Sicurezza
Matteo Renzi alla Cittadella fra amarcord e battute
L’ex premier si abbandona ai ricordi giovanili e scherza con i carristi. Poi prende appunti sui problemi ancora da risolvere del Carnevale
VIAREGGIO. «Ricordo quando venivo a Viareggio da ragazzino. Avevamo una casa vicino al porto e io andavo sempre a mangiare la pizza da Athos in Passeggiata. Per me era una tappa fissa». Certo, ci sarà anche un pizzico di piaggeria da campagna elettorale nelle immagini-amarcord che Matteo Renzi snocciola durante la sua tappa in treno a Viareggio. Ma non c’è dubbio che il segretario del Pd da queste parti si senta davvero un po’ a casa. «Viareggio, per me, è un luogo dell’anima», sottolinea. A ricordarglielo - semmai ce ne fosse stato bisogno - ci pensa anche una signora non appena l’ex premier scende dal treno, quando gli consegna un pacco di foto dove è ritratta la nonna. «La nonna di Viareggio», chiosa Renzi.
Naturalmente le due ore trascorse in città nella sua giornata tutta dedicata alla Toscana litoranea servono anche e soprattutto per incontri politico-istituzionali. E l’ex sindaco di Firenze sceglie come location per intrecciare rapporti e cucire alleanze proprio la Cittadella del Carnevale. Un po’ perché - come lui stesso dice - è uno dei simboli di Viareggio. Un po’ perché - ma questo non lo ammette - qui gioca davvero in casa: la presidente Marialina Marcucci è infatti la sorella del senatore Andrea Marcucci che a Roma si sta sempre più ritagliando un ruolo di fedelissimo di Renzi (mentre i rapporti col sindaco Giorgio Del Ghingaro - che strizza l’occhio un po’ al Pd e un po’ al governatore Rossi - sono assai più ambigui, anche se il primo cittadino è presente e partecipe alla visita in Cittadella).
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Alchimie politiche a parte, il segretario del Pd viene alla Cittadella «soprattutto per ascoltare». E Marialina Marcucci - che si intrattiene con lui insieme ad una rappresentanza di carristi - gli elenca una serie di problemi da risolvere: dalla necessità di una maggiore promozione del Carnevale a livello internazionale alla defiscalizzazione delle imprese artigiane che lavorano nel mondo della cartapesta, dalla necessità di alleggerire il peso di balzelli che gravano sui bilanci della Fondazione come quello dei diritti d’autore (leggi Siae) fino alla necessità di adeguare norme rigidissime come ad esempio quelle sulla sicurezza ad una realtà particolarissima come quella dei carri mascherati.
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Renzi prende appunti. Poi ha scherza con i carristi. Per esempio con Umberto Cinquini che gli ricorda come un paio di anni fa lo abbia fatto nascere dal ventre di Angela Merkel («E ora chi glielo spiega a mia madre», replica lui). Mentre a Fabrizio Galli e a Massimo Breschi chiede qualche anticipazione sui loro carri che sfileranno a gennaio. E a chi gli fa notare che sui carri c’è sempre meno politica e dunque sempre meno Renzi, lui risponde: «Considerato come mi hanno trattato i carristi in passato, se il prossimo anno sarò poco rappresentato sui carri del Carnevale di Viareggio non è che poi mi dispiaccia».
Poi prima di andarsene, a Renzi consegnano due doni: una caricatura che lo ritrae con un tricolore in mano consegnatagli dal mascheratista Devis Serra e un vassoio di budini di riso di Galliano. Proprio quest’ultimo cadeau fa riaprire al segretario Pd la valigia dei ricordi. «Vi svelo un aneddoto: quando mi sono diplomato, per festeggiare l’evento, ho preso mia moglie Agnese e l’ho portata qui a Viareggio per mangiarci due budini di riso da Galliano». E se ne gusta uno appena sfornato. Il congedo da Viareggio non poteva essere più dolce...
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