Toscana
le indagini
Tutto confermato in primo grado ma il lavoro doveva continuare
VIAREGGIO. L’ex nostromo del porto, condannato in primo grado a tre anni di reclusione, due uomini di banchina per due società diverse che hanno patteggiato un anno ciascuno. Ed oggi la condanna dell’...
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VIAREGGIO. L’ex nostromo del porto, condannato in primo grado a tre anni di reclusione, due uomini di banchina per due società diverse che hanno patteggiato un anno ciascuno. Ed oggi la condanna dell’ex pilota del porto, a due anni e sei mesi. Ha fatto “strike” l’inchiesta dei carabinieri, Nucleo investigativo di Lucca, che si proponeva - nero su bianco - di non terminare alla vicenda, pur eclatante, delle mazzette. Perché da lì al giro di guadagni illeciti che le banchine pubbliche garantivano era stato un attimo. E se in Capitaneria si arrivò perfino, con consultazioni ad alto livello, a commissionare a personale della sicurezza privata la “caccia” alle cimici che si riteneva l’Arma avesse potuto installare negli uffici, significa che quell’indagine poteva salire molti gradini.
D’altra parte lo si legge bene in una delle informative: «Le indagini e le ricerche di questa polizia giudiziaria dovrebbero mirare ad obiettivi nuovi: dopo avere appurato se determinati fatti delittuosi esistessero realmente nel porto di Viareggio, sarebbe ora necessario stabilire perché fossero possibili». Lungo le banchine, nelle stanze della Capitaneria - che oggi vede un Ufficio nostromi incisivo e rispettato -, in quelle del Municipio di Viareggio che all’epoca aveva il governo del demanio marittimo portuale, e lungo l’intera catena di comando e direttiva. Tra amministrazione, politica ed impresa. Come metterà in luce l’indagine dei carabinieri su escavo, rifiuti, lavori pubblici e relative spartizioni di denaro a più livelli, grazie alle tante testimonianze raccolte tra le due inchieste, e a chi ha continuato a collaborare con la giustizia senza farsi intimidire. In un clima di fiducia costruita dai carabinieri, sul campo, passo dopo passo. (d.f.)
D’altra parte lo si legge bene in una delle informative: «Le indagini e le ricerche di questa polizia giudiziaria dovrebbero mirare ad obiettivi nuovi: dopo avere appurato se determinati fatti delittuosi esistessero realmente nel porto di Viareggio, sarebbe ora necessario stabilire perché fossero possibili». Lungo le banchine, nelle stanze della Capitaneria - che oggi vede un Ufficio nostromi incisivo e rispettato -, in quelle del Municipio di Viareggio che all’epoca aveva il governo del demanio marittimo portuale, e lungo l’intera catena di comando e direttiva. Tra amministrazione, politica ed impresa. Come metterà in luce l’indagine dei carabinieri su escavo, rifiuti, lavori pubblici e relative spartizioni di denaro a più livelli, grazie alle tante testimonianze raccolte tra le due inchieste, e a chi ha continuato a collaborare con la giustizia senza farsi intimidire. In un clima di fiducia costruita dai carabinieri, sul campo, passo dopo passo. (d.f.)
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