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Addio a Gustavo Rontani l’imprenditore partigiano

di Cesare Bonifazi
Addio a Gustavo Rontani l’imprenditore partigiano

È stato un simbolo non solo per Massarosa ma per tutta l’industria lucchese Aveva 96 anni: per due volte ha guidato l’Associazione industriali di Lucca

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MASSAROSA. Si è spento uno dei simboli dell’economia massarosese: Gustavo Rontani, 96 anni. È stato imprenditore e partigiano.


Nato nel 1921 a Bozzano, Rontani da giovanissimo entra a far parte degli Allievi Ufficiali e parte in guerra per l’Albania e la Macedonia. Torna nel 43 e subito si arruola nella Resistenza, prima in Lunigiana, poi sulle Apuane, diventando comandante di un reparto della X Brigata. La storia imprenditoriale di Rontani inizia invece nel 1954 quando alla morte del padre era succeduto alla guida dell’azienda Apice di Bozzano. Con la collaborazione del fratello e del cognato si espande rapidamente arrivando agli inizi degli anni ’60 a dar lavoro ad oltre mille dipendenti ed occupando il secondo posto nella graduatoria dei calzaturifici italiani. Agli inizi degli anni ’70, per divergenze con gli altri soci, decide di cedere il suo pacchetto azionario e di dar vita alla Rontani spa e realizza a Monsagrati uno stabilimento dotato di impianti tecnologicamente avanzati per la produzione di calzature in pvc.

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La società ha un rapido sviluppo grazie alle doti e capacità imprenditoriali del suo fondatore e sa conquistarsi da subito la fiducia dei mercati nazionali ed esteri e raggiungere ben presto posizioni di azienda leader nel settore a livello europeo. L’attività della Rontani va avanti fino alla metà del 2008 quando Gustavo decide di ritirarsi, cedendo la proprietà dell’azienda. Rontani è stato presidente di Assindustria Lucca una prima volta dal 1971 al 1978 e poi di nuovo dal 1984 al 1990.

È stato inoltre un testimone delle vicende storiche del difficile periodo della guerra di Liberazione. Fu infatti un partigiano: passò undici mesi facendo azioni nel territorio massarosese e versiliese. Fu Rontani l’unico sopravvissuto a quel tragico 28 agosto 1944 quando Giancarlo “Beppe” Taddei e Ciro “Chittò” Bertini, rispettivamente comandante e vicecomandante della Garosi, usciti in ricognizione disarmati per evitare rappresaglie, furono uccisi dai nazisti a Col de’ Lanci. Di questa esperienza restano numerose pagine all’interno della sua biografia “L’Aquilone. Storia autobiografica di un imprenditore del XX secolo”, in cui vengono conservate numerose memorie dell’epoca e della sua vita da imprenditore.

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