Il Tirreno

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la storia

Viveva da clochard «Oggi rinasco dopo aver perso tutto»

di Cesare Bonifazi
Viveva da clochard «Oggi rinasco dopo aver perso tutto»

Il primo giorno di lavoro coincide con il compleanno dell’imprenditore che gli ha trovato anche casa

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VIAREGGIO. Esistono anche storie a lieto fine. A Giordano Piovesan, operaio qualificato dei cantieri navali di Viareggio, a 55 anni è stata data una seconda possibilità: di nuovo dentro il capannone di un cantiere si sente rinato. Per oltre un anno e mezzo ha vissuto in strada come un clochard. Aveva perso tutto. Era solo, depresso, senza speranza. Qualche giorno fa ha potuto ricominciare da zero la propria esistenza. Punto e a capo; dopo aver dormito in macchina, per strada, nelle panchine, al freddo, nel parcheggio dell’Eurospin e senza un soldo. Adesso ha un lavoro. Uno vero con il quale si pagherà bollette e affitto. Tra poco gli arriverà anche un motorino con il quale potrà andare a lavoro.

Il suo primo giorno nel cantiere pisano di Austin Parker coincide con il compleanno dell’uomo che ha voluto credere in lui e gli ha offerto non solo un contratto ma anche una casa: Michele Parini, cecinese di 45 anni, amministratore unico dell’azienda. Parini era rimasto colpito da un articolo apparso sul Tirreno: la storia dell’operaio viareggino che aveva perso tutto. Si è messo in contatto con la redazione perché gli si era liberato un posto nella catena di produzione e voleva offrirglielo. Due giorni dopo il primo incontro e poi la firma del contratto. Per il momento a tempo determinato, poi si vedrà. Una mano tesa dopo anni di buio. Giordano infatti ha lavorato per tredici anni come verniciatore nei cantieri navali di Viareggio, poi il lavoro è entrato in crisi: sono cominciati i contratti a termine e poi anche quelli sono finiti. Giordano si è ritrovato ad essere troppo costoso da assumere e non più tanto giovane. L’unica soluzione era la strada


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«La mia vita era un inferno - aveva raccontato al Tirreno - ho girato diverse ditte con contratti a tempo determinato. Ma le aziende preferiscono assumere personale da formare che costa meno. Giovani ma anche stranieri». Per lui non c’era spazio. Ma adesso l’operaio vive a Livorno in un appartamento del centro storico che condivide con altre persone. Un suo collega lo va a prendere sotto casa e insieme vanno al cantiere dei Navicelli di Pisa, a due passi dalla base americana di Camp Darby. La mattina si sveglia presto, indossa la tuta rossa e grigia della Austin Parker e va a lavorare. Dà una mano dove c’è bisogno: si arrampica sul cassone dei rifiuti, aiuta i colleghi con il trapano, nei montaggi, nelle saldature. Lo troviamo proprio su una barca mentre un collega gli spiega come usare un attrezzo per il drenaggio.

«La notte prima di entrare mi sentivo come un bambino che deve andare a scuola – racconta visibilmente commosso – dormivo con un occhio aperto e uno chiuso perché temevo che da un momento all’altro tutto sarebbe sparito e mi sarei accorto che era solo un sogno. Per me questo è un nuovo inizio». La sua tenuta da lavoro è ancora pulita ma, dice, «ci sarà tempo per sporcarla». «Ora voglio solo fare bene il mio lavoro. Mi sto adattando piano piano a questa nuova condizione».

Si sente frastornato, confuso, e non sa come fare a dire grazie a tutti: al suo nuovo capo che lo ha aiutato, anche per la casa, ai colleghi che lo hanno accolto a braccia aperte: «Sono stati tutti gentili con me. Disponibili ad aiutarmi e a spiegarmi – racconta – non mi hanno fatto sentire neanche per un secondo fuori posto. Ancora se ci penso non riesco a capire come sia potuto succedere».

Tutta la sua vita fino a lunedì scorso era conservata in una busta della spesa: «Ho un tetto sopra la testa, una tuta, un lavoro, persone che si fidano di me: vedo finalmente la luce alla fine del tunnel - conclude - è una sensazione che non provavo da così tanto tempo. Non ricordavo cosa volesse dire essere felici, ottimisti».

 

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