Sicurezza
Vandalismi e minacce all’associazione della canoa-kayak
VIAREGGIO. È difficile pensare che accada a Viareggio. Eppure i danni e le minacce subite dall’associazione “Canoa kayak” sono reali, messe nero su bianco nelle denunce presentate alle forze di...
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VIAREGGIO. È difficile pensare che accada a Viareggio. Eppure i danni e le minacce subite dall’associazione “Canoa kayak” sono reali, messe nero su bianco nelle denunce presentate alle forze di polizia, non ultima quella per il furto del generatore, appena qualche giorno fa. Non c’è pace al Vasco Zappelli che avrebbe dovuto essere recuperato, dopo l’affidamento ad una gestione che cammina sui problemi, quelli di sempre che si sono succeduti per un decennio e che non hanno mai trovato soluzione. Nonostante la fatica e l’impegno che si sono visti in campo negli ultimi mesi.
Comprensivi dei recenti sforzi per liberare il Vasco Zappelli da presenze abusive: quelle fin qui tollerate, alla luce del sole, di chi accampa diritti che non ha, e quelle che diritti non può neppure fare finta di averne. E così se li prende, spaccando ciò che trova, forzando gli ingressi, bruciando le barche, provando a dettare la legge del più forte. Sulle sponde del Burlamacca, a Viareggio dove deve andare sempre tutto bene. E chi, fatti alla mano, prova a contestare il tutto bene viene fatto passare per chi prende lucciole per lanterne.
Ed è ancora più grave perché questo pezzo del centro sportivo al Varignano, se lo “coltivano” i genitori dei ragazzi che praticano la canoa, sull’onda di una tradizione gloriosa per Viareggio tra pagaie e remi. Locale utilizzato come palestra imbiancato nelle ultime settimane e trovato tutto sfondato subito dopo, un po’ di arredi all’esterno, dove è andato bruciato un ombrellone e sono stati distrutti i divanetti, mentre computer e stampati sono stati gettati da ignori nel canale. Così che, ripetendosi vandalismi e minacce di varia natura, l’associazione ha svuotato il locale utilizzato come palestra e portato via tutte le attrezzature. Con il risultato che il quartiere è stato privato di uno spazio sicuro per i giovanissimi che praticavano con passione questo sport. Chi cerca di imporsi con la prepotenza propone pubblicamente il ragionamento per cui “se non ci possiamo stare noi qui non ci può stare nessuno”.
Non è possibile che gli impianti sportivi della città vengano lasciati in queste condizioni, senza che possano esercitare la loro funzione di aggregazione sana per ragazzi e ragazze. E non è possibile che beni della collettività finiscano per essere sprecati in questo modo. Alla politica tutta, a chi amministra, il compito di agire in fretta, superando fazioni e ripicche di qualsiasi tipo.
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Comprensivi dei recenti sforzi per liberare il Vasco Zappelli da presenze abusive: quelle fin qui tollerate, alla luce del sole, di chi accampa diritti che non ha, e quelle che diritti non può neppure fare finta di averne. E così se li prende, spaccando ciò che trova, forzando gli ingressi, bruciando le barche, provando a dettare la legge del più forte. Sulle sponde del Burlamacca, a Viareggio dove deve andare sempre tutto bene. E chi, fatti alla mano, prova a contestare il tutto bene viene fatto passare per chi prende lucciole per lanterne.
Ed è ancora più grave perché questo pezzo del centro sportivo al Varignano, se lo “coltivano” i genitori dei ragazzi che praticano la canoa, sull’onda di una tradizione gloriosa per Viareggio tra pagaie e remi. Locale utilizzato come palestra imbiancato nelle ultime settimane e trovato tutto sfondato subito dopo, un po’ di arredi all’esterno, dove è andato bruciato un ombrellone e sono stati distrutti i divanetti, mentre computer e stampati sono stati gettati da ignori nel canale. Così che, ripetendosi vandalismi e minacce di varia natura, l’associazione ha svuotato il locale utilizzato come palestra e portato via tutte le attrezzature. Con il risultato che il quartiere è stato privato di uno spazio sicuro per i giovanissimi che praticavano con passione questo sport. Chi cerca di imporsi con la prepotenza propone pubblicamente il ragionamento per cui “se non ci possiamo stare noi qui non ci può stare nessuno”.
Non è possibile che gli impianti sportivi della città vengano lasciati in queste condizioni, senza che possano esercitare la loro funzione di aggregazione sana per ragazzi e ragazze. E non è possibile che beni della collettività finiscano per essere sprecati in questo modo. Alla politica tutta, a chi amministra, il compito di agire in fretta, superando fazioni e ripicche di qualsiasi tipo.
Donatella Francesconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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