Il Tirreno

Versilia

Tragedia del Canadair, quattro alla sbarra

di Melania Carnevali
Tragedia del Canadair, quattro alla sbarra

Inizia oggi, dopo 12 anni, il processo per l’incidente aereo in cui persero la vita due piloti che stavano spegnendo un rogo

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VITTORIA APUANA. Inizierà oggi, dopo dodici anni, il processo per la tragedia del Canadair in cui persero la vita due piloti appena diventati comandanti: Stefano Bandini, teramano di 38 anni, e Claudio Rosseti, 44enne di Siena. Si schiantarono su una villetta di Vittoria Apuana, dopo aver centrato un cavo della linea elettrica e guidato per oltre cinque chilometri l’aereo in fiamme. Volevano evitare una strage e, per questo, nel dicembre 2005 l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, li insignì della medaglia d’oro al valor civile alla memoria.

Adesso, però, quattro persone dovranno rispondere di disastro aereo colposo, perché, per imprudenza, imperizia e negligenza e in violazioni di legge e regolamenti in materia di incendi boschivi, avrebbero causato la caduta del Canadair. Sono: Enrico Tesi, 53 anni, residente a Pistoia, responsabile della sala operativa unificata permanente di Firenze; Roveno Baldini, 63 anni, di Montignoso, in servizio alla Comunità montana con funzione di direttore delle operazioni di coordinamento tra le forze di terra con l’intervento del velivolo antincendio boschivo, Domenico Di Nardo, 52 anni, residente a Massarosa, responsabile del servizio forestazione e agricoltura della Comunità montana Alta Versilia che, quel giorno, faceva da intermediario via radio tra il direttore delle operazioni, il pilota del Canadair e la sala operativa unificata a Firenze, e Luciano Zanardi, di Roma, in qualità di responsabile del centro operativo aereo unificato, che ha il compito di garantire e coordinare sul territorio nazionale le attività aeree di spegnimento con la flotta antincendio dello Stato.

È il 18 marzo 2005, quando sulle colline di Ripa scoppia un incendio. Alle 16.28 Bandini e Rosseti partono da Ciampino a bordo del Canadair e un’ora dopo arrivano sopra il cielo della Versilia. Fanno alcuni giri di ricognizione, poi iniziano i viaggi per sganciare l’acqua sulle fiamme. Ne fanno due. Al terzo, centrano un traliccio. Un cavo elettrico buca il galleggiante, poi cade su una semiala e la squarcia, trascinando via un pezzo di serbatoio. Inizia a uscire il carburante, scoppia un incendio nel motore. I due piloti rimangono a bordo e spingono il proiettile infuocato lontano dalla clinica San Camillo. E poi precipitano, insieme al mezzo, al numero civico 15 di via Cellini, a Vittoria Apuana. La villa è vuota. I due piloti, invece, non ce la fanno. La procura di Lucca apre un’inchiesta e la chiude sbrigativamente poco dopo, sostenendo che i due piloti avessero bevuto prima di mettersi in volo.

Dopo dodici anni di indagini, perizie, istanze, due richieste di archiviazione e altrettante riaperture di indagine, si scopre che non è così. I due non hanno bevuto.

Il pm, Lucia Rugani, ha individuato cause precise dell’incidente. Anzitutto l’orario. Secondo l’accusa, sia Zanardi sia Tesi avrebbero dovuto calcolare che il Canadair, partendo da Ciampino, sarebbe arrivato in Versilia quasi al tramonto. Troppo tardi quindi. Inoltre entrambi, come pure Baldini, avrebbero dovuto verificare che, sul luogo dell’incendio, ci fossero sistemi di comunicazione funzionanti ed efficienti. Così non è stato. La radio Tbt non funzionava, ma nessuno dei tre, nonostante mancasse la comunicazione tra l’aereo e gli operatori a terra, ha sospeso le operazioni di volo. Inoltre, Baldini e Di Nardo, sempre secondo la ricostruzione del pm, avrebbero dovuto accertarsi che l’elettrodotto su cui poi i due si sono schiantati, fosse disattivato. E, invece, anche in questo caso, così non è stato.

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