Il Tirreno

Versilia

A mezzo servizio il macchinario costato più di un milione all’Asl

Matteo Tuccini
A mezzo servizio il macchinario costato più di un milione all’Asl

L’angiografo dell’ospedale usato una volta a settimana: non c’è il personale per curare i casi urgenti.  Il vicepresidente della Regione Stefania Saccardi: «Saranno i tecnici a deciderne il destino, non io»

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VIAREGGIO. È costato più di un milione di euro all’Asl, quindi a noi. È stato fermo per mesi. Ora funziona, ma a mezzo servizio: solo una volta a settimana, per i casi programmati e non per le urgenze. Perché non c’è il personale in grado di coprire i turni h24.

Stiamo parlando dell’angiografo dell’ospedale Versilia, una delle questioni più burrascose che siano mai capitate nella sanità locale. Ora il caso torna al centro della polemica, perché in ospedale si continua a mugugnare: che cosa ci facciamo con un angiografo se non lo sfruttiamo al massimo?

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Al momento l’angiografo viene usato dal primario di radiologia Claudio Vignali per la cosiddetta radiologia interventistica. Ad esempio quella che consente l’embolizzazione, cioè la procedura che chiude le arterie. In generale è quello che fa l’angiografo: lavora sui vasi sanguigni, soprattutto a scopo cardiologico. Ma in questo momento, come detto, l’attività è ridotta alla cosiddetta “elezione”: si fanno, cioè sedute programmate con pazienti scelti, una volta a settimana. I casi che arrivano dal pronto soccorso, quindi urgenti, non possono essere trattati perché ci vorrebbe personale specifico in grado di coprire una turnazione 24 ore su 24. In ogni caso l’angiografo è una macchina complessa che ha bisogno, spiegava tempo fa lo stesso primario Vignali, di cinque persone: due medici, due infermieri e un tecnico. Una vera e propria equipe che il “Versilia” per ora non può allestire. Perché non c’è la quantità di personale adeguata.

Adesso cosa succederà? L’angiografo potrebbe essere sfruttato maggiormente, ma vorrebbe dire spendere molti più soldi di quanti ne sono già stati spesi finora. Perché l’apparecchio costa anche in manutenzione. Oppure potrebbe essere rimosso e destinato ad altri ospedali, qualora l’Asl ritenesse che non ha più senso tenerlo al “Versilia”. Di sicuro il caso è all’attenzione della Regione. Così il vicepresidente della giunta regionale Stefania Saccardi: «Non è la parte politica che deve decidere cosa fare dell’angiografo del “Versilia”: saranno i tecnici a valutarlo». Fu la stessa vicepresidente Saccardi, nell’ultima visita all’ospedale versiliese, a parlare dell’angiografo come di un vero e proprio caso. «L’acquisto fu deciso quando non c’ero io, a quel tempo la Versilia era un’Asl indipendente e capisco che fosse una scelta legata al possibile miglioramento dei servizi. Oggi una scelta del genere non sarebbe possibile».

Curiosità finale: un angiografo è stato acquistato di recente per l’ospedale di Pescia, di certo non più importante del “Versilia”. E anche in Valdinievole sono sorte polemiche, perché non ci sarebbe il personale adeguato per far funzionare la macchina.

 

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