di Sant’Agostino».

Catalogo. A corredo delle opere, come detto, il catalogo della mostra con testi di Alberto Boatto ed Enrico Mattei. «La mia curiosità – scrive Mattei – riguardo alla ricerca scultorea di Roberto Barni è sempre stata indirizzata sulle situazioni imbarazzanti dei suoi uomini, il comune denominatore di queste sculture è il loro stile, che non è quello di farsi riconoscere, bensì per conoscere, come ci spiega l’artista. Sulla loro pelle si legge l’impronta della mano di Roberto che diventa la sua resistenza al vuoto». Nelle opere di Barni «l’uomo ha cessato di possedere il privilegio di un’individualità – è il pensiero di Boatto – di una fisionomia riconducibile a una persona singola, per presentarsi col profilo assottigliato di un emblema anonimo costantemente affaccendato e in cammino, senza appartenere alla quantità, alla folla accalcata delle grandi metropoli, alla massa manipolabile degli utenti». Per una mostra che, ancora una volta, così come tradizione, pone Pietrasanta al centro della realtà artistica contemporanea.

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