Il Tirreno

Versilia

La “fontana spettacolare” che stupì tutta Viareggio

di Paolo Fornaciari
L'inaugurazione della fontana di piazza Mazzini a Viareggio
◗
L'inaugurazione della fontana di piazza Mazzini a Viareggio

Il 28 ottobre 1933 l'inaugurazione della grande vasca di piazza Mazzini

6 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Le planimetrie storiche di Viareggio documentano le tappe della formazione e dello sviluppo urbanistico della città. Così, il piano regolatore elaborato dall’architetto Lorenzo Nottolini nel 1824, non si discostava molto da quello redatto dell’architetto Valentino Valentini del 1748 che, a sua volta, aveva ripreso “l’idea pricipiata” dall’ing. Giovanni Azzi nel 1682 con la quale si iniziò la crescita “pianificata” del territorio comunale. Come si può rilevare dalla planimetria del 1824, la città si stava ampliando tutta a nord e verso il mare a testimonianza che lo sviluppo di Viareggio era condizionato e stimolato dalla nascita e dal successivo incremento dell’attività turistica balneare.

Il territorio comunale era essenzialmente racchiuso nell’ideale quadrilatero composto dal canale Burlamacca, fulcro dell’economia cittadina, ma anche limite estremo della città verso sud; la via “lungo la Pineta”, oggi via Zanardelli, a nord; la zona prospiciente la spiaggia, dove poi sarà tracciata la “via della Costa”, l’attuale via Paolina; e la “via del Giardinetto”, che il 31 ottobre 1900 fu intitolata a Giacomo Puccini perché, come si legge nella motivazione, «il maestro è cittadino onorario di Viareggio».

Dal 1827 (data di costruzione dei primi due stabilimenti balneari di Viareggio, il Nereo e il Dori), si registrò un incremento dell’attività turistica balneare, che determinò una massiccia espansione della città lungo il litorale fino oltre la via Mazzini.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.15997952:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2017/10/17/news/17-ottobre-1917-l-incendio-che-distrusse-la-passeggiata-di-viareggio-1.15997952]]

Nella “pianta di Viareggio nel 1873” è già presente il viale Manin, prolungato oltre la via Mazzini e, anche se non ancora definita, la piazza che prenderà il nome di Principe Amedeo, l’attuale piazza Mazzini, formatasi nel 1848, quando il Granduca Leopoldo II di Toscana cedette gratuitamente il terreno per la realizzazione dell’Ospizio Marino di Firenze.

La realizzazione dell’Ospizio, noto come “Palazzo delle Muse” – perché i fondi necessari furono ricavati «dall’opera e dai doni dei coltivatori delle arti belle, come architetti, pittori, scultori, musicanti, poeti lirici, poeti drammatici, illustri prosatori» – fu dovuta ad un comitato fiorentino, promosso dal dottor Giuseppe Barellai, per consentire le cure marine ai bambini indigenti affetti da una grave forma tubercolare, la “scrofolosi” . Questa nefasta malattia trovava benefici dall’esposizione all’aria marina e dai bagni di mare, di cui proprio in quegli anni, grazie agli studi del medico lucchese Giuseppe Giannelli, si stavano riconoscendo le proprietà terapeutiche. Così, il 14 ottobre 1861, alla presenza dei principi Umberto e Amedeo di Savoia, fu posta la prima pietra dell’Ospizio marino che fu intitolato a Vittorio Emanuele II.

La realizzazione dell’edificio si deve a due illustri progettisti fiorentini. Iniziò i lavori l’ingegner Augusto Casamorata, che firmò il progetto dell’imponente opera architettonica. Poi subentrò l’architetto Giuseppe Poggi – famoso per la realizzazione di interventi per l’ingrandimento di Firenze, quali il viale dei Colli, la Loggia e il Piazzale Michelangelo – che modificò in parte il progetto originario ed ultimò la costruzione il 29 maggio 1869.

Tre anni dopo, l’Ospizio fu riconosciuto “Opera Pia” e, nel 1893, fu ampliato con l’edificazione di un’ala, dal lato della pineta, eseguita dal capomastro viareggino Raffaello Morescalchi, su disegno dell’ingegnere Eugenio Del Prete.

