Il dolore
Caprai fa causa al Comune chiede 4 milioni di risarcimento
L’imprenditore ideatore dei braccialetti Cruciani cita in giudizio l’ex sindaco Buratti per la vicenda della boutique che avrebbe dovuto aprire al piano terra di Palazzo Quartieri
FORTE DEI MARMI. Oltre quattro milioni di euro per il materiale comprato e mai venduto, per i profitti mancati, la pubblicità di un negozio mai esistito, le spese per l’assistenza tecnica, quelle per il bando, per l’acquisto di un ramo di azienda che gli avrebbe permesso lo svolgimento dell’attività, e gli arredi, l’apertura di un nuovo negozio, le imposte sul contratto di locazione. È la maxi richiesta di risarcimento danni fatta al tribunale di Lucca da Luca Caprai, ideatore dei braccialetti in macramè di Cruciani e fondatore del brand Semiramide, che lo scorso anno avrebbe dovuto aprire il suo negozio a palazzo Quartieri.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.14625603:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2016/12/27/news/caprai-all-attacco-il-rischio-e-che-paghino-i-fortemarmini-1.14625603]]
Un sogno commerciale finito tra le carte bollate e poi nel nulla, per cui adesso l’imprenditore umbro cita a giudizio il Comune di Forte dei Marmi, rappresentato dall’ex sindaco Umberto Buratti, chiedendo la restituzione di una cifra a dir poco onerosa per le casse comunali: quattro milioni e ottantamila euro. Questa perlomeno è la cifra calcolata dalla perizia del commercialista Enrico Pernigotto.
«Abbiamo fatto fare una perizia ed è possibile che la cifra sia inferiore a quella calcolata inizialmente, ma è evidente che ho perso tanto per colpa di questa operazione» commenta Caprai al telefono da Dubai dove si è trasferito da quattro mesi e dove si è reinventato nel business delle soft commodities, ossia le materie prime non metallurgiche (arance, soja, mais). «Sai – racconta – arriva un momento in cui uno deve scegliere se continuare a stare male o rifarsi una vita. Bene, ho scelto la seconda. Sono italiano e amo profondamente l’Italia. Ma il paese sta dando il peggio di sé e la mia brutta esperienza con quel Comune (Forte dei Marmi, ndr) ne è la prova. Sono stato tradito».
La sua disavventura inizia nel settembre del 2015, quando il Comune di Forte dei Marmi apre il bando per dare in affitto il piano terra di palazzo Quartieri. Caprai si aggiudica l’asta alla seconda chiamata (la prima è andata deserta) per una cifra pari a 141mila euro. Imprenditore e Comune stipulano quindi un contratto con cui il primo si impegna a restaurare il palazzo (dove al primo piano sarebbe stata trasferita poi la biblioteca comunale) e in cambio avrebbe potuto aprire al piano terra la sua boutique per lanciare il nuovo brand di felpe (Semiramide), pagando un affitto annuale di circa duecentomila euro per dodici anni.
Caprai versa subito i duecentomila euro e contemporaneamente intavola una trattativa commerciale con una società internazionale per la stipula di un contratto di collaborazione tipo “corner shop”, un negozio dentro il negozio. Nel frattempo però la ditta incaricata per i lavori da Caprai, la Impresa Sette srl, segnala sull’edificio da ristrutturare problematiche non indicate nel bando di gara, come un’infiltrazione d’acqua e stanze ancora da sgomberare. E così i lavori rallentano. Siamo a gennaio. Poco dopo si arenano del tutto. A maggio, Caprai scopre attraverso i giornali che per i lavori manca il parere della Sovrintendenza che il Comune avrebbe dovuto chiedere prima dell’asta ma che ha inoltrato solo ad aprile.
La questione viene affrontata dal Comune e Caprai l’8 luglio 2016: c’è anche una registrazione nella quale l’amministrazione dichiara nullo il contratto e propone un accordo transattivo. Poi però il dietrofront: l’amministrazione ci ripensa e ad agosto invita Caprai a cominciare i lavori pena la rescissione dello stesso con relativa richiesta danni. Nel frattempo, però, l’imprenditore dei bracciali di lusso aveva già iniziato i lavori per un negozio di ripiego in via Carducci (inaugurato il 16 luglio e chiuso poco dopo) e aveva già tirato i remi in barca su palazzo Quartieri.
Il Comune restituisce i 200mila euro del contratto di locazione ma l’imprenditore chiede di più: le spese vive e gli introiti mancati. In tutto sette milioni di euro. La negoziazione arriva a maggio scorso alla Camera di commercio di Lucca ma salta: il Comune si rifiuta di pagare. «L’ho sempre detto che avrei fatto causa e la sto facendo» commenta Caprai.
L’atto di citazione è stato notificato venerdì al Comune. L’udienza si terrà il 15 febbraio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
