Sicurezza
Nicolina, il governo vuole vederci chiaro
di Donatella Francesconi
Il sottosegretario Ferri: un buco nella pratica di affidamento
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VIAREGGIO. «È giusto che si ricostruisca tutto l’iter della vicenda della famiglia di Nicolina Pacini, con il Tribunale dei minori di Bari, con la Procura presso il Tribunale, con i servizi sociali, le forze di polizia». E non c’è dubbio che i legali della famiglia della ragazzini uccisa a 15 anni in Puglia, un mese fa, prenderanno molto sul serio del dichiarazioni che Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia, ha rilasciato ieri al “Tirreno”. Dopo che il presidente del Tribunale dei minori di Bari, Riccardo Greco, ha dichiarato: «Ad aver violato il provvedimento del Tribunale per i minorenni di Firenze è stata proprio la mamma, che li ha lasciati ed andata via», quando - un mese prima della tragedia - è tornata da sola a Viareggio per riprendersi una vita che la lunga relazione con l’omicida della figlia aveva pesantemente segnato. Ferri si è sentito con Greco e commenta: «Credo che siano state male interpretate le parole del presidente...».
E qui occorre ricordare altre parole, quelle dello studio legale Gelsomina Cimino che difende la famiglia di Nicolina: l’affidamento ai nonni non c’è. L’ultimo atto ufficiale che riguarda Donatella Rago ed i suoi due figli è la presa d’atto del Tribunale dei minori di Firenze che, così si legge, "dal novembre 2011 la madre si era allontanata con i figli recandosi dai propri genitori" in Puglia. Da qui in poi il buio, fino alla tragedia. Quando lo studio legale cerca l’atto formale di affidamento dei bambini ai nonni materni e la carta non salta fuori.
Eppure la madre dei ragazzi arriva a Viareggio da sola, nell’agosto scorso, «perché gli è stato negato di portare via i nostri figli», racconta Ezio Pacini, padre dei ragazzi: «Donatella aveva avvisato i servizi sociali che li avrebbe portati a Viareggio. ma si è sentita rispondere “no, stanno qua”».
Il sottosegretario spiega di non «ravvedere, nella vicenda, responsabilità dei magistrati di Bari», ma ammette: «C’è stata un’interruzione nel percorso che ha riguardato i due minori. E questo deve farci riflettere, perché qualcosa evidentemente non ha funzionato. Madre e figli andavano tutelati». Come è presto detto: «Anche con una segnalazione più attenta da parte dei servizi sociali alle autorità competenti». E, aggiungge Ferri, «andava sollecitato ed ottenuto un provvedimento nuovo del Tribunale dei minori in Puglia». Andava segnalato che la situazione del nucleo familiare era mutato, che c’era un compagno della madre, che c’erano state delle violenze, che - infine - la madre si era allontanata ed erano arrivate ai carabinieri competenti in Puglia le denunce dei genitori di Nicolina, trasmesse dall’Arma di Viareggio. «Quello che è intercorso dal 2013 alla morte della ragazzina», sono ancora le parole del sottosegretario, «è un vuoto andava colmato. E tutti sono chiamati alla responsabilità».
Italia 2017, quella dei salvataggi delle banche. Quella in cui sul fronte giustizia di apprende che «dobbiamo rafforzato il collegamento tra i vari uffici giudiziari che si occupano dei minori, ci stiamo investendo. È assurdo che mentre puntiamo tutto sulla tecnologia, poi tra uffici non si comunica. Il caso di Nicolina ci ha scosso: faremo di tutto perché non succeda più. Lo dobbiamo a lei».
E qui occorre ricordare altre parole, quelle dello studio legale Gelsomina Cimino che difende la famiglia di Nicolina: l’affidamento ai nonni non c’è. L’ultimo atto ufficiale che riguarda Donatella Rago ed i suoi due figli è la presa d’atto del Tribunale dei minori di Firenze che, così si legge, "dal novembre 2011 la madre si era allontanata con i figli recandosi dai propri genitori" in Puglia. Da qui in poi il buio, fino alla tragedia. Quando lo studio legale cerca l’atto formale di affidamento dei bambini ai nonni materni e la carta non salta fuori.
Eppure la madre dei ragazzi arriva a Viareggio da sola, nell’agosto scorso, «perché gli è stato negato di portare via i nostri figli», racconta Ezio Pacini, padre dei ragazzi: «Donatella aveva avvisato i servizi sociali che li avrebbe portati a Viareggio. ma si è sentita rispondere “no, stanno qua”».
Il sottosegretario spiega di non «ravvedere, nella vicenda, responsabilità dei magistrati di Bari», ma ammette: «C’è stata un’interruzione nel percorso che ha riguardato i due minori. E questo deve farci riflettere, perché qualcosa evidentemente non ha funzionato. Madre e figli andavano tutelati». Come è presto detto: «Anche con una segnalazione più attenta da parte dei servizi sociali alle autorità competenti». E, aggiungge Ferri, «andava sollecitato ed ottenuto un provvedimento nuovo del Tribunale dei minori in Puglia». Andava segnalato che la situazione del nucleo familiare era mutato, che c’era un compagno della madre, che c’erano state delle violenze, che - infine - la madre si era allontanata ed erano arrivate ai carabinieri competenti in Puglia le denunce dei genitori di Nicolina, trasmesse dall’Arma di Viareggio. «Quello che è intercorso dal 2013 alla morte della ragazzina», sono ancora le parole del sottosegretario, «è un vuoto andava colmato. E tutti sono chiamati alla responsabilità».
Italia 2017, quella dei salvataggi delle banche. Quella in cui sul fronte giustizia di apprende che «dobbiamo rafforzato il collegamento tra i vari uffici giudiziari che si occupano dei minori, ci stiamo investendo. È assurdo che mentre puntiamo tutto sulla tecnologia, poi tra uffici non si comunica. Il caso di Nicolina ci ha scosso: faremo di tutto perché non succeda più. Lo dobbiamo a lei».
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