Il Tirreno

Versilia

Ristoratore uccise il fratello: la pena viene ridotta

di Claudio Vecoli
Ristoratore uccise il fratello: la pena viene ridotta

Uccise il fratello Mario a colpi di pistola: in appello il giudice scenda di 2 anni e 4 mesi. Confermati gli arresti domiciliari

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VIAREGGIO. Ha atteso la sentenza in aula, in silenzio, a fianco dei suoi legali. Poi, quando il giudice ha letto il verdetto, ha tirato un sospiro di sollievo. Dal processo di appello per l’omicidio del fratello, Nicola Guidotti esce infatti con uno sconto di pena di due anni e quattro mesi: la condanna pronunciata a Lucca in primo grado a 15 anni e 4 mesi resta sempre un macigno, ma si è fatta un po’ meno pesante. Ora dovrà scontare (e in parte, da quel lontano 20 giugno 2015, li ha già scontati) tredici anni di reclusione. E - particolare di non poco conto - potrà farlo a casa, visto che il giudice ha confermato sia gli arresti domiciliari che il permesso di recarsi sul luogo di lavoro.

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La prima Corte di appello di Firenze presieduta da Andrea Riccucci ha infatti deciso di accogliere il concordato presentato dagli avvocati Riccardo Carloni e Massimo Landi e sottoscritto dal sostituto procuratore generale Vilfredo Marziani con il quale viene accolto uno dei motivi per i quali la difesa di Nicola Guidotti aveva presentato appello (la prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti), ma rinunciando agli altri due elementi su cui faceva perno la strategia difensiva (la semi infermità mentale e la provocazione). Insomma, una sorta di patteggiamento grazie al quale accusa e difesa trovano un accordo di compromesso. Uno strumento – quello del concordato in appello – reintrodotto dalla recentissima riforma del processo penale diventata legge lo scorso agosto e che ha trovato una delle sue primissime applicazioni alla Corte d’Appello di Firenze proprio in occasione del processo Guidotti.

Sulla colpevolezza di Nicola Guidotti, del resto, non ci sono mai stati dubbi di sorta. Che ad uccidere a colpi di pistola il fratello Mario nel tardo pomeriggio del 20 giugno di due anni fa fosse stato lui è stato chiaro fin dagli attimi immediatamente successivi all’omicidio. Dopo l’ennesimo litigio fra i due fratelli, infatti, Nicola si presentò di fronte al ristorante “Il mezzo marinaio”– frequentato locale di fianco al Palazzetto dello sport che Nicola gestiva e in cui Mario lavorava da tempo – e, armato con la pistola che deteneva regolarmente, fece fuoco più volte uccidendolo sul colpo. Un delitto che scosse profondamente la Darsena e più in generale la città, visto che i due fratelli erano conosciutissimi. E fin da allora in molti presero in qualche modo le difese dell’omicida, che veniva spesso descritto come continuamente provocato dal fratello.

La vicenda processuale che ne è seguita ha ruotato proprio intorno al rapporto burrascoso fra Nicola e Mario. Nel corso delle indagini è infatti emerso che quest’ultimo si era reso responsabile di alcuni ammanchi di denaro dalla cassa del ristorante. E che il fratello, malgrado tutto, lo aveva sempre tenuto al lavoro con sé, superando i litigi sempre più frequenti legati non solo a questioni economiche. Continue provocazioni che i difensori di Nicola Guidotti hanno cercato di far valere sia in primo grado che in appello. Ipotizzando anche una semi infermità mentale dell’omicida, che una perizia ha stabilito soffrire di disturbi mentali. A questi elementi, nel corso del processo, si è aggiunto anche il pentimento più volte manifestato dall’omicida per il gesto di cui si era reso responsabile.

Adesso arriva la sentenza di secondo grado che riduce di due anni e tre mesi la pena da scontare per Nicola Guidotti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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