Sicurezza
CORTE DEI CONTI
Condannata a restituire i soldi
Interprete per il tribunale aveva riferito delle indagini ai connazionali
2 MINUTI DI LETTURA
LIDO DI CAMAIORE. Era stata chiamata dalla procura del tribunale per tradurre delle intercettazione in arabo. Ma oltre a tradurle, rilevava il contenuto del suo lavoro (le traduzioni) alle persone sotto indagini, peraltro suoi connazionali. Per questo Hanane Faraji, classe 1977, originaria del Marocco ma residente a Camaiore, adesso dovrà restituire la cifra presa durante il lavoro svolto: 1. 612,08 euro (oltre gli interessi e le spese di giudizio).
Il tutto risale al periodo febbraio-luglio 2012 quando venne nominata interprete-ausiliario della polizia giudiziaria per tradurre conversazioni in arabo che erano oggetto di intercettazioni tra soggetti nei cui confronti erano in atto attività investigative. Le traduceva e poi le riferiva agli indagati. Per quei fatti, la Corte dei Conti l’ha condannata adesso a risarcire il compenso ricevuto. Violando i propri doveri di servizio, infatti, «la Faraji, unitamente al marito, tale Zanella Rossano, aveva rivelato tali circostanze ai soggetti intercettati, vanificando le operazioni messe in atto dagli investigatori». Sussiste l’elemento «soggettivo – scrive la Corte dei Conti –, nella forma più grave del dolo, atteso che il disvelamento delle attività investigative agli interessati ha irrimediabilmente pregiudicato l’esito dell’attività investigativa stessa». Ma anche «l’elemento oggettivo del danno, nella considerazione che i compensi percepiti dalla convenuta e corrisposti dall’amministrazione, risultano privi di giusta causa, e quindi inutilmente corrisposti». E infine, si legge ancora nella sentenza, «il nesso causale tra l’evento dannoso e il danno contestato».
Il tutto risale al periodo febbraio-luglio 2012 quando venne nominata interprete-ausiliario della polizia giudiziaria per tradurre conversazioni in arabo che erano oggetto di intercettazioni tra soggetti nei cui confronti erano in atto attività investigative. Le traduceva e poi le riferiva agli indagati. Per quei fatti, la Corte dei Conti l’ha condannata adesso a risarcire il compenso ricevuto. Violando i propri doveri di servizio, infatti, «la Faraji, unitamente al marito, tale Zanella Rossano, aveva rivelato tali circostanze ai soggetti intercettati, vanificando le operazioni messe in atto dagli investigatori». Sussiste l’elemento «soggettivo – scrive la Corte dei Conti –, nella forma più grave del dolo, atteso che il disvelamento delle attività investigative agli interessati ha irrimediabilmente pregiudicato l’esito dell’attività investigativa stessa». Ma anche «l’elemento oggettivo del danno, nella considerazione che i compensi percepiti dalla convenuta e corrisposti dall’amministrazione, risultano privi di giusta causa, e quindi inutilmente corrisposti». E infine, si legge ancora nella sentenza, «il nesso causale tra l’evento dannoso e il danno contestato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google