La manifestazione
Due ex dirigenti del Comune imputati di abuso d’ufficio
Chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Raffaelli e Nieri per l’acquisto di una porzione dell’ex sede della circoscrizione Marco Polo: un’operazione costata 450mila euro alle casse pubbliche
VIAREGGIO. Udienza preliminare oggi (27 ottobre) per i due ex dirigenti del Comune di Viareggio – Riccardo Raffaelli (lavori pubblici) e Maurizio Nieri (ragioniere capo, oggi a Forte) – imputati di abuso d’ufficio in concorso. La vicenda è quella dell’acquisto da parte del Comune, mai concluso, «di un immobile facente parte di più ampio fabbricato già sede della circoscrizione Marco Polo, di proprietà della Marco Polo Invest Srl» come ricorda la relazione dell’ispettore Luciano Cimbolini (ministero dell’economia e finanze), ciliegina sulla torta del dissesto dei conti del Comune di Viareggio.
Da quell’ispezione, e relativa relazione, è nata l’indagine che la Procura di Lucca ha affidato alla guardia di finanza di Lucca. I capi di imputazione per i due ex dirigenti (Nieri è difeso dall’avvocato Riccardo Carloni, Raffaelli dall’avvocato Enrico Marzaduri) sono una delle “puntate” dell’inchiesta. Che vede il pubblico ministero Lucia Rugani contestare ad entrambi di «aver intenzionalmente procurato a Enzo Giannecchini un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistente nel pagamento di 450mila euro, nel corso del 2011».
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L’amministrazione è quella di Luca Lunardini (centrodestra) ed il consiglio comunale approva l’operazione con le delibere 49 e 71 del 2011. «L’acquisizione dell’immobile – ricorda l’ispettore del Ministero delle finanze – è finalizzata alla realizzazione di progetti elaborati dall’Ufficio tecnico comunale». E qui è impossibile non ricordare l’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca sui troppi incentivi alla progettazione pagati e riscossi per opere mai realizzate. L’operazione, in totale, avrebbe avuto un costo di 889mila euro. Il 27 dicembre 2011 viene stipulato il preliminare di compravendita. Gli atti – si legge nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare di fronte al giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci – «sono due, con due società: “Diamond Srl” e “Marco Polo Invest Srl”, entrambe riconducibili ad Enzo Giannecchini». Solo che «ai contratti stipulati non seguivano, alle scadenza pattuite, i contratti definitivi. Ed il Comune rimaneva inerte».
Il contratto con la “Diamond” era relativo alla compravendita di aree per insediamenti produttivi in zona Pip1 (Comparini): 775.170 euro che sarebbero stati destinati al pagamento dell’operazione con la “Marco Polo Invest”.
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E qui è impossibile non ricordare quanto ricostruito, all’epoca, dal “Tirreno”: il legale rappresentante della “Marco Polo Invest” era il consigliere comunale del Pdl, a Camaiore, Leonardo Marchetti. L’immobile, inoltre, era ipotecato. Una circostanza che – scrive Cimbolini – rappresenta «l’aspetto più grave». Al quale si aggiunge la considerazione per cui «l’amministrazione ha erogato una caparra per valore superiore alla metà del costo complessivo del contratto». Quando «nelle compravendite tra privati e pubbliche amministrazioni, in genere, non si riconoscono caparre. Tenuto conto che la garanzia del privato è rappresentata dal bilancio comunale e dal finanziamento dell’operazione in esso prevista».
Il lavoro di indagine dei militari della guardia di finanza ha portato a dettagliare ulteriormente l’accusa: «Raffaelli e Nieri omettevano di intraprendere qualsiasi azione giudiziale o attività extragiudiziale per l’adempimento dei contratti e/o il risarcimento del danno, sebbene i due contratti fossero economicamente collegati tra loro. E nonostante il Comune avesse versato, contestualmente alla stipulazione del secondo preliminare, ad Enzo Giannecchini la somma di 450. 000 euro a titolo di caparra”. Lo stesso Comune, viene ricordato dalla Procura, che poi “aveva ritenuto non idoneo l’immobile di via Repaci, poi comunque inserito nel Piano triennale di investimenti del Comune su iniziativa di Raffaelli che non specificava la destinazione pubblica».
Quando ormai si è fatto il 2014 Raffaelli «disponeva l’eliminazione dai residui attivi del bilancio 2013 del credito di 775. 170 euro, credito derivante dalla programmata vendita dell’area Pip1 alla “Diamond” già indicato nei residui attivi dei bilanci per le annualità 2011 e 2012 con la motivazione: Somma di dubbia esigibilità. Eliminare. L’ufficio sta comunque attivando le procedure necessarie per tentare di pervenire alla conclusione della cessione». Questo sulla carta. Perché, scrive la Procura, «alcuna attività era stata espletata per ottenere l’adempimento del contratto e il pagamento del credito».
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