Il Tirreno

Versilia

AL TEATRO COMUNALE 

Pambieri in scena, un Leopardi infinito

di ALESSIA LUPOLI
Pambieri in scena, un Leopardi infinito

Alessia Lupoli, giornalista, responsabile comunicazione del Comune di Pietrasanta, è un’appassionata d’arte e di teatro. di ALESSIA LUPOLINessuna ambientazione, soltanto un faro che illumina un...

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Alessia Lupoli, giornalista, responsabile comunicazione del Comune di Pietrasanta, è un’appassionata d’arte e di teatro.

di ALESSIA LUPOLI

Nessuna ambientazione, soltanto un faro che illumina un leggio e sulla scena giganteggia l’infinito Giacomo. Gli presta voce ed espressione Giuseppe Pambieri, la cui fisicità da subito scompare lasciando il posto a Giacomo il poeta, lo scrittore, il filosofo, Giacomo bambino e poi giovane uomo con le sue debolezze, i suoi sogni, i vizi e le virtù di un genio precoce, di un corpo fragile e malato.

Quel Leopardi di cui tutti, a scuola, abbiamo imparato a memoria, spesso con poca convinzione, i canti più noti della sua produzione poetica, tanto che, quando in teatro risuonano “A Silvia” , “Il Passero solitario” , “Il sabato del villaggio” , “L’infinito” , è come ritrovare un vecchio compagno di viaggio, scoprendo con la maturità di oggi l’immortalità di quei versi che appartengono, intrinsecamente, a ognuno di noi.

Centrali, nella narrazione, sono gli anni del dorato esilio nel palazzo natale di Recanati con la madre Adelaide, donna anaffettiva, e il padre Monaldo, pigro intellettuale: è in quell’ambiente che il piccolo Giacomo si fa uomo rifugiandosi negli studi, compresso fra le mura domestiche, ossessionato da minestre troppo calde e dall’acqua fredda del bagno settimanale, da una malattia, la tubercolosi ossea, che ne mina il corpo e lo spirito, spingendolo verso un’esistenza solitaria e malinconica.

Il piccolo, grande Giacomo, cerca la sua libertà, la cerca oltre la siepe, nel dialogo con la luna, nel silenzio e nella quiete, ma, più prosaicamente, anche nella voluttà di paste alla crema e gelati.

Le pagine della sua vita scorrono veloci nell’opera scritta e diretta da Giuseppe Argirò, tra aneddoti e liriche, punteggiati da musiche di Mozart, Bach, Beethoven, regalandoci un Giacomo Leopardi senza tempo, capace di insegnarci come trovare la bellezza anche nell’imperfezione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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