Sicurezza
Condannato per falso l’architetto Belluomini
Respinto il ricorso anche di altri due imprenditori. Hanno certificato lavori diversi da quelli eseguiti
CAMAIORE. Hanno realizzato lavori (parzialmente) difformi da quelli previsti dal permesso di costruire lasciato dal Comune. Poi hanno presentato un accertamento di conformità, allegando planimetrie e una relazione tecnica che, però, «rappresentavano falsamente lo stato dei luoghi». Per questo l’architetto ex ed consigliere comunale di Rc a Viareggio, Bruno Belluomini, e gli amministratori della Piroscafo srl (Marco Arnolfo Fioravanti, di Prato, e Luca Pellegrini, di Viareggio) sono stati condannati per falso ideologico a un mese di reclusione (pena sospesa). È andato prescritto, invece, il reato di abuso edilizio. La Corte di Cassazione ha respinto quindi il ricorso dei tre, confermando la sentenza della Corte di appello di Firenze.
I fatti risalgono all’estate del 2009 e si riferiscono a lavori realizzati a Lido di Camaiore. La Piroscafo srl è la società committente, Belluomini il direttori dei lavori. Realizzano lavori in «parziale difformità dal permesso a costruire». Nel dettaglio: al primo piano al posto di sei unità immobiliari con destinazione residenziale e due a uso ufficio da destinare a uno studio odontoiatrico, realizzano otto unità immobiliari tutte a uso residenziale (come dimostrano, secondo la Corte di appello e poi la Cassazione, l’uso delle piastrelle a muro e la rubinetteria tipiche da appartamento, gli impianti elettrici di una camera matrimoniale, la colonna frigo, il piano cottura...); al secondo piano, al posto di un’unica unità immobiliare a uso residenziale, ne hanno realizzate tre con chiusura dei vani a uso terrazza e conseguente ampliamento volumetrico di circa 50 metri cubi; e, infine, sempre al secondo piano, le terrazze impraticabili sono state trasformate in praticabili.
Il punto è che poi, nella relazione tecnica redatta da Belluomini e presentata al Comune di Camaiore, non c’è traccia delle modifiche apportate al progetto. Anzi. «In predetto atto – si legge nella sentenza della Cassazione, che cita la Corte di appello – il Belluomini ha (...) espressamente attestato, contrariamente al reale, l’esistenza al piano primo di sei unità residenziali di diversa tipologia e di due unità direzionali (cioè ad uso ufficio) nonché l’esistenza al piano secondo di una unità residenziale corredata da pergolati e terrazze».
Tutto questo, secondo la Cassazione, è stato fatto «al fine di sanare gli illeciti edilizi e quindi a scopo di lucro».
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