Gioco
Paolino l’artista «Gol al Livorno, emozione unica»
di ANDREA CHIAVACCI
Cinque anni con la maglia nerazzurra e una grande passione per la sua squadra del cuore che coltiva ancora oggi da tifoso. Paolo Andreotti, nel Pisa 149 presenze e 34 gol dal 1995 al 2000, è stato...
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Cinque anni con la maglia nerazzurra e una grande passione per la sua squadra del cuore che coltiva ancora oggi da tifoso. Paolo Andreotti, nel Pisa 149 presenze e 34 gol dal 1995 al 2000, è stato uno dei giocatori più amati dalla tifoseria. Tanto che in Curva Nord campeggiava un due aste dove indossava la corona di Re. Andreotti oggi ci parla a tutto tondo del derby di oggi e di quelli di non troppi anni fa. Partiamo dall’attualità e dal problema più scottante in vista della sfida di domani.
Si poteva gestire meglio il "caso capienza" dell’Arena Garibaldi?
«Non voglio entrare nel merito ma i derby che ho giocato io erano belli proprio perché si vedevano anche 20 mila spettatori per una gara di C. Si giocavano quasi più nelle curve che in campo. Era uno spettacolo nello spettacolo e vedere lo stadio semivuoto è un po’ triste».
Assisterà alla partita?
« Non sarò allo stadio per impegni lavorativi, la guarderò in tv anche se non sarà la stessa cosa. Quando posso vado a fare il tifo in Curva Nord per i nerazzurri».
Da calciatore qual è il derby che non dimenticherà mai?
«Ovviamente quello del 1996 a Livorno quando pareggiammo per 1-1 con un mio gol su punizione a fine primo tempo, ma non posso scordare anche la grande vittoria dell'agosto 1997 in Coppa Italia all'Arena per 4-2 con doppia rimonta nel finale. Ma anche qualche amarezza, anche se erano sempre partite molto tirate e sentite».
La più grossa quella del 1999 quando in casa avete subito la rimonta degli amaranto?
«Va detto però che i tifosi ci applaudirono a lungo perché giocammo una grande gara, creando tante occasioni e sbagliando anche un rigore con Savoldi. Quando perdi un derby in quel modo e il pubblico di Pisa ti batte le mani significa che hai dato tutto e puoi essere orgoglioso di quello che hai fatto nonostante la sconfitta».
L’ultimo derby che ha giocato fu quello in notturna nel 2000 all’Armando Picchi. Un 1-1 incandescente, che partita è stata?
«In campo c’era molta tensione. Protti perse un po’ la testa con il guardalinee e sosteneva di esser stato provocato. Io non ero lì vicino ma sono cose che nel calcio a volte capitano».
Con Protti vi siete ritrovati pochi mesi fa al derby del cuore.
«Purtroppo ci siamo ritrovati in un momento brutto per la gente di Livorno. A causa dell’alluvione c’è chi ha perso la casa e chi i propri cari. Diciassette anni fa eravamo rivali e i simboli delle due squadre, oggi è diverso. Pur indossando sempre le nostre maglie è stata l’occasione per dare tutti insieme il minimo contributo alla popolazione livornese».
Come viveva le vigilie dei derby?
«Da pisano e da tifoso magari qualcuno può pensare che soffrivo molto queste vigilie. Non è una partita come le altre, però anche per il mio carattere, la vivevo con grande tranquillità».
Esiste un Paolo Andreotti nel Pisa di oggi?
«Fatte le dovute proporzioni mi rivedo in Daniele Mannini. Lui ha giocato in grandi squadre come Napoli e Sampdoria e ha conosciuto la Serie A per molti anni, debuttando anche in Champions League. In lui però rivedo lo spirito che mettevo io in campo»
Come arrivano le due squadre al derby?
