Il dolore
Delitto del Mezzo Marinaio via al processo d’appello
di Matteo Tuccini
Nicola Guidotti è stato condannato a 15 anni e 4 mesi per l’omicidio del fratello Ora è agli arresti domiciliari ed è tornato a lavorare, ma non nella ristorazione
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VIAREGGIO. La difesa di Nicola Guidotti, il 61enne ristoratore viareggino che nell’estate del 2015 uccise il fratello Mario Guidotti, 51, ha fatto appello contro la condanna in primo grado a 15 anni e 4 mesi di carcere per l’imprenditore. Il processo-bis si terrà il 19 ottobre in Corte d’Assise d’Appello a Firenze.
Gli avvocati di Nicola, Riccardo Carloni e Massimo Landi, sono decisi a giocare le loro carte per un’eventuale riduzione della pena a carico del loro assistito. Nel ricorso i legali hanno puntato soprattutto su tre elementi: la seminfermità mentale, la circostanza della provocazione e la prevalenza delle attenuanti generiche. È su questi aspetti, a cominciare dalla capacità di intendere e di volere e dal fatto che Nicola abbia agito dopo una provocazione del fratello seguita ad anni di litigi ed incomprensioni, che si giocherà il processo d’appello.
La tragedia avviene il 20 giugno del 2015. È un sabato: poco dopo le 18, mentre i turisti vengono via dalla vicina spiaggia della Marina di Levante, si sentono quattro spari di fronte al Mezzo Marinaio, ristorante molto conosciuto di fronte al Palasport in Darsena. La gente si affaccia, un poliziotto fuori servizio che abita di fronte chiama il 113. C’è un corpo sdraiato a terra, accanto a una Vespa. È quello di Mario Guidotti, che al Mezzo Marinaio lavora – come cameriere – assieme al fratello. L’omicida è proprio Nicola: hanno avuto una lite, l’ennesima, dopo la quale Nicola è andato a prendere la pistola che teneva nel ristorante e ha freddato con quattro colpi il fratello, che era in sella alla sua Vespa e stava andando via. Poi Nicola consegna l’arma alla polizia. Un legame difficile, quello fra i due fratelli Guidotti. Tra Nicola e Mario i rapporti non erano mai stati idilliaci: il primo veniva visto da tutti come una specie di padre che impazziva per tenere in riga l’altro. Proprio per tenerlo sott’occhio, Nicola lo aveva preso a lavorare al Mezzo Marinaio. Ma da tempo lo accusava di ammanchi in cassa, sostenendo che usasse quei soldi per giocarseli. Dopo l’ultimo ammanco, una cifra che gli inquirenti hanno ricostruito in duemila euro, la situazione sarebbe degenerata. E anziché i cazzotti, come succedeva spesso, sono volati i proiettili.
Ora Nicola, che nel frattempo ha chiesto perdono alla vedova di Mario, si trova agli arresti domiciliari. È tornato a lavorare grazie a un permesso. Ma non nella ristorazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli avvocati di Nicola, Riccardo Carloni e Massimo Landi, sono decisi a giocare le loro carte per un’eventuale riduzione della pena a carico del loro assistito. Nel ricorso i legali hanno puntato soprattutto su tre elementi: la seminfermità mentale, la circostanza della provocazione e la prevalenza delle attenuanti generiche. È su questi aspetti, a cominciare dalla capacità di intendere e di volere e dal fatto che Nicola abbia agito dopo una provocazione del fratello seguita ad anni di litigi ed incomprensioni, che si giocherà il processo d’appello.
La tragedia avviene il 20 giugno del 2015. È un sabato: poco dopo le 18, mentre i turisti vengono via dalla vicina spiaggia della Marina di Levante, si sentono quattro spari di fronte al Mezzo Marinaio, ristorante molto conosciuto di fronte al Palasport in Darsena. La gente si affaccia, un poliziotto fuori servizio che abita di fronte chiama il 113. C’è un corpo sdraiato a terra, accanto a una Vespa. È quello di Mario Guidotti, che al Mezzo Marinaio lavora – come cameriere – assieme al fratello. L’omicida è proprio Nicola: hanno avuto una lite, l’ennesima, dopo la quale Nicola è andato a prendere la pistola che teneva nel ristorante e ha freddato con quattro colpi il fratello, che era in sella alla sua Vespa e stava andando via. Poi Nicola consegna l’arma alla polizia. Un legame difficile, quello fra i due fratelli Guidotti. Tra Nicola e Mario i rapporti non erano mai stati idilliaci: il primo veniva visto da tutti come una specie di padre che impazziva per tenere in riga l’altro. Proprio per tenerlo sott’occhio, Nicola lo aveva preso a lavorare al Mezzo Marinaio. Ma da tempo lo accusava di ammanchi in cassa, sostenendo che usasse quei soldi per giocarseli. Dopo l’ultimo ammanco, una cifra che gli inquirenti hanno ricostruito in duemila euro, la situazione sarebbe degenerata. E anziché i cazzotti, come succedeva spesso, sono volati i proiettili.
Ora Nicola, che nel frattempo ha chiesto perdono alla vedova di Mario, si trova agli arresti domiciliari. È tornato a lavorare grazie a un permesso. Ma non nella ristorazione.
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