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Versilia

Mobbing ai vigili, un caso infinito

Mobbing ai vigili, un caso infinito

La Cassazione annulla parte della sentenza d’appello: si va di fronte al giudice civile

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PIETRASANTA. È una storia giudiziaria che dura da tredici anni e che non si è ancora conclusa. Neppure il pronunciamento della Corte di Cassazione, infatti, mette la parola fine su ciò che rimane del maxi-processo a carico dell’ex sindaco Massimo Mallegni e della presunta “cricca” di Pietrasanta, in realtà mai esistita secondo i giudici. La Suprema Corte, con un pronunciamento che sarà spiegato nelle motivazioni successive, ha deciso di annullare parte della sentenza della Corte d’Appello. Rinviando all’attenzione di un giudice civile la questione dell’eventuale risarcimento per il mobbing ai danni dei vigili. E dichiarando inammissibili i ricorsi contro la sentenza d’appello che erano stati presentati dall’avvocato di Mallegni, il legale Sandro Guerra, e dell’avvocato Flaviano Dal Lago, che in questa vicenda tutela l’ex comandante dei vigili Roberto Buratti. Perché tutti i reati rimasti dopo la condanna di primo grado sono ormai prescritti.

La storia è arcinota: tra le varie accuse che furono mosse a Mallegni e che portarono al suo arresto nel 2006 c’era anche quella di aver vessato gli agenti di polizia municipale. In particolare quelli ritenuti fedeli all’ex comandante Antonella Manzione, diventata l’arcinemica del sindaco e poi sostituita con Buratti. Per questo motivo si parlò di mobbing, anche se in termini impropri. Il tribunale di Lucca assolse Mallegni da quasi tutte le accuse, ma lo condannò per violenza privata, abuso d’ufficio e per un episodio di corruzione impropria (caso, quest’ultimo, che nulla aveva a che vedere con la vicenda della polizia municipale). La Cassazione ha annullato la parte della sentenza d’appello che riguarda proprio il mobbing, cioè le accuse di violenza privata e abuso d’ufficio: ma dato che su questo capo d’accusa ci sono sei parti civili – i vigili Giovanni Fiori, Angelo Coppedè e Amos Paoli, tutelati dall’avvocato Francesco Marenghi, e Davide Paolini, Pietro Silvestri e Giovanni Iacobucci, tutelati da Stefano Del Corso –si lascia aperta la porta del risarcimento. Per cui gli agenti dovranno rivolgersi, appunto, a un tribunale civile. «In questa vicenda, che dura da 13 anni, a essere sconfitto è il sistema giudiziario» è il laconico commento dell’avvocato Marenghi.

Matteo Tuccini

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