Sicurezza
Era “il bello di Vaiana”
Negli anni Settanta lo chiamarono per fare fotoromanzi ma rifiutò
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FORTE DEI MARMI. Lo chiamavano il “bello di Vaiana”, perché da giovane faceva strage di cuori. Occhi verdi, spirito libero, Roberto Bigi, 57 anni, era l’uomo della direzione ostinata e contraria alle regole della vita. Mai un matrimonio. Un lavoro in cooperativa. Il bar. Nient’altro. Negli anni Settanta lo contattarono per fare fotoromanzi, ma lui rifiutò perché la notorietà non gli era mai piaciuta più di tanto.
«Ne ha avute tante nella vita ed è sempre rinato da se stesso. Che sia morto così è veramente incredibile», lo ricorda Leonardo Nardini, proprietario del bar Pretino a Vaiana. Sono cresciuti insieme loro due, Roberto e Leonardo. Amici in adolescenza e pure da grandi. «Ad andare in giro con lui, da giovani, si sfigurava sempre – racconta –: era sempre quello più bello. C’è sempre uno più bello. Ma poi, alla fine, con lui, si socializzava sempre con tante persone. Era una bella persona».
Nato e cresciuto lì, Bigi non si era mai mosso dalla sua Vaiana. Viveva nella casa di famiglia in via della Resistenza. I genitori erano morti da tempo, la sorella si era trasferita invece con la famiglia in un’altra casa. L’altra famiglia erano gli amici, quelli del bar. Perché ogni quartiere ha un suo bar, e quello di Vaiana è il bar Pretino. «Era sempre qui – lo ricorda ancora Leonardo Nardini – era come se questa fosse stata casa sua».
Anni fa, aveva fondato una cooperativa che si occupa ancora di rifornimento di negozi e supermercati della zona, ma da tempo, stando a quanto raccontano gli amici, non lavorava più. Forse avrebbe ripreso, un giorno. O forse no.
«Mancherà molto qui, se ne va via una parte del quartiere e di questo bar».
(mel. car.)
«Ne ha avute tante nella vita ed è sempre rinato da se stesso. Che sia morto così è veramente incredibile», lo ricorda Leonardo Nardini, proprietario del bar Pretino a Vaiana. Sono cresciuti insieme loro due, Roberto e Leonardo. Amici in adolescenza e pure da grandi. «Ad andare in giro con lui, da giovani, si sfigurava sempre – racconta –: era sempre quello più bello. C’è sempre uno più bello. Ma poi, alla fine, con lui, si socializzava sempre con tante persone. Era una bella persona».
Nato e cresciuto lì, Bigi non si era mai mosso dalla sua Vaiana. Viveva nella casa di famiglia in via della Resistenza. I genitori erano morti da tempo, la sorella si era trasferita invece con la famiglia in un’altra casa. L’altra famiglia erano gli amici, quelli del bar. Perché ogni quartiere ha un suo bar, e quello di Vaiana è il bar Pretino. «Era sempre qui – lo ricorda ancora Leonardo Nardini – era come se questa fosse stata casa sua».
Anni fa, aveva fondato una cooperativa che si occupa ancora di rifornimento di negozi e supermercati della zona, ma da tempo, stando a quanto raccontano gli amici, non lavorava più. Forse avrebbe ripreso, un giorno. O forse no.
«Mancherà molto qui, se ne va via una parte del quartiere e di questo bar».
(mel. car.)
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