La protesta
Pietrasanta, no del prete al funerale: «Di domenica non si fa»
di Luca Basile
I familiari della contradaiola dell’Africa-Macelli morta venerdì scorso hanno dovuto celebrare il rito funebre nella cappellina della Croce Verde
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PIETRASANTA. «Come si può scegliere un giorno per morire? Ho solo rabbia e dolore dentro di me». Angelo Rovai parla con filo di voce: sua moglie, Laura Bresciani, è morta, dopo una lunga malattia, venerdì scorso, all’età di 56 anni. Nella giornata di ieri è stata cremata: nel mezzo, ci sono però stati tre giorni terribili per la famiglia Rovai. «Volevamo celebrare il suo funerale nella chiesa dove ci eravamo sposati: quella dei Frati, dedicata a san Francesco. Ma il parroco – don Francesco Parrini, ndr – ha detto di no. Il motivo? A suo dire la domenica, giorno scelto per la cerimonia, non si fanno messe per funerali. Così come non si celebrano matrimoni. Ci ha così negato la chiesa, appellandosi a non so quale indicazione della Curia e offrendo il lunedì come prima data utile per la cerimonia funebre. Ma lunedì – ieri – Laura doveva essere cremata e poi non volevamo tenerla 3 giorni nella camera mortuaria. Alla fine il funerale lo abbiamo fatto nella cappellina della Croce Verde: un luogo di culto piccolissimo, che non poteva accogliere tutti coloro, ed erano tanti, che volevano dare un ultimo abbraccio a mia moglie. A me tutto questo – dice Rovai – non sembra giusto. La casa del Signore, per chi è credente, deve accogliere nel giorno dell’addio chiunque, a prescindere se è domenica o meno. Don Francesco – continua Rovai – alla mia esplicita richiesta di spiegazioni ha risposto che il Signore, la domenica, si riposa. Ed io, ascoltando quelle parole, ho perso il controllo: eravamo al telefono, ho cominciato a urlare, a dire parole che a mente fredda non avrei detto. E infatti gli ho chiesto scusa. Ma lo stupore e l’amarezza restano».
Angelo e don Francesco si sono poi incontrati e parlati, sabato scorso. «È venuto all’ospedale Versilia, a dare un’ultima benedizione alla mia Laura: io non ce l’ho con lui, ma davvero non capisco. Questa non è la chiesa in cui noi ci riconosciamo. Dopo una vivace telefonata con il presidente della contrada Africa-Macelli Emiliano Bibolotti, sempre nella giornata di sabato, don Francesco ha fatto un piccolo passo indietro, dicendo che avrebbe aperto le porte, sempre di domenica, della chiesa dei Frati: ma ormai era tardi. I manifesti mortuari erano già stati stampati, così tutta la gente sapeva che la cerimonia sarebbe stata officiata nella cappellina della Croce Verde. Ma perché quel sì, eventuale, tardivo? Perché negare la chiesa con tanta risolutezza e con motivazioni inaccettabili? Lo ribadisco: non si può scegliere un giorno per morire: ci vuole comprensione e sensibilità nel momento del dolore. Soprattutto da parte di un religioso».
Angelo e don Francesco si sono poi incontrati e parlati, sabato scorso. «È venuto all’ospedale Versilia, a dare un’ultima benedizione alla mia Laura: io non ce l’ho con lui, ma davvero non capisco. Questa non è la chiesa in cui noi ci riconosciamo. Dopo una vivace telefonata con il presidente della contrada Africa-Macelli Emiliano Bibolotti, sempre nella giornata di sabato, don Francesco ha fatto un piccolo passo indietro, dicendo che avrebbe aperto le porte, sempre di domenica, della chiesa dei Frati: ma ormai era tardi. I manifesti mortuari erano già stati stampati, così tutta la gente sapeva che la cerimonia sarebbe stata officiata nella cappellina della Croce Verde. Ma perché quel sì, eventuale, tardivo? Perché negare la chiesa con tanta risolutezza e con motivazioni inaccettabili? Lo ribadisco: non si può scegliere un giorno per morire: ci vuole comprensione e sensibilità nel momento del dolore. Soprattutto da parte di un religioso».
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