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Arriva il porta a porta anche nel campo rom

di Gabriele Buffoni
Arriva il porta a porta anche nel campo rom

Le famiglie che vivono lungo via Rotta pagheranno il servizio a Ersu ma il Comune ha già avviato le pratiche per lo sgombero che sarà entro l’anno

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QUERCETA. Le famiglie rom stanziate lungo via Rotta, a Querceta, faranno la raccolta differenziata esattamente come il resto della popolazione del comune di Seravezza. Con un’unica differenza: non pagando la Tari (non essendo ufficialmente residenti nel territorio comunale ma vivendo in una situazione di abusivismo sul terreno di proprietà di un privato) sono stati loro a richiede ad Ersu l’attivazione di un servizio – a pagamento – di raccolta e smaltimento rifiuti. Come un porta a porta, ma nel campo rom. Il motivo? Mantenere pulito il luogo in cui si trovano a vivere.

E questo seppur la loro situazione sia estremamente precaria: il rifugio di fortuna in cui i circa quattro nuclei familiari di via Rotta coesistono al momento è destinato ad essere abbattuto al prossimo sgombero per il quale l’amministrazione comunale seravezzina – come annunciato sulle pagine de Il Tirreno dall’assessore alla polizia municipale e alla tutela del territorio Dino Vené – sta già muovendo i primi passi (anche se, probabilmente, il provvedimento non vedrà la sua attuazione pratica prima della fine dell’anno). «Il servizio inizierà in settimana – ammette il direttore generale di Ersu spa Walter Bresciani Gatti – e non avrà il minimo peso sulle casse municipali di Seravezza in quanto non rientra nel servizio pubblico concordato con il comune. Secondo il suo statuto aziendale – spiega – Ersu può svolgere fino al 20% del proprio fatturato in servizi commerciali su commissione: anche aziende, per i rifiuti speciali, oppure alcune sagre che hanno bisogno di servizi aggiuntivi per i rifiuti che producono si rivolgono a noi in questo modo. Tutto si svolgerà in forma privata – sottolinea Gatti – e le persone che ci hanno richiesto questo intervento si faranno carico, secondo il preventivo che abbiamo stilato, delle spese di raccolta e di smaltimento dei rifiuti con costi che varieranno a seconda della quantità del materiale. Non entriamo in merito alla presenza di queste persone di etnia rom sul territorio, svogliamo soltanto un servizio che rientra nelle nostre competenze».


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A tuonare contro l’amministrazione comunale, soprattutto all’ipotesi di un nuovo, futuro sgombero, è invece il Coordinamento Rom Versilia. «Queste persone di etnia rom sono a Querceta da almeno 15 anni e nessuno sgombero modifica di molto la situazione – dichiara l’ex presidente dei Berretti Bianchi, ora facente parte del CoRom, Silvano Tartarini – perché per queste famiglie non ci sono alternative. I nomadi a Seravezza sono attualmente poco più di venti persone: un problema non enorme ma che l’amministrazione non vuole risolvere disattendendo una legge, la numero 2 del 12 gennaio 2000 della regione Toscana, che prevede che i comuni con presenza di rom e sinti predispongano aree attrezzate per la residenza, nonché per la fruizione e l’accesso ai servizi sociali, sanitari, scolastici ed educativi. E i soldi per provvedere a questo ci sono, perché sono appositamente stanziati per l’integrazione della popolazione rom sul territorio. Invece si procede con gli sgomberi, che non risolvono niente sprecando solo soldi dei contribuenti. Per questo chiediamo – conclude Tartarini – che sia ripristinato, a livello di Versilia storica, il tavolo di lavoro sulla questione Rom previsto dalle direttive governative».
 

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