Gioco
Versiliana, neanche un euro per la prossima stagione
di Luca Basile
Per la prima volta in 38 anni il programma di eventi dovrà autofinanziarsi Lo sconcerto del direttore artistico Simoni: «Come faremo? Bella domanda»
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PIETRASANTA. Dopo 38 edizioni che l’hanno proiettata, sia pure a fasi alterne, nel firmamento della cultura nazionale, il Festival della Versiliana, inteso come stagione di spettacoli su palco, si riscopre con zero euro in cassa. E non in senso metaforico. «Per l’allestimento del cartellone della prossima edizione non ci sono soldi a disposizione. In poche parole dovremo organizzare date ed eventi partendo dal presupposto che il Comune non ci garantirà alcun budget. Come faremo? Bella domanda». Parole, quelle del direttore artistico Massimiliano Simoni, che evidenziano una buona dose di preoccupazione.
«Mettere su una stagione con zero euro è tutt’altro che semplice, ma questo è il quadro emerso dall’incontro che il presidente della Fondazione Versiliana Piero Di Lorenzo ha avuto di recente con il commissario prefettizio Giuseppe Priolo. Proprio per questo motivo spero di confrontarmi al più presto con lo stesso commissario per entrare nel merito del settore di mia competenza: il Festival è una realtà di assoluto rilievo nazionale e va fortemente sostenuto, magari utilizzando quei fondi, sempre comunali, oggi dirottati su altre manifestazioni. Gli incontri del Caffè e gli spettacoli su palco sono il marchio, da sempre, della nostra Versiliana». In tempi di vacche grasse, per una stagione di appuntamenti all’ombra dei pini si arrivò a spendere anche 600 mila euro: erano gli anni degli ingaggi di artisti e compagnie a più zeri, delle prime nazionali con ritorni irrisori di presenze. Ma gli incassi, sempre in quel periodo, rappresentavano, spesso, un dettaglio più o meno insignificante. Le ultime edizioni hanno, invece, segnato, una drastica inversione di tendenza. «Il budget 2017 era già a livello di sopravvivenza, 94 mila euro. Ritrovarci, oggi, a fare una stagione a zero, ci obbliga, quindi, a portare avanti un certo tipo di discorso: affitto dello spazio, spettacoli dove gli incassi vanno all’artista e alle compagnie. Altre soluzioni non esistono», aggiunge Simoni. Con una postilla: per l’allestimento tecnico del teatro, servono altri 130 mila euro. Che la Fondazione – e Simoni – dovranno in qualche modo trovare. Il dato curioso è che i il contributo comunale al fondo di gestione della stessa Fondazione è stato, nel 2017, di 350 mila euro con un’integrazione di altri 200 mila euro, arrivati, in via indiretta, dalla Regione. Una parte significativa di questi soldi viene, però, utilizzata per iniziative extra-Festival: una di queste è il Dap, la manifestazione legata alla danza, che ha ottenuto un contributo dal Comune di 80 mila euro. «È una questione di priorità – precisa ancora Simoni – a mio avviso bisogna puntare assolutamente sul Festival e garantire un minimo di budget per allestire un cartellone all’altezza della Versiliana».
«Mettere su una stagione con zero euro è tutt’altro che semplice, ma questo è il quadro emerso dall’incontro che il presidente della Fondazione Versiliana Piero Di Lorenzo ha avuto di recente con il commissario prefettizio Giuseppe Priolo. Proprio per questo motivo spero di confrontarmi al più presto con lo stesso commissario per entrare nel merito del settore di mia competenza: il Festival è una realtà di assoluto rilievo nazionale e va fortemente sostenuto, magari utilizzando quei fondi, sempre comunali, oggi dirottati su altre manifestazioni. Gli incontri del Caffè e gli spettacoli su palco sono il marchio, da sempre, della nostra Versiliana». In tempi di vacche grasse, per una stagione di appuntamenti all’ombra dei pini si arrivò a spendere anche 600 mila euro: erano gli anni degli ingaggi di artisti e compagnie a più zeri, delle prime nazionali con ritorni irrisori di presenze. Ma gli incassi, sempre in quel periodo, rappresentavano, spesso, un dettaglio più o meno insignificante. Le ultime edizioni hanno, invece, segnato, una drastica inversione di tendenza. «Il budget 2017 era già a livello di sopravvivenza, 94 mila euro. Ritrovarci, oggi, a fare una stagione a zero, ci obbliga, quindi, a portare avanti un certo tipo di discorso: affitto dello spazio, spettacoli dove gli incassi vanno all’artista e alle compagnie. Altre soluzioni non esistono», aggiunge Simoni. Con una postilla: per l’allestimento tecnico del teatro, servono altri 130 mila euro. Che la Fondazione – e Simoni – dovranno in qualche modo trovare. Il dato curioso è che i il contributo comunale al fondo di gestione della stessa Fondazione è stato, nel 2017, di 350 mila euro con un’integrazione di altri 200 mila euro, arrivati, in via indiretta, dalla Regione. Una parte significativa di questi soldi viene, però, utilizzata per iniziative extra-Festival: una di queste è il Dap, la manifestazione legata alla danza, che ha ottenuto un contributo dal Comune di 80 mila euro. «È una questione di priorità – precisa ancora Simoni – a mio avviso bisogna puntare assolutamente sul Festival e garantire un minimo di budget per allestire un cartellone all’altezza della Versiliana».
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