Il Tirreno

Versilia

Una statua sul Molo per ricordare Ettore, il gatto dei pescatori

di Stefano Pasquinucci
La zona del molo dove sorgerà la statua e un bozzetto dell'opera
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La zona del molo dove sorgerà la statua e un bozzetto dell'opera

Diciannove anni fa lo avevano abbandonato sugli scogli. Adottato da chi vive e lavora lì, era diventato una mascotte

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VIAREGGIO. Ecco una bella storia che merita di essere raccontata. E' il 1997, il 2000 si intravede all'orizzonte, quell'orizzonte così bello e affascinante che, ogni giorno, abbiamo la fortuna di poter ammirare dalla cima del molo. Appunto, siamo sul molo di Viareggio. Qualcuno, non sappiamo chi, all'improvviso sente uno strano “suono” giungere dagli scogli. E' il miagolio di un gruppo di gattini appena nati, abbandonati all'interno di una scatola di cartone. Il protagonista di questa storia è uno di questi. Un gatto tigrato a cui sarà presto assegnato un nome: Ettore, come l'eroe della mitologia greca.

Il suo destino, come quello di ognuno di noi, è già scritto. Molte sono le pagine da riempire per un libro che, alla fine, risulterà lungo 19 anni. Una trama, con tanti personaggi, che avrà un' unica ed esclusiva ambientazione che, oltre all'intero molo, comprenderà gli spazi nei pressi della passerella (quella vecchia compresa), la zona di Tito, la pizzeria Athos e quella davanti al Teatro Politeama, ambienti dove Ettore crescerà e vivrà tutta la sua vita.

E' un randagio fortunato che non ha una casa, ma al tempo stesso ne ha cento. Non ha un padrone, ma mille e passa amici che lo sfamano, lo cercano, lo coccolano, lo incontrano, lo salutano. Sono i pensionati che sul molo ogni giorno si ritrovano, “chiacchierano” ed affrontano, con impegno e passione, la tuttologia della discussione. Sono le tante persone che lavorano nelle attività commerciali racchiuse in quel perimetro di pochi metri. Sono i bambini e le bambine che lo incrociano mentre camminano per - come direbbe Enrico Pea - “respirare fogli da mille con cui arricchire la cassaforte dei propri polmoni”. E sono, soprattutto, i pescatori che lo sfamano quotidianamente con piccole parti del loro faticoso lavoro. In questa storia, il compito di rappresentare tutte questi “umani”, spetta ad Alfredo Serni, pensionato viareggino che contribuisce a sfamarlo, lo accudisce, si preoccupa della sua salute e non gli fa mai mancare una carezza.

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Mese dopo mese, anno dopo anno. Ed è proprio Alfredo (e non potrebbe essere altrimenti) che nel dicembre 2016 si rende conto che il “corso naturale delle cose” o, se preferite, il gomitolo formato dai giorni della vita sta terminando il filo che lo alimenta. Il mare ha esaurito le onde, nel cielo si stanno spegnendo le stelle. Alfredo capisce che è giunto il momento di prendere Ettore tra le braccia per portarlo in collina, in una struttura con persone in grado di fornirgli le ultime cure. Ed è qui che, il 15 dicembre, la sua coda si ferma per sempre. Ettore viene sotterrato all'ombra di un oliveto, in una zona in cui è possibile ammirare uno splendido panorama che comprende il molo, il mare e tutto quello che c'è oltre.

Attenzione, però, la storia che pare finita, finita non è. Anzi, per certi versi, potremmo dire che inizia adesso. Alfredo, infatti, dopo un ultimo saluto al “gatto dei pescatori”, torna a casa e condivide questa dolorosa esperienza con la propria famiglia, non riuscendo a trattenere le lacrime. Una scena, quest'ultima, che emoziona e coinvolge la figlia Paola Serni che, proprio in quel momento, sente nascere il bisogno di fare qualcosa. E quel qualcosa diventa presto un'idea: rendere omaggio a Ettore con una statua in bronzo da posizionare sul muretto del molo, nel punto esatto in cui aspettava il rientro dei pescatori.

Paola non perde tempo ed inizia a coinvolgere conoscenti ed amici, ricevendo immediatamente consensi entusiasti e disinteressata disponibilità a collaborare. In pratica c'è tutto, mancano solo i soldi per finanziare il progetto. Per questo, nelle settimane successive, in alcuni bar di Viareggio fanno la loro apparizione dei salvadenai con la scritta “Un soldino per Ettore”, mentre Nadia Cupisti, una delle tante meravigliose amiche di Paola, inizia a dipingere dei bellissimi “Sassi ettoriani” da mettere in vendita. Il cerchio si chiude con la decisione di Arcaplanet di sponsorizzare l'iniziativa e sostenere il gattile Asav di Viareggio con forniture mensili di cibo.

Siamo al gran finale e, in una storia come questa, non può mancare il colpo di scena. Per ideare e realizzare la statua viene coinvolto Giuseppe Del Debbio, scultore, decoratore e grafico che, fino a pochi anni fa, era docente della cattedra di Plastica Ornamentale all'Accademia di Belle Arti di Firenze. “Beppe” è una persona meravigliosa, ovviamente amante dei gatti, che accetta l'incarico con entusiasmo, senza richiedere alcun compenso e coinvolgendo, per la realizzazione della statua, la prestigiosa Fonderia d'Arte Del Giudice Leonardo che, da tre generazioni, tramanda di padre in figlio l'antica tecnica della fusione a cera persa. Si tratta della stessa Fonderia che, nel 2002, “dette vita” alla statua di un altro animale simbolo: Pippo, il cane senza padrone, dal mantello marrone e dagli occhi dorati colmi di dolori antichi e di una pace ritrovata che visse circa 20 anni sul belvedere Puccini a Torre del Lago. Due storie molto simili, un unico sentimento di affetto e riconoscenza.


 

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