Sicurezza
Segherie tutte chiuse in Versilia Protestano mille operai
VERSILIA. Per il governo, il loro, non è nemmeno un lavoro pesante. Sono finiti infatti nell’elenco delle professioni per cui non scatterà l’aumento automatico della pensione a 67 anni le ostetriche,...
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VERSILIA. Per il governo, il loro, non è nemmeno un lavoro pesante. Sono finiti infatti nell’elenco delle professioni per cui non scatterà l’aumento automatico della pensione a 67 anni le ostetriche, le infermiere e gli infermieri con il turno notturno, le maestre d’asilo. Ma gli operai delle segherie del marmo no. Per loro, la possibilità di andare in pensione un po’ prima degli altri è una chimera. Per questo, ieri mattina, non è stato così difficile mettere i picchetti ai laboratori della Versilia e scendere in piazza. Segherie tutte chiuse. Non un blocco di marmo è stato tagliato in tutto il giorno, non una lastra è stata lucidata. Ieri era il giorno della protesta per i diritti acquisiti dopo anni di battaglie e poi svaniti nei mille rivoli delle riforme.
«Non è possibile che un lavoratore del marmo dei laboratori del piano debba andare in pensione dal 2019 con 43 anni e tre mesi di contributi o con 67 anni di età. È ingiusto e pretendiamo che da subito l’esecutivo accolga questa istanza», spiega Leonardo Quadrelli della Fillea Cgil di Lucca.
In Versilia si parla di mille operai delle segherie che andranno in pensione non prima dei 67 anni. Certo, non va meglio per chi lavora al monte. È sì vero che i cavatori rientrano nell’elenco dei lavori gravosi che hanno diritto all’Ape social, ma – ecco la fregatura – potranno averne diritto se e soltanto se precoci. Cosa significa? Che, in ogni caso, dovranno spaccarsi la schiena anche 40 anni in cava, d’inverno, d’estate, nei piazzali, al buio delle gallerie.
«Ad oggi nessun cavatore precoce – si legge in una nota della Fillea Cgil –che ha maturato il diritto alla pensione da gennaio 2017 in poi è stato ancora mandato in pensione per un rimpallo di responsabilità tra Inps e governo. È una presa in giro per quei lavoratori. I lavori non sono tutti uguali e pertanto per il loro lavoro gravoso, faticoso e usurante vanno trovate le risorse per andare in pensione prima».
I lavoratori, con lo sciopero di ieri, chiedevano il superamento della legge Fornero «ritenuta una riforma fatta solo per fare cassa scaricando sui lavoratori il risanamento dei conti pubblici», dice la Fillea Cgil e invitano adesso «le forze politiche che si candideranno alla guida del paese tra pochi mesi a dire, senza se e senza ma, se queste richieste intendono tramutarle in legge».
La protesta nelle segherie della Versilia ha raggiunto forse il massimo storico. Segno che le paure sono tante e la voglia di stare insieme nella rivendicazione dei diritti altrettanta. «Hanno aderito il cento per cento dei laboratori e anche al monte hanno dato la loro adesione – dice Quadrelli –. È con soddisfazione che comunichiamo la grande adesione dei lavoratori del marmo della provincia di Lucca allo sciopero di otto ore indetto per la giornata di oggi sul tema delle pensioni». E chissà che non ne seguano altri.
Melania Carnevali
«Non è possibile che un lavoratore del marmo dei laboratori del piano debba andare in pensione dal 2019 con 43 anni e tre mesi di contributi o con 67 anni di età. È ingiusto e pretendiamo che da subito l’esecutivo accolga questa istanza», spiega Leonardo Quadrelli della Fillea Cgil di Lucca.
In Versilia si parla di mille operai delle segherie che andranno in pensione non prima dei 67 anni. Certo, non va meglio per chi lavora al monte. È sì vero che i cavatori rientrano nell’elenco dei lavori gravosi che hanno diritto all’Ape social, ma – ecco la fregatura – potranno averne diritto se e soltanto se precoci. Cosa significa? Che, in ogni caso, dovranno spaccarsi la schiena anche 40 anni in cava, d’inverno, d’estate, nei piazzali, al buio delle gallerie.
«Ad oggi nessun cavatore precoce – si legge in una nota della Fillea Cgil –che ha maturato il diritto alla pensione da gennaio 2017 in poi è stato ancora mandato in pensione per un rimpallo di responsabilità tra Inps e governo. È una presa in giro per quei lavoratori. I lavori non sono tutti uguali e pertanto per il loro lavoro gravoso, faticoso e usurante vanno trovate le risorse per andare in pensione prima».
I lavoratori, con lo sciopero di ieri, chiedevano il superamento della legge Fornero «ritenuta una riforma fatta solo per fare cassa scaricando sui lavoratori il risanamento dei conti pubblici», dice la Fillea Cgil e invitano adesso «le forze politiche che si candideranno alla guida del paese tra pochi mesi a dire, senza se e senza ma, se queste richieste intendono tramutarle in legge».
La protesta nelle segherie della Versilia ha raggiunto forse il massimo storico. Segno che le paure sono tante e la voglia di stare insieme nella rivendicazione dei diritti altrettanta. «Hanno aderito il cento per cento dei laboratori e anche al monte hanno dato la loro adesione – dice Quadrelli –. È con soddisfazione che comunichiamo la grande adesione dei lavoratori del marmo della provincia di Lucca allo sciopero di otto ore indetto per la giornata di oggi sul tema delle pensioni». E chissà che non ne seguano altri.
Melania Carnevali
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