Il Tirreno

Versilia

Morsa da un ragno in vacanza, le salvano la vita al “Versilia”

Matteo Tuccini
Morsa da un ragno in vacanza, le salvano la vita al “Versilia”

La donna è tornata a casa e si è presentata in pronto soccorso con un’infezione in stato avanzato. Lei stessa ringrazia il personale dell’ospedale che l’ha aiutata: «Sono stati i miei angeli custodi»

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SERAVEZZA. È un morso, ma non ti accorgi di niente. Il peggio arriva dopo: cominci a sentire dolore e finisci per fare fatica persino a muovere il braccio. Poi il dolore si allarga, arriva addirittura fino al petto. Mentre l’antibiotico non sembra funzionare. Un incubo da cui potresti anche non uscire più.

A Chiara Verdigi, residente a Seravezza, è andata bene. Il morso di cui è stata vittima mentre era in vacanza in Sardegna è stato quasi certamente opera di un ragnetto. Non è dato sapere, però, se sia stato un esemplare della specie “violino”, che pochi giorni fa è stato ritenuto responsabile della morte di un 45enne di Cagliari. «Non possiamo dirlo con certezza. Di sicuro è stata una brutta avventura – spiega – Come sto? Non mi sento ancora al meglio, sto facendo ulteriori cure e devo recarmi in ospedale di frequente. Ma il peggio è passato, per fortuna».

Ad accorgersi di cosa stesse accadendo, e dei rischi che la donna correva, sono stati i sanitari del pronto soccorso dell’ospedale Versilia. Che sono riusciti a intervenire quando la situazione rischiava di compromettersi in maniera seria.

Chiara era andata in vacanza nella prima metà di settembre in Sardegna: luoghi stupendi, mare bellissimo. Il pericolo, in questo caso, si è nascosto in un ragno. Questa creaturina morde per autodifesa: ad esempio, reagisce a una persona che non si accorge che lo sta per schiacciare o ferire. Ma nel caso di Chiara non è possibile saperlo: «Non mi sono accorta di nulla», dice.

A un certo punto la donna inizia a sentire dolore al gomito sinistro, sempre più forte. Le prime terapie con antibiotico non funzionano: la situazione peggiora. Quando rientra a casa si presenta subito al pronto soccorso del “Versilia”. Lì si accorgono che il guaio è serio: l’infezione è in stato avanzato, si sta allargando a dismisura. Cose del genere possono portare a conseguenze devastanti, se non curate in tempo.

I medici iniziano una nuova terapia antibiotica che riesce a contenere e man mano a ridurre il danno. Solo a quel punto si può intervenire con un’incisione per sconfiggere in maniera definitiva il problema. Ed è così che va, per fortuna di Chiara. Che piano piano comincia a stare meglio, per quanto ancora oggi debba seguire delle cure per tornare a una situazione di perfetta normalità.

Il pericolo, però, è passato. E così lei ha deciso di ringraziare il personale sanitario che l’ha seguita.
 «La maggior parte delle volte, quando si parla di sanità nella nostra realtà dell’ospedale Versilia, lo si fa negativamente – spiega – pertanto ho piacere di far sapere che ci sono persone che sanno fare il loro lavoro con professionalità e dedizione. E accudiscono il paziente con grande amore e umanità. Ecco i miei angeli: i dottori Matteo Virzì, Roberto Pagni, Giuseppe Pepe, Maria del Mar Olivan Roldan, Marica Fontanelli e Mariangela Mazzillo, gli infermieri Giulia, Fabio, Sonia, Sara, Cecilia, Veronica, Alessia, Francesca, Niccolò e Marta e l’operatrice sociosanitaria Antonella. Grazie di cuore».





 

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