Sicurezza
Il Piano della telefonia atteso 10 anni
di Donatella Francesconi
La bozza presentata ieri a comitati ed associazioni. Obiettivo l’adozione in consiglio il 30 ottobre per uno stop ai gestori
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VIAREGGIO. Atteso da dieci anni, presentato ieri a comitati ed associazioni ambientaliste, destinato ad approdare in consiglio comunale - per l’adozione - il 30 ottobre prossimo. È il Piano della telefonia o Programma comunale degli impianti di radiocomunicazione (il nome ufficiale). Lo scopo è definire, dall’approvazione ai prossimi tre anni, dove i gestori della telefonia possono o non possono installare le loro antenne. Con un punto fermo, ci tiene a chiarire subito l’assessore all’ambiente Federico Pierucci: «Noi di pali non ne vorremmo veder tirare su». Preferendo la condivisione delle stesse antenne per l’implementazione del servizio. Il documento - ricorda Pierucci - è frutto del confronto con le compagnie telefoniche che su Viareggio si sono fatte fin qui avanti. Sul territorio comunale sono presenti: - Tim (13 impianti); Tre (H3G, 9 impianti); Vodafone (15); Wind (12) ; Linkem (2) .
Vecchi impianti, quelli già esistenti, e nuove “voglie” dei gestori della telefonia da tenere a bada: «Di 38 richieste di implementazione - spiega ancora l’assessore - ne abbiamo tagliate 27 per quest’anno. Non è poco».
Entro venerdì di questa settimana, l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro attende da comitati ed associazioni «la segnalazione di eventuali errori macroscopici od inesattezze. Fatto questo, il documento andrà in commissione ambiente, ed assicuro i consiglieri che lo vedranno per tempo, e poi all’adozione del consiglio, il 30 ottobre. Un’adozione necessaria per bloccare l’implementazione richiesta dai gestori. Poi, una volta adottato, il documento passerà alla fase delle osservazioni». E, successivamente, ci sarà anche l’approvazione definitiva.
Tra gli elementi che Pierucci tiene a mettere in evidenza il fatto che «abbiamo finalmente la prima mappatura totale degli impianti su tutto il territorio di Viareggio. Sia quelli su aree pubbliche che quelli in aree private». Ma non solo. Perché nella realizzazione del testo finale - al momento solo in bozza - è stata coinvolta l’università di Firenze, con il contributo del professor Gianfranco Cellai, responsabile del Laboratorio di fisica ambientale per la qualità edilizia, Dipartimento di ingegneria industriale della stessa università. Un passaggio che ha portato il Comune a fare una scelta tecnica precisa: «Abbiamo effettuato una simulazione di tutti gli impianti in funzione a portata massima. Là dove (“aree critiche”, è la definizione) il risultato ha dato la sovrapposizione dei carichi oltre la misura di 5,5 volte per metro (al di sotto del limite fissato dalla normativa) difficilmente saranno implementabili le stazioni radio base».
Tra le scelte che il nuovo Piano della telefonia contiene c’è anche quella di estendere il concetto di “aree sensibili”, sono ancora le parole di Pierucci: «La normativa indica che può essere esclusa l’installazione “sopra” luoghi sensibili. Nel piano abbiamo scelto di definire, invece, una fascia cautelativa di 50 metri dalle pertinenze delle stessa aree, prevalentemente scuole e strutture socio-sanitarie».
Il rapporto con l’università di Firenze, aggiunge Pierucci, «è stato decisivo anche per un altro passaggio, quello dei parametri di valutazione per le scelte che si andranno a fare». Ogni aspetto ambientale considerato - si legge nel documento - «viene valutato mediante sette criteri, pesati tramite un punteggio assegnato. Il valore complessivo dell’impatto atteso viene calcolato con la media aritmetica dei valori ottenuti, come evidenziato nella “Matrice di valutazione complessiva”». Una definizione di parametri il più possibile oggettivi, in qualche modo “certificati” dal lavoro degli esperti, così da offrire un riparo il più possibile solido immaginando possibili ricorsi al Tribunale amministrativo. Saranno dunque presi in considerazione, con la scala di punteggio relativa: portata dell’impatto; probabilità dell’impatto; durata; frequenza; reversibilità; carattere cumulativo; complessità; valutazione di impatto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Vecchi impianti, quelli già esistenti, e nuove “voglie” dei gestori della telefonia da tenere a bada: «Di 38 richieste di implementazione - spiega ancora l’assessore - ne abbiamo tagliate 27 per quest’anno. Non è poco».
Entro venerdì di questa settimana, l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro attende da comitati ed associazioni «la segnalazione di eventuali errori macroscopici od inesattezze. Fatto questo, il documento andrà in commissione ambiente, ed assicuro i consiglieri che lo vedranno per tempo, e poi all’adozione del consiglio, il 30 ottobre. Un’adozione necessaria per bloccare l’implementazione richiesta dai gestori. Poi, una volta adottato, il documento passerà alla fase delle osservazioni». E, successivamente, ci sarà anche l’approvazione definitiva.
Tra gli elementi che Pierucci tiene a mettere in evidenza il fatto che «abbiamo finalmente la prima mappatura totale degli impianti su tutto il territorio di Viareggio. Sia quelli su aree pubbliche che quelli in aree private». Ma non solo. Perché nella realizzazione del testo finale - al momento solo in bozza - è stata coinvolta l’università di Firenze, con il contributo del professor Gianfranco Cellai, responsabile del Laboratorio di fisica ambientale per la qualità edilizia, Dipartimento di ingegneria industriale della stessa università. Un passaggio che ha portato il Comune a fare una scelta tecnica precisa: «Abbiamo effettuato una simulazione di tutti gli impianti in funzione a portata massima. Là dove (“aree critiche”, è la definizione) il risultato ha dato la sovrapposizione dei carichi oltre la misura di 5,5 volte per metro (al di sotto del limite fissato dalla normativa) difficilmente saranno implementabili le stazioni radio base».
Tra le scelte che il nuovo Piano della telefonia contiene c’è anche quella di estendere il concetto di “aree sensibili”, sono ancora le parole di Pierucci: «La normativa indica che può essere esclusa l’installazione “sopra” luoghi sensibili. Nel piano abbiamo scelto di definire, invece, una fascia cautelativa di 50 metri dalle pertinenze delle stessa aree, prevalentemente scuole e strutture socio-sanitarie».
Il rapporto con l’università di Firenze, aggiunge Pierucci, «è stato decisivo anche per un altro passaggio, quello dei parametri di valutazione per le scelte che si andranno a fare». Ogni aspetto ambientale considerato - si legge nel documento - «viene valutato mediante sette criteri, pesati tramite un punteggio assegnato. Il valore complessivo dell’impatto atteso viene calcolato con la media aritmetica dei valori ottenuti, come evidenziato nella “Matrice di valutazione complessiva”». Una definizione di parametri il più possibile oggettivi, in qualche modo “certificati” dal lavoro degli esperti, così da offrire un riparo il più possibile solido immaginando possibili ricorsi al Tribunale amministrativo. Saranno dunque presi in considerazione, con la scala di punteggio relativa: portata dell’impatto; probabilità dell’impatto; durata; frequenza; reversibilità; carattere cumulativo; complessità; valutazione di impatto.
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