Sicurezza
Obbligo di pubblicare i canoni balneari su Internet
È spuntato nel disegno di legge di riforma delle spiagge. Lardinelli (Fiba Confesercenti): «Grottesco, sono dati già noti»
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VIAREGGIO. Obbligo di pubblicare i canoni balneari su Internet, sia nei siti dei Comuni che in quelli degli stabilimenti. È il succo dell’emendamento proposto dal deputato Andrea Mazziotti Di Celso (Scelta Civica a sostegno di Mario Monti) e inserito nel disegno di legge sulla riforma delle spiagge. Il cui testo, approvato nelle commissioni parlamentari di riferimento, è stato anticipato dal portale Mondobalneare. Il ddl dovrebbe andare in votazione in Parlamento a fine ottobre.
Nella sostanza non ci sono grosse sorprese: si parla di riconoscimento della professionalità dei balneari nelle future aste delle spiagge – che vengono date per scontate, c’è solo da decidere la tempistica – e di un “valore commerciale” che in teoria potrebbe aprire la porta a una forma di indennizzo, nel caso in cui il balneare perda l’asta e quindi la concessione della spiaggia. Ma su questo punto l’incertezza è assoluta e gli stessi balneari sono molto preoccupati.
«Occorreranno prese di posizione più incisive su alcuni temi fondamentali come il legittimo affidamento e il valore commerciale – afferma Vincenzo Lardinelli, presidente del sindacato balneare Fiba Confesercenti – Così com’è, il testo rimanda tutto alla stesura dei decreti attuativi, mentre avremmo voluto maggiore chiarezza su tali concetti già nella legge-delega. Ma purtroppo sembra proprio che in questa fase ciò non sia possibile. È inoltre “grottesco” l’emendamento di Andrea Mazziotti che obbliga gli stabilimenti balneari a pubblicare online l’entità del proprio canone: come ho già avuto occasione di fare presente al ministro Calenda nel recente incontro, questi dati sono già noti e vengono divulgati ogni anno dai giornali (vedi il Tirreno). Perché allora non chiedono lo stesso agli altri concessionari e ci impongono di postare anche tutte le altre tasse che affrontiamo, come sovrattassa regionale, Imu, Tari eccetera?».
Per quanto riguarda la tempistica del disegno di legge, si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per arrivare a un’approvazione entro la scadenza della legislatura. Un balneare molto noto la vede così: «Che la riforma arrivi o no, la scadenza del 2020 si avvicina. E non è un bene». (m.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nella sostanza non ci sono grosse sorprese: si parla di riconoscimento della professionalità dei balneari nelle future aste delle spiagge – che vengono date per scontate, c’è solo da decidere la tempistica – e di un “valore commerciale” che in teoria potrebbe aprire la porta a una forma di indennizzo, nel caso in cui il balneare perda l’asta e quindi la concessione della spiaggia. Ma su questo punto l’incertezza è assoluta e gli stessi balneari sono molto preoccupati.
«Occorreranno prese di posizione più incisive su alcuni temi fondamentali come il legittimo affidamento e il valore commerciale – afferma Vincenzo Lardinelli, presidente del sindacato balneare Fiba Confesercenti – Così com’è, il testo rimanda tutto alla stesura dei decreti attuativi, mentre avremmo voluto maggiore chiarezza su tali concetti già nella legge-delega. Ma purtroppo sembra proprio che in questa fase ciò non sia possibile. È inoltre “grottesco” l’emendamento di Andrea Mazziotti che obbliga gli stabilimenti balneari a pubblicare online l’entità del proprio canone: come ho già avuto occasione di fare presente al ministro Calenda nel recente incontro, questi dati sono già noti e vengono divulgati ogni anno dai giornali (vedi il Tirreno). Perché allora non chiedono lo stesso agli altri concessionari e ci impongono di postare anche tutte le altre tasse che affrontiamo, come sovrattassa regionale, Imu, Tari eccetera?».
Per quanto riguarda la tempistica del disegno di legge, si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per arrivare a un’approvazione entro la scadenza della legislatura. Un balneare molto noto la vede così: «Che la riforma arrivi o no, la scadenza del 2020 si avvicina. E non è un bene». (m.t.)
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