Il Tirreno

Versilia

Viareggio crea il marchio di qualità per il suo pescato

di Cesare Bonifazi
Viareggio crea il marchio di qualità per il suo pescato

Un logo attesterà la lavorazione con il metodo tipico dei nostri pescatori. Verrà distribuito dal prossimo anno

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VIAREGGIO. Quanto può essere viareggino il pesce preso dai nostri pescatori? Molto, secondo l’amministrazione comunale tanto da meritare un bollino che certifichi la qualità dal prodotto.

Il vicesindaco Valter Alberici, che ha anche le deleghe alle Politiche attive del Lavoro ed ai Lavori Pubblici, ha in mente un marchio, un vero e proprio logo che dichiari la viaregginità dei prodotti ittici che vengono presi, lavorati e distribuiti dai nostri pescatori. Per questo sta lavorando con i pescatori affinché questo progetto diventi realtà.

C’è anche un logo, che è già stato realizzato, e verrà messo nei ristoranti della zona, ma anche in tutte quelle attività della Toscana che comprano da noi il pesce per servirlo in tavola. Si avvale della collaborazione della Cittadella della pesca guidata da Alessandra Malfatti.

«Tutto parte dal laboratorio: tre anni fa abbiamo creato e brevettato questo metodo per la lavorazione del pesce, quello che ha poco valore economico, che viene immesso nelle mense scolastiche della Toscana e che è andato a sostituire il pangasio».

Oltre alla qualità del prodotto, legato a questo laboratorio c’è un percorso didattico-nutrizionale con le scuole in collaborazione Centro educazione del gusto di Prato.

«Da questo embrione, il progetto si è ampliato nel corso degli anni - spiega - quindi, oltre al percorso didattico, verrà inserito anche una fase di formazione sul campo per cui i bambini e i professori verranno a trovare i nostri pescatori».

Poi c’è il bollino: «Abbiamo creato un marchio per questo laboratorio che distribuisce il pesce anche alla ristorazione - spiega- ci sono già dei ristoranti che lo stanno utilizzando. Il marchio ha tutto un disciplinare particolare che verrà legata alla futura gestione del mercato ittico».

Attraverso un piccolo finanziamento della Regione Toscana e con un progetto su bando europeo è stato creato questo piccolo laboratorio di trasformazione del pesce. Il procedimento è semplice: il pescatore socio va a fare la battuta di pesca con le retine (i pesci sono principalmente il sugarello e il cefalo presi nel bacino di mare che va da Marina di Pisa a Carrara), porta il “raccolto” direttamente in laboratorio dove viene lavorato e trasformato in filetto, hamburger o panetti. Il tutto nel giro di pochissime ore. Otto al massimo. Il pesce così lavorato può essere utilizzato anche per realizzare il crudo. Un processo di lavorazione tutto viareggino tanto da essere stato proprio brevettato.

«Abbiamo deciso di portare l’idea alla fiera Didatta Italia di Firenze - racconta Alessandra Malfatti - anche il vicesindaco Cristina Giachi è rimasta molto colpito dal progetto e ha deciso di avviare con noi una collaborazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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