« Il Livorno non è certo in testa per caso e se finora non ha sbagliato un colpo significa che è una squadra tosta. Anche se un po' di fortuna non gli è mancata merita di stare in testa. Il Pisa ha perso una sola partita e nelle ultime giornate sta migliorando sotto il profilo del gioco. Dobbiamo stare attenti ma ce la possiamo giocare perché i giocatori di talento non mancano alla squadra di Pazienza».
Chi può essere l'uomo derby su sponda nerazzurra?
«Sono tanti i giocatori in grado di fare la differenza ma se devo fare un nome dico Eusepi».
Si poteva gestire meglio il "caso capienza" dell’Arena Garibaldi?
«Non voglio entrare nel merito ma i derby che ho giocato io erano belli proprio perché si vedevano anche 20 mila spettatori per una gara di C. Si giocavano quasi più nelle curve che in campo. Era uno spettacolo nello spettacolo e vedere lo stadio semivuoto è un po’ triste».
Assisterà alla partita?
« Non sarò allo stadio per impegni lavorativi, la guarderò in tv anche se non sarà la stessa cosa. Quando posso vado a fare il tifo in Curva Nord per i nerazzurri».
Da calciatore qual è il derby che non dimenticherà mai?
«Ovviamente quello del 1996 a Livorno quando pareggiammo per 1-1 con un mio gol su punizione a fine primo tempo, ma non posso scordare anche la grande vittoria dell'agosto 1997 in Coppa Italia all'Arena per 4-2 con doppia rimonta nel finale. Ma anche qualche amarezza, anche se erano sempre partite molto tirate e sentite».
La più grossa quella del 1999 quando in casa avete subito la rimonta degli amaranto?
«Va detto però che i tifosi ci applaudirono a lungo perché giocammo una grande gara, creando tante occasioni e sbagliando anche un rigore con Savoldi. Quando perdi un derby in quel modo e il pubblico di Pisa ti batte le mani significa che hai dato tutto e puoi essere orgoglioso di quello che hai fatto nonostante la sconfitta».
L’ultimo derby che ha giocato fu quello in notturna nel 2000 all’Armando Picchi. Un 1-1 incandescente, che partita è stata?
«In campo c’era molta tensione. Protti perse un po’ la testa con il guardalinee e sosteneva di esser stato provocato. Io non ero lì vicino ma sono cose che nel calcio a volte capitano».
Con Protti vi siete ritrovati pochi mesi fa al derby del cuore.
«Purtroppo ci siamo ritrovati in un momento brutto per la gente di Livorno. A causa dell’alluvione c’è chi ha perso la casa e chi i propri cari. Diciassette anni fa eravamo rivali e i simboli delle due squadre, oggi è diverso. Pur indossando sempre le nostre maglie è stata l’occasione per dare tutti insieme il minimo contributo alla popolazione livornese».
Come viveva le vigilie dei derby?
«Da pisano e da tifoso magari qualcuno può pensare che soffrivo molto queste vigilie. Non è una partita come le altre, però anche per il mio carattere, la vivevo con grande tranquillità».
Esiste un Paolo Andreotti nel Pisa di oggi?
«Fatte le dovute proporzioni mi rivedo in Daniele Mannini. Lui ha giocato in grandi squadre come Napoli e Sampdoria e ha conosciuto la Serie A per molti anni, debuttando anche in Champions League. In lui però rivedo lo spirito che mettevo io in campo»
Come arrivano le due squadre al derby?
« Il Livorno non è certo in testa per caso e se finora non ha sbagliato un colpo significa che è una squadra tosta. Anche se un po' di fortuna non gli è mancata merita di stare in testa. Il Pisa ha perso una sola partita e nelle ultime giornate sta migliorando sotto il profilo del gioco. Dobbiamo stare attenti ma ce la possiamo giocare perché i giocatori di talento non mancano alla squadra di Pazienza».
Chi può essere l'uomo derby su sponda nerazzurra?
«Sono tanti i giocatori in grado di fare la differenza ma se devo fare un nome dico Eusepi».
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