Il Tirreno

Versilia

«La mia Nicolina riposi per sempre nella sua città»

di Matteo Tuccini
«La mia Nicolina riposi per sempre nella sua città»

L’appello del padre: era viareggina come me «Voglio riportarla qui, chiedo aiuto al sindaco» 

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VIAREGGIO. Nicolina non era nata vì. Ma per sentirsi a casa le era bastato respirare Viareggio mentre prendeva il latte dalla mamma. «Aveva 15 giorni di vita quando l’abbiamo portata qui dalla Puglia – raccontano i suoi genitori – Era piccolissima». A Viareggio Nicolina Pacini ha vissuto otto anni, più della metà di una vita che sembra essersi interrotta in un profilo Facebook. In città aveva fatto due anni di scuole elementari, nel quartiere Terminetto, ed aveva allacciato le prime amicizie di bambina. Quelle che sogniamo di portarci dietro per sempre. Di sicuro il Molo, la Passeggiata, il mare le erano entrati nel cuore per non andarsene più. «La mia bimba era viareggina come me – dice Ezio Pacini, il padre – È qui che deve riposare per l’eternità».

Ezio parla al telefono da una pensione di Ischitella, a più di 100 chilometri da Foggia, in un’atmosfera da incubo ovattato. Lui e Donatella Rago, la madre di Nicolina, si passano il cellulare mentre fuori dall’albergo – dice Ezio – «siamo assediati dalle telecamere, con la protezione dei carabinieri». I due genitori, a cui è rimasto il fratellino di Nicolina, sono stati travolti da un’onda che ora fanno fatica a contenere. Sono sotto choc per la morte di una figlia, uccisa a 15 anni con un colpo di pistola in faccia sparato dall’ex compagno di Donatella, Antonio Di Paola. Poi suicidatosi. Ma a travolgerli è stato anche il clamore enorme che la vicenda ha suscitato. E che ha portato sulle loro vite di persone semplici, «che non guadagnano certo cinquemila euro al mese», dice Ezio, i fari di una notorietà indesiderata e indesiderabile. Nessuno ha gli anticorpi giusti per una tragedia del genere: Ezio e Donatella non fanno eccezione. Lo dimostrano le loro voci rotte, inframmezzate da commozione e difficoltà nell’articolare i pensieri che si rincorrono, dall’altro capo dell’Italia. In attesa che l’inchiesta della magistratura faccia il suo corso – ieri c’è stata l’autopsia sul corpo di Nicolina – e che il ministero della Giustizia verifichi che le loro denunce siano state soppesate nella maniera corretta. Sia Ezio che Donatella lo ribadiscono all’unisono: avevano dato l’allarme. Un allarme che, a loro giudizio, è rimasto inascoltato.

Ci sