Il Tirreno

Versilia

Massacrano quattro clochard: condannati in via definitiva

di Matteo Tuccini
Massacrano quattro clochard: condannati in via definitiva

La Cassazione conferma i sette anni e nove mesi di carcere a testa per i due giovani viareggini coinvolti nel pestaggio

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VIAREGGIO. La giustizia ha fatto il suo corso nella vicenda dei quattro clochard massacrati a Genova. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli avvocati difensori, confermando la condanna a sette anni e nove mesi di carcere per i due giovani viareggini coinvolti nel pestaggio: Ahmed Dridi, 24 anni, e Karlo Bilani, 23. Respinti anche i ricorsi degli altri due imputati, Michal Krahulec, 27 anni, e Martin Krocka, 35, entrambi di nazionalità slovacca: per loro la pena resta di dodici anni. Tutti e quattro sono stati riconosciuti colpevoli di tentato omicidio e sono già dietro le sbarre: è lì che resteranno per scontare il resto della pena.

Caso chiuso, quindi, e nessuno sconto per i quattro componenti della banda che quasi quattro anni fa assalì e massacrò a colpi di spranghe e tubi Innocenti altrettanti senzatetto in piazza Piccapietra a Genova. Una vera e propria spedizione punitiva, secondo l’accusa legata al cosiddetto “racket dell’elemosina”, che fu organizzata tra il capoluogo ligure e la Versilia.

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Il fatto risale al 25 gennaio 2014. Quattro senzatetto vengono aggrediti e presi a sprangate in quello che sembra l’assalto di un commando razzista. Le telecamere presenti in zona riprendono quattro uomini a volto coperto, che armati di spranghe e tubi massacrano i clochard, sorpresi mentre stanno dormendo in mezzo ai cartoni. L’assalto causa alle vittime fratture varie e, in un caso, anche un trauma cranico per colpi ripetuti alla testa. In zona viene ritrovato da subito un passamontagna, lasciato lì da uno degli aggressori. E la squadra mobile della questura di Genova passa al setaccio i filmati delle telecamere.

Questi elementi, uniti alle dichiarazioni delle vittime, portano la polizia ad arrestare in agosto Krahulec, cittadino slovacco, anch’egli senzatetto. È lui – secondo la Procura – ad aver architettato l’aggressione: una specie di vendetta legata al racket dell’elemosina e alla spartizione delle zone, motivo di contesa tra i clochard. Da Krahulec, seguendo i tabulati telefonici – l’uomo è in possesso di un cellulare – l’indagine della questura ligure arriva fino a Viareggio. Le utenze con cui lo slovacco è in contatto, infatti, risultano intestate a Dridi e a Bilani, due ragazzi di origine straniera (tunisina e tedesca) ma che sono viareggini al 100%. E che vengono intercettati.

Dopo alcuni riscontri ottenuti dagli inquirenti, nei confronti dei due ragazzi la Procura di Genova emette un decreto di fermo. Entrambi i giovani finiscono in carcere ed entrambi in un momento successivo confessano le proprie responsabilità. Venendo poi rinviati a giudizio. In primo grado, nel luglio 2015, arriva la condanna a sette anni a nove mesi. Che sia la Corte d’Appello che quella di Cassazione confermano.

Amareggiati gli avvocati di Dridi, difeso da Marco Taddei e Elena Libone, e Bilani, tutelato da Massimo Landi. Soprattutto perché sia il procuratore generale in Corte d’Appello che quello in Cassazione avevano accolto la tesi difensiva di annullare la sentenza, “derubricando” (cioè riducendo) il reato da tentato omicidio a lesioni. Ma i giudici non hanno accettato questa tesi, confermando sia l’entità della condanna che il reato per cui è stata pronunciata. Ora ai legali non resta che prendere atto della sentenza definitiva, mentre Dridi e Bilani resteranno reclusi nelle carceri di Viterbo e Massa per scontare la pena. Cercando una riabilitazione in vista di un ritorno nella società civile che prima o poi ci sarà. Bilani, da questo punto di vista, ha deciso di studiare: si è diplomato e
 

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