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Sempre più difficile il rapporto tra aziende e banche per il credito

Sempre più difficile il rapporto tra aziende e banche per il credito

VIAREGGIO. Sempre più difficile il rapporto tra banche e imprese. Ne è convinto Gianfranco Antognoli, ex manager di Monte dei Paschi che analizza la difficoltà di accesso al credito. «L’attuale...

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VIAREGGIO. Sempre più difficile il rapporto tra banche e imprese. Ne è convinto Gianfranco Antognoli, ex manager di Monte dei Paschi che analizza la difficoltà di accesso al credito.

«L’attuale situazione delle piccole e medie imprese è caratterizzata da una crescente difficoltà di accesso al credito, dovuta principalmente al basso livello di capitalizzazione, al contesto macroeconomico difficile e alla crisi di liquidità in corso che riguarda il Paese e in particolare la Toscana e la Versilia - afferma Antognoli - In questo contesto il rapporto con gli istituti di credito diventa sempre più complesso e articolato: le Pmi si interfacciano quotidianamente con gli intermediari bancari relativamente alle tematiche di concessione, gestione e recupero crediti entrando in contatto con una realtà complessa, non sempre trasparente e “distante” , che utilizza strumenti fuori dalla loro area di competenza delle Pmi (es. rating, assorbimenti di capitale, eccetera) . È diventato sempre più rischioso per un privato trattare da solo con la banca. Rischia purtroppo di non risolvere il suo problema o di andare incontro, se va bene, a condizioni più onerose per lui».

«È proprio in questo contesto - prosegue - che oggigiorno si sta sempre più affermando la figura di quello che si può chiamare il consulente del credito, ossia un professionista che ha le competenze e le professionalità per supportare le imprese nel dialogo con il loro socio più importante: la propria banca. Queste figure non rappresentano un’alternativa al professionista/commercialista/avvocato dell’azienda, bensì un partner complementare che ottimizza il lavoro dei professionisti che già lavorano con l’imprenditore. Sono dunque collaboratori di commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro e la loro specificità è aggiuntiva e non sostitutiva, oltre che temporanea. La motivazione principale per cui le Pmi si rivolgono a questi professionisti è sicuramente la difficoltà di accesso al credito, ragion per cui si ricerca una figura che sia in grado di fornire assistenza lungo tutto il percorso che porta alla stipula dei contratti di finanziamento. Ma non solo: le aziende per esempio potrebbero anche ricercare assistenza per ottenere un miglior rapporto con le banche, e quindi un’ottimizzazione delle condizioni e della struttura finanziaria, oppure per migliorare la gestione della propria liquidità, e quindi prevenire l’insorgenza delle crisi finanziarie e di liquidità. Anche un’impresa in piena saluta finanziaria e apparentemente ben “servita” dalle banche può fare un check-up che risulterà positivo per il suo conto economico. Il rapporto tra Banca e impresa che al giorno d’oggi rimane critico (purtroppo) possiamo dire che attraversa, dopo la crisi, un momento di maggior consapevolezza. Gli imprenditori capaci - conclude - sono ormai consapevoli che il periodo di una crescita esponenziale non tornerà più dopo la crisi del 2008/2009. Gli scenari di capacità di vendita senza limiti e progetti di investimenti sovradimensionati non sono più attuabili e neppure ipotizzabili. Il rapporto qualità-prezzo, le scelte tecnologiche, l’innovazione vera in dotazioni strumentali e materie prime che incrementino effettivamente il valore del prodotto finale creando marginalità all’azienda costituiscono le attuali necessità del mercato».



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