Il Palazzo, quando fu costruito risultava isolato dal contesto urbano cittadino, poi con l’espansione edilizia che interessò Viareggio a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, venne a trovarsi sempre più inserito in un’area fortemente interessata da interventi di “valorizzazione” del territorio. Allora la presenza dell’Ospizio, con la sua tragica realtà di sofferenza e di dolore, fu mal tollerata dalla colonia dei villeggianti che affollava gli alberghi e gli stabilimenti balneari viareggini. Già nel maggio del 1878 il sindaco Odoardo Arrighi aveva fatto presente che «la costruzione del nuovo ippodromo nella vicina pineta, con la sistemazione del viale Ugo Foscolo prolungato al di là del Palazzo, ha fatto sì che la località circostante sarà quest’anno e negli anni successivi molto frequentata» e quindi la presenza dell’Ospizio rappresentava un «deprecabile inconveniente» che si cercò in tutti i modi di eliminare con prese di posizioni dure e con toni accesi che misero in luce scarsa sensibilità ed anche cinismo nei confronti della realtà di sofferenza e di dolore che l’Ospizio ospitava.

Fu una lunga ed estenuante battaglia, ma alla fine la città ebbe la meglio e, dal 1936, i giovani malati non frequentarono più l’arenile davanti all’Ospizio, ma fu loro concessa una porzione di spiaggia nella zona di Levante. Comunque questa situazione non durò a lungo e, nel 1938, il Comune acquistò il Palazzo delle Muse. Nel maggio dell’anno dopo la colonia marina fu trasferita in un moderno edificio ospedaliero al Cinquale, intitolato al suo fondatore Giuseppe Barellai.

Ma torniamo indietro nella storia e precisamente al 1848, per ricordare che quando il Granduca di Toscana cedette il terreno per la realizzazione dell’Ospizio, volle anche che il Palazzo avesse libera la vista del mare nonché l’antistante porzione di arenile per favorire le cure marine che costituivano l’unico terapia utile per contrastare la malattia che minava il fisico dei disgraziati ospiti dell’Ospizio. Questo determinò poi la formazione della piazza Principe Amedeo, oggi piazza Mazzini, che per molti anni non fu altro che uno spazio aperto. Per questo nel 1915, l’amministrazione comunale chiese all’Opera degli Ospizi la possibilità di sistemare a giardino la piazza, poi un anno dopo decise di avviare le pratiche per espropriare la servitù di prospetto a favore dell’Ospizio per costruire nella piazza un Teatro visto che «Viareggio non ha un teatro degno che valga ad accrescere le attrattive della città».

Poi, fra i progetti che interessarono la piazza ricordiamo, nel 1931, l’idea d’innalzare sulla spiaggia due Fasci Littori dell’altezza di 5 metri e, nel 1932, di collocare nella piazza un monumento ai Caduti del Mare con annessi locali ad uso negozi.

Infine si giunse al progetto di sistemazione della piazza studiato dall’architetto fiorentino Raffaello Brizzi in collaborazione con l’ing. Alfredo Belluomini, che prevedeva al centro la realizzazione di una fontana “spettacolare” . La fontana fu inaugurata il 28 ottobre 1933, ma per la messa a punto dell’ingegnoso meccanismo furono necessarie numerose prove. La prima fu fatta il 30 agosto di quell’anno e destò meraviglia e stupore negli spettatori. Della realizzazione dei magici giochi d’acqua e di luce, che costituivano gli effetti speciali della fontana, fu incaricato l’ing. Giuseppe Carignani, figlio di Carlo Carignani, compositore e direttore d’orchestra che fu amico d’infanzia di Giacomo Puccini, frequentando con lui l’Istituto musicale Giovanni Pacini di Lucca, oggi Istituto Superiore Luigi Boccherini.

Oggi, possiamo apprendere come funzionavano gli “effetti luminosi” grazie ad un dettagliato resoconto giornalistico: «Il getto centrale contornato da cinque getti viene illuminato da quattro fari stagni entro ognuno dei quali vi sono quattro riflettori parabolici a specchio, una lampada da 1500 candele e infine un vetro dello spessore adatto a resistere al calore. Dobbiamo rallegrarci con l’ing. Carignani, che ha curato anche la parte idraulica, perché l’effetto ottenuto con queste lame d’acqua nervate al centro è veramente nuovo e bello. Passiamo ora ad esaminare il funzionamento degli apparecchi per il cambiamento di colore. L’apparecchio automatico, mentre aumenta la tensione gradatamente su un gruppo di fari che danno egual colore, la diminuisce contemporaneamente sull’altro gruppo, sicché le lampade continuamente e gradatamente si accendono e si spengono e quindi i colori variano, dando luogo a effetti luce veramente interessanti».

L’ing. Carignani concepì questo progetto con l’intento di creare una sinfonia di colori «così come i musicisti ottengono degli effetti armonici con le sinfonie delle loro musiche». Oggi, guardando la fontana, è difficile immaginare lo spettacolo che colpiva il folto pubblico che frequentava la piazza che magnificamente si apriva sul mare come l’ideale prolungamento della Passeggiata.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web