Sicurezza
Archiviato il caso del pavone morto
Per la Procura non ci fu dolo eventuale nel decesso dell’esemplare femmina la laghetto dei cigni
VIAREGGIO. L’immagine dell’esemplare di pavone femmina trovato morto all’alba nel laghetto dei cigni ha segnato l’estate viareggina. Con il sindaco Giorgio Del Ghingaro e l’assessore Gabriele Tomei iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Lucca (sostituto Procuratore Elena Leone) che aveva aperto un fascicolo ipotizzando il reato di «maltrattamento animali in concorso»(articolo 544 ter del codice penale). Fascicolo che oggi si chiude con un dispositivo di archiviazione per assenza di dolo eventuale. Tanto che anche gi accertamenti compiuti dalla Asl - così le motivazioni per la chiusura del caso - non hanno rilevato il nesso di casualità tra le condizioni in cui viveva l’animale ed il suo decesso. Insomma, niente prova - così la Procura - che a provocare la morte della femmina della coppia di pavoni che l’amministrazione comunale aveva scelto di far vivere al laghetto dei cigni recuperato, sia stato proprio il vivere in pineta, ad un passo dall’acqua nella quale l’animale fu trovato morto.
Il maschio - che per un’intera giornata gridò cercando la compagna - fu prelevato dal laghetto dalle guardie volontarie dell’associazione “Kronos” e trasferito nel grande spazio a disposizione dell’associazione “l’uovo di Colombo”. Non senza polemiche dure con l’amministrazione comunale e con l’assessore Sandra Mei che aveva la delega agli animali al momento dei lavori effettuati al laghetto prima dell’estate. Quando l’animale è morto, invece, la delega era appena passata nelle mani di Gabriele Tomei.
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Nel ricostruire la vicenda che oggi trova una fine - salvo opposizioni all’archiviazione che potrebbero arrivare - senza che sia definito cosa causò la morte della femmina di pavone, non si possono non ricordare le prescrizioni dell’Azienda sanitaria al Comune. L’ambiente acquaceo non è adatto ai pavoni che non sono palmipedi e dunque non sono dotati di zampe adatte all’acqua, oltre che alla terraferma. Tanto che perfino nella struttura in muratura del laghetto la Asl prescriveva venisse messa della sabbia asciutta. Quando l’animale è morto, alle prescrizioni il Comune non aveva ancora adempiuto.
Un quadro generale che - secondo la Procura di Lucca oggi retta da Pietro Suchan - non è stato però sufficiente a individuare un dolo nella morte dell’animale.
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