Sicurezza
I piccioni occupano anche una casa «Aiuto, sono troppi»
di Melania Carnevali
L’appello dei cittadini di Quiesa al Comune e ad Asl «Intervenite, c’è guano ovunque, siamo preoccupati»
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QUIESA. In giro per l’Italia c’è chi ha provato a mandarli via installando un gufo reale meccanico all’ingresso dell’area, chi invece i falchi pellegrini li ha liberati davvero. A Massarosa, per mandarli via dal cimitero, hanno provato, addirittura, con un cannone a gas propano, un dispositivo ideato per la protezione di campi, orti, frutteti, vigneti oliveti e zone rurali di ogni tipo perché è in grado di produrre scoppi superiori al suono di una fucilata e allontanare così passeri, storni, gabbiani, cinghiali, ungulati, lupi e mammiferi, anche questi di ogni tipo. Eppure, i piccioni sembrano non essersene nemmeno accorti. Anzi, dal camposanto sono arrivati anche nel centro del paese e come veri squatter hanno occupato una casa abbandonata.
È quella piazzata accanto all’unico bar del paese, il Caffè centrale, punto di ritrovo di anziani, giovani e adesso anche di piccioni. Le finestre della casa, mesi fa, sono state murate per impedire l’accesso ai pennuti e la nidificazione. Ma loro hanno solo traslocato al piano di sopra, sul tetto. Il problema è che, come tutte le buone famiglie vecchio stile, si moltiplicano all’infinito: erano una coppia e ora sono decine. Con guano e penne annesse.
I cittadini, preoccupati per l’igiene pubblica, hanno scritto ad Asl e Comune per chiedere di intervenire, «ma per il momento senza risposta», fanno sapere con una lettera sottoscritta da molti residenti. «Continuano a moltiplicarsi ed è diventato un disagio enorme – spiegano –: guano, piume, rumori giorno e notte, è un disastro. Ci sono bambini piccoli che giocano nei cortili, ma sta diventando pericoloso per la salute, credeteci, è micidiale». Sporco, imbrattatore di statue, anche un po’ rumoroso, il piccione, suo malgrado, è l’animale molesto urbano per antonomasia, ma è odiato soprattutto come veicolo di malattie infettive. Secondo alcune fonti mediche, infatti, sarebbero portatori sani di malattie come candidosi, clamidosi, coccidiosi, encefalite, tubercolosi. «Vogliamo che intervengano per mandarli via – continua gli abitanti –. Non capiscono che è pericolo? ».
È quella piazzata accanto all’unico bar del paese, il Caffè centrale, punto di ritrovo di anziani, giovani e adesso anche di piccioni. Le finestre della casa, mesi fa, sono state murate per impedire l’accesso ai pennuti e la nidificazione. Ma loro hanno solo traslocato al piano di sopra, sul tetto. Il problema è che, come tutte le buone famiglie vecchio stile, si moltiplicano all’infinito: erano una coppia e ora sono decine. Con guano e penne annesse.
I cittadini, preoccupati per l’igiene pubblica, hanno scritto ad Asl e Comune per chiedere di intervenire, «ma per il momento senza risposta», fanno sapere con una lettera sottoscritta da molti residenti. «Continuano a moltiplicarsi ed è diventato un disagio enorme – spiegano –: guano, piume, rumori giorno e notte, è un disastro. Ci sono bambini piccoli che giocano nei cortili, ma sta diventando pericoloso per la salute, credeteci, è micidiale». Sporco, imbrattatore di statue, anche un po’ rumoroso, il piccione, suo malgrado, è l’animale molesto urbano per antonomasia, ma è odiato soprattutto come veicolo di malattie infettive. Secondo alcune fonti mediche, infatti, sarebbero portatori sani di malattie come candidosi, clamidosi, coccidiosi, encefalite, tubercolosi. «Vogliamo che intervengano per mandarli via – continua gli abitanti –. Non capiscono che è pericolo? ».
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