Il Tirreno

Versilia

Taglio selvaggio dei pini: multe a sindaco e aziende

di Donatella Francesconi
Taglio selvaggio dei pini: multe a sindaco e aziende

Il Parco: abbattuti anche alberi che non avrebbero dovuto essere toccati Il caso del legname venduto: il contratto con il Comune prevede sia pesato

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VIAREGGIO. Si taglieranno ancora i pini della Macchia lucchese attaccati dal Matsucoccus, ma anche dagli insetti xilofagi, che si nutrono del legno delle piante rinsecchite. Come da nullaosta rilasciato dal Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli il 24 ottobre scorso. Nullaosta che fissa, però, regole ferree e controlli serrati.

Le sanzioni. Perché nella lunga vicenda del taglio dei pini ammalati saltano fuori, oggi, tre sanzioni di 1.215 euro ciascuna, comminate al sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro («in qualità di proprietario del terreno de sottobosco forestale»), e a Massimo Mencacci, «in qualità di titolare del nullaosta emanato con provvedimento 142/2017 per interventi di taglio alberi per prevenzione incendi boschivi), oltre che a Paolo Pompeo Massoni, «in qualità di esecutore dei lavori forestali».

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Sanzioni relative (si legge nel verbale di accertamento del 27 luglio scorso) all’intervento di taglio degli alberi nell’area boscata compresa tra via dei Comparini ed il viale Kennedy, adiacente la via del Balipedio, per una profondità di circa 20 metri lato mare e di circa 10 su entrambi i lati delle strade perpendicolari alla via del Balipedio, lato Ovest. «La ditta Massoni - si legge nel verbale del Parco - in piena coscienza e consapevole del comportamento messo in atto, eseguiva lavori di taglio in difformità del nullaosta dell’Ente Parco, tagliando essenze di pino marittimo e di pino domestico ancora in vegetazione».

Lo stop. Il 7 agosto è il direttore del Parco, Enrico Giunta, ad intervenire: «Da oggi - scrive - devono essere sospese tutte le richieste di rilascio di nullaosta per l’esecuzione di tagli forestali all’interno dell’area protetta del Parco. Eventuali lavori di taglio attualmente in esecuzione devono essere prontamente comunicati alla presidenza ed alla direzione del Parco, al fine di attivare nell’immediato le operazioni di controllo, tramite il personale di vigilanza, circa la rispondenza dei lavori medesimi al nullaosta rilasciato ed alle norme forestali vigenti».

Le prescrizioni. Numerose che le prescrizioni che ne sono seguite. A partire dalla comunicazione del Parco datata 13 settembre scorso. Con la quale Antonio Perfetti, funzionario coordinatore dell’area “Conservazione, educazione e promozione” dispone che per i lavori relativi alla prevenzioni antincendio boschivo nella Macchia Lucchese sia «necessario che il lavoro sia eseguito da un direttore tecnico (direttore dei lavori) designato dalla ditta e/o dall’amministrazione comunale, in possesso di adeguata formazione tecnica in ambito forestale».

Di più aggiunge il nullaosta di ottobre, disponendo che: «Prima dell’intervento dovrà essere presente sul posto personale dell’Ente Parco, al fine di verificare le caratteristiche dei mezzi in ogni fase del lavoro, la corretta comprensione dell’ubicazione delle lame e delle dimensioni dell’intervento. In particolare per gli interventi nelle zone retrostanti i locali di Viareggio (Marina di Levante) in quanto non cartografati nella richiesta». Inoltre, «la lama (zona depressa) immediatamente retrostante le strutture dovrà essere preservata sia dal transito dei mezzi che dal taglio, oltre che dal deposito anche temporaneo di materiali». Infine, «nel corso del taglio dovrà essere preservata tutta la vegetazione arborea ed arbustiva diversa dal pino marittimo. In particolare leccio, altre latifoglie e ginepro».

L’affare. Due imprese - si apprende dal verbale di accertamento e sanzioni del Parco - una titolare del nullaosta (la Mencacci di Torre del Lago) e l’altra (la Massoni Srl di Guamo) definita «esecutore dei lavori forestali». Ad avere dal 2016 un contratto con il Comune di Viareggio è la Mencacci. La Massoni ha invece risposto (unica azienda) alla domanda «finalizzata alla sola implementazione del servizio reso dalla ditta Mencacci ed esclusivamente per la parte relativa alla veicolazione del materiale legnoso destinato a biomassa». Il Comune, dal canto suo, «cede alla ditta Mencacci il materiale legnoso esclusivamente rimosso all’interno della pineta di Levante ». Ed è «volontà dell’azienda Mencacci trasferire alla ditta Mazzoni, che ne ha fatto espressamente richiesta, la parte legnosa destinata a biomassa».

Lo stesso contratto stabilisce (articolo 10) che «la ditta Mencacci si impegna a fornire ogni trimestre, all’ufficio Protezione civile del Comune di Viareggio, un report quantitativo del materiale legnoso asportato, tipo di materiale e la parte destinata alla Massoni Srl».

La stessa azienda che l’8 settembre scorso scrive a Giuliano Pardini, responsabile Protezione civile del Comune di Viareggio di aver «eseguito per conto dell’azienda Mencacci il lavoro di realizzazione fascia parafuoco antincendio in via del Balipedio». In seguito a questo intervento, «il materiale legnoso trasformato in cippato che è stato retratto ammonta approssimativamente a 1.000 tonnellate». Ovvero, «all’incirca 35 autotreni per una media di circa 29 tonnellate ciascuno». Il legale rappresentante dell’azienda, Paolo Massoni, conclude: «Non avendo obblighi di pesatura, il cippato è stato direttamente trasportato sulla banchina del porto di Livorno, dove è stato stoccato per poi essere successivamente imbarcato». Destinazione l’acquirente del legname. La domanda del presidente di Italia Nostra, Antonio Dalle Mura è inevitabile: «Ed il report quantitativo previsto dall’articolo 10 del contratto con il Comune? Si fa a spanne, senza pesare?».
 

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