Il dolore
Sos per i tossicodipendenti: troppi tagli al Pca
Quando il servizio di Pietrasanta è chiuso chi sta male è costretto a ricorrere al pronto soccorso
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PIETRASANTA. Il Pca di Pietrasanta, Progetto comunità aperta che da quarant’anni supporta in Versilia le persone affette da dipendenze, deve fare i conti quotidianamente con i tagli alle risorse finanziarie. In attesa del contributo promesso dalla Regione la situazione diventa di giorno in giorno più pesante. Come dimostra quello che succede quando il servizio è chiuso.
A spiegarlo è l’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti. «Diventa sempre più frequente - dicono dall’associazione - da parte di alcuni nostri assistiti (utenti che per svariati motivi non possono andare al Pca negli orari stabiliti o utenti che dichiarano di aver perso la dose o di averla vomitata) recarsi al pronto soccorso quando il Pca di Pietrasanta è chiuso, tutto questo a discapito del pronto soccorso, che già soffre per mancanza di personale ma anche degli utenti stessi che non trovano un servizio specialistico. Vale la pena raccontare le ultime vicende: un utente, in cura al Pca da anni, portato al pronto soccorso per abuso di benzodiazepine, nonostante dichiarasse di avere abusato di rivotril, viene curato col narcan (farmaco antagonista degli oppioidi). Ovvio l’effetto: pochi minuti e il paziente va in astinenza completa, i medici a quel punto si rendono conto di aver preso un granchio e decidono di somministrargli metadone, ma in dose non sufficiente causando così notevole malessere nel paziente. Passano settimane e l’utente alle 21.30 si ripresenta al pronto soccorso, in quanto il Pca era chiuso: il paziente fa contattare un operatore del servizio per chiedere se l’utente fosse in carico al Pca. L’operatore non può che confermare ma il medico chiede conto del piano terapeutico, di cui, inutile dirlo, il paziente era sprovvisto. Non potendo fornire il piano terapeutico visto l’orario o garantire personalmente, l’operatore dice al dottore del pronto soccorso di valutare la situazione e procedere ma il medico è irremovibile, “senza piano terapeutico niente metadone”, questo nonostante la presenza dei carabinieri che conoscono il soggetto come tossicodipendente. Così è stato: il paziente ci ha confermato che gli è stato somministrato un po’ di valium, costringendolo a una bella notte in astinenza. Ci chiediamo, come è possibile che un medico decida di somministrare metadone in base a un foglio e non in base a una osservazione clinica? Medico o burocrate? Come mai in altre occasione l’intervento è stato fatto anche senza piano terapeutico addirittura affidando il farmaco? Forse bastava che il medico verificasse gli interventi passati come hanno fatto altri medici. Queste inefficienze vanno denunciate».
Purtroppo episodi come questo, avvertono dall’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti, saranno sempre più frequenti vista la riduzione degli orari al Pca. Prima dei tagli, il Progetto comunità aperta provvedeva alle emergenze, oggi gli utenti sono costretti a rivolgersi al mercato grigio del metadone o alla “pineta” che fa orario continuato.
«Questi problemi - aggiungono dall’associazione - non appassionano i cittadini, ma sono problemi di tutti, e noi per rafforzare le nostre denunce abbiamo scelto di farlo insieme ai comitati che si battono per una sanità per tutti».
Da qui la richiesta di un incontro con l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi, per avere garanzie circa il futuro del Progetto comunità aperta: «Se entro il prossimo mese non arriveranno certezze - è la conclusione dell’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti - chiederemo al Pca che il servizio venga sospeso».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
A spiegarlo è l’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti. «Diventa sempre più frequente - dicono dall’associazione - da parte di alcuni nostri assistiti (utenti che per svariati motivi non possono andare al Pca negli orari stabiliti o utenti che dichiarano di aver perso la dose o di averla vomitata) recarsi al pronto soccorso quando il Pca di Pietrasanta è chiuso, tutto questo a discapito del pronto soccorso, che già soffre per mancanza di personale ma anche degli utenti stessi che non trovano un servizio specialistico. Vale la pena raccontare le ultime vicende: un utente, in cura al Pca da anni, portato al pronto soccorso per abuso di benzodiazepine, nonostante dichiarasse di avere abusato di rivotril, viene curato col narcan (farmaco antagonista degli oppioidi). Ovvio l’effetto: pochi minuti e il paziente va in astinenza completa, i medici a quel punto si rendono conto di aver preso un granchio e decidono di somministrargli metadone, ma in dose non sufficiente causando così notevole malessere nel paziente. Passano settimane e l’utente alle 21.30 si ripresenta al pronto soccorso, in quanto il Pca era chiuso: il paziente fa contattare un operatore del servizio per chiedere se l’utente fosse in carico al Pca. L’operatore non può che confermare ma il medico chiede conto del piano terapeutico, di cui, inutile dirlo, il paziente era sprovvisto. Non potendo fornire il piano terapeutico visto l’orario o garantire personalmente, l’operatore dice al dottore del pronto soccorso di valutare la situazione e procedere ma il medico è irremovibile, “senza piano terapeutico niente metadone”, questo nonostante la presenza dei carabinieri che conoscono il soggetto come tossicodipendente. Così è stato: il paziente ci ha confermato che gli è stato somministrato un po’ di valium, costringendolo a una bella notte in astinenza. Ci chiediamo, come è possibile che un medico decida di somministrare metadone in base a un foglio e non in base a una osservazione clinica? Medico o burocrate? Come mai in altre occasione l’intervento è stato fatto anche senza piano terapeutico addirittura affidando il farmaco? Forse bastava che il medico verificasse gli interventi passati come hanno fatto altri medici. Queste inefficienze vanno denunciate».
Purtroppo episodi come questo, avvertono dall’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti, saranno sempre più frequenti vista la riduzione degli orari al Pca. Prima dei tagli, il Progetto comunità aperta provvedeva alle emergenze, oggi gli utenti sono costretti a rivolgersi al mercato grigio del metadone o alla “pineta” che fa orario continuato.
«Questi problemi - aggiungono dall’associazione - non appassionano i cittadini, ma sono problemi di tutti, e noi per rafforzare le nostre denunce abbiamo scelto di farlo insieme ai comitati che si battono per una sanità per tutti».
Da qui la richiesta di un incontro con l’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi, per avere garanzie circa il futuro del Progetto comunità aperta: «Se entro il prossimo mese non arriveranno certezze - è la conclusione dell’associazione difesa diritti dei tossicodipendenti - chiederemo al Pca che il servizio venga sospeso».
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