Il Tirreno

Versilia

Una carriera straordinaria: premiato Romano

Una carriera straordinaria: premiato Romano

Lui ringrazia e rilancia: «Io, mio figlio Roberto e mia moglie Franca pensiamo sempre al futuro»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Romano sorride. Il premio alla carriera non se lo aspettava. E ci gioca un po’ sopra. «Perché i riconoscimenti alla carriera premiano in qualche modo il passato. Noi invece pensiamo al futuro».

Questo giovane di 74 anni ha l’entusiasmo di un ragazzino. Lo stesso entusiasmo di quando il 15 aprile del 1966 aprì “Da Romano”, rilevando una vecchia rosticceria in via Mazzini. Molti ricordano le feste per il mezzo secolo, con tanto di riconoscimento da parte del sindaco Giorgio Del Ghingaro, sensibile nel riconoscere le eccellenze cittadine. «Io, mio figlio Roberto, mia moglie Franca pensiamo sempre al futuro».

E così Davide Paolini sul Sole 24 Ore esalta i piatti di Franca Checchi, ma intanto la famiglia ha puntato molto su Andrea Papa, giovanissimo chef (solo ventisette anni) che ha affiancato la signora dei fornelli in cucina. Merito di Papa qualche piatto nuovo che è già un classico come gli spaghetti alle vongole 2.0.

E ancora una volta i Franceschini – sono saliti sul palco della Leopolda padre e figlio – si godono l’ennesimo premio. Loro che hanno già le tre forchette del Gambero Rosso (da indiscrezioni, confermatissime anche per il 2018) e la stella Michelin. Che arrivò nel 1984, una delle più longeve in Toscana, forse seconda solo a Pinchiorri a Firenze. Perché di tempo ne è passato in questi anni: i fasti di Tito nei Sessanta e Settanta, quelli del Patriarca negli anni Ottanta, l’epopea dell’Oca Bianca nel Novanta. Tutti locali che non hanno resistito all’usura dei patron, da Sergio Biagini a Enzo Brocchini. I Franceschini sono rimasti sempre lì, al pezzo. Migliorando giorno dopo giorno, lanciando nuovi piatti che sono diventati evergreen. Come i calamaretti ripieni di verdure e crostacei, imitati in tutto il mondo. Come gli sparnocchi al miele con i carciofi fritti. Hanno resistito alle mode (anzi le hanno imposte) e anche al degrado della città e soprattutto della disperata via Mazzini, lato stazione. Resistere significa tenere aperto a mezzogiorno oltre che la sera, quando tanti locali, per carenza di clienti, hanno definitivamente abbandonato il pranzo. Loro no. «E se devo presenziare a qualche manifestazione – precisa Franceschini seniore – preferisco chiudere. Perché il cliente quando entra da Romano sa che ci trova sempre Romano».

Il ragazzino era sveglio fin da quando lasciò la natia Montecarlo ed un futuro da contadino per fare il garzone da Rizieri in piazza del Comune. «Dormivo in una camera non lontana dal forno, ma resistevo. Tanti ragazzotti viareggini dopo pochi giorni invece abbandonavano». La tempra era e resta quella. Sorriso, ma risposta sempre pronta. Poche sere fa si presenta un cliente, abbastanza sprovveduto, che ordina una bistecca. «Ma guardi che il nostro cavallo di battaglia è il pesce» gli spiega soave senza scomporsi.

Perde il suo sorriso solo quando ricorda vecchi amici di grandi battaglie (per la difesa della cucina italiana quando spopolava la nouvelle cuisine). Come Sauro Brunicardi, il patron della Mora di Ponte a Moriano. Scomparso in circostanze tragiche e ora un po’ dimenticato da tutti.

Romano alle 9 è già sul molo e poi fa il giro dei fornitori, dal pesce alle verdure. In questi giorni è preoccupato perché il tartufo bianco è carissimo (quattromila euro al chilo) ma soprattutto, vista la stagione, non è di grande qualità. «Però la gente me lo chiede. Soprattutto mi chiede un piatto che non posso togliere dal menù: il filetto di sogliola su letto di patate e tartufo di San Miniato». Qui c’è tutta la sua Toscana, a partire dalle sogliole nostrali, saporitissime, per continuare con le patate.

Romano ricorda le grandi famiglie toscane che vengono a festeggiare le ricorrenze più importanti. Ma lui è veramente glocal. Non a caso da una quindicina d’anni Wine Spectator, la bibbia Usa del vino, lo inserisce nell’elenco delle migliori cantine del mondo. Grande cucina, grandi vini, grande amore per il mestiere e per la città che lo accolse oltre mezzo secolo fa. Difficile, dunque, non essere d’accordo su questo premio. Che sia alla carriera o al futuro. (i.a.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca