Sicurezza
Polemiche al Carnevale, Fabrizio Galli: «Sull’alcol sopra ai carri usiamo il buon senso»
Il costruttore interviene sull’introduzione del divieto di bere alle maschere dei carri. «Tenere sotto controllo gli eccessi, ma il corso non è la parata di Disneyland»
VIAREGGIO. «È tutta una questione di buon senso». Che «non vuol dire anarchia, ma nemmeno regolamenti sempre più rigidi e stringenti». Parla a titolo personale Fabrizio Galli, carrista di prima categoria che nei mesi passati è tornato a tirare le fila della (ri)costituenda Assocostruttori, ma sembra farsi portatore di un pensiero comune a parecchi suoi colleghi a proposito del giro di vite sul consumo di bevande alcoliche messo nero su bianco dalla Fondazione Carnevale nel nuovo bando di concorso. Un documento discusso e condiviso dai carristi stessi, sui quali ricadrà oltretutto la responsabilità dell’applicazione della norma che prevede zero alcol sulle costruzioni.
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«Mi pare evidente che da quest’anno a carico dei costruttori ci siano più oneri rispetto al passato, a partire dalla proprietà dell’opera», commenta Galli. Come a dire: anche il controllo dell’abuso di birra o vino rientrerà tra queste responsabilità. «Lo abbiamo firmato e, quindi, è stato accettato quello che vi è scritto».
Va comunque detto che negli ultimi anni si sono registrati sempre meno disagi: «Quasi tutti i carristi si sono imbattuti in situazioni più o meno spiacevoli: io, con il tempo, sono riuscito a liberarmi degli indisciplinati e di chi oltrepassava il limite, ma non ridurrei la questione esclusivamente all’alcol. L’introduzione delle coreografie, secondo me, e il rispetto di determinate regole a bordo delle costruzioni hanno fatto da deterrente. Credo sia sufficiente fare un po’ di attenzione, tenere sotto controllo i figuranti e, più, in generale, non cadere nell’eccesso. Vale anche per la Fondazione: i corsi mascherati sono indubbiamente uno spettacolo, ed è oltretutto innegabile che i carristi abbiano contribuito a migliorarne la qualità. Ma ricordiamoci che parliamo di Carnevale: non è la parata di Disneyland…».
Proprio Galli nei giorni scorsi era intervenuto scherzosamente sulla questione con un post su Facebook: «Avevo scritto ‘Sulle tribune dove siedono le autorità lo fanno l’alcol test?’. Dubito che si beva solo acqua, sicuramente scorrerà un po’ di champagne. Ma è stata mal interpretata, sembrava che volessi invitare a ubriacarsi. E invece intendevo sottolineare che a chi comanda tutto è concesso mentre è il popolo a dover sottostare alle regole».
E ancora: «Se il Carnevale rimane uno spettacolo a cui continuano ad assistere migliaia di spettatori è anche grazie a tutti quei viareggini che pagano di tasca propria il vestito del carro e partecipano alle prove della coreografie spinti dall’amore verso la manifestazione. Perché dobbiamo sempre prendere spunto da altri e non valorizzare ciò che più ci contraddistingue? Non vorrei che, avanti di questo passo, arrivassimo a mettere le transenne che separano il pubblico dai carri o a ingaggiare dei professionisti per fare le maschere. La componente popolare è irrinunciabile nel nostro Carnevale».
Tra il serio e il faceto, poi, Galli si congeda con una battuta: «E se improvvisassimo una festa all’interno degli hangar al rientro dai viale a mare dopo i corsi mascherati? Tiriamo fuori una damigiana e qualche bicchiere. Almeno lì si può bere?». Citando il titolo del complesso con cui Jacopo Allegrucci ottenne dieci anni fa il suo primo trionfo tra i carri piccoli: Arlecchin burlando dicea la verità…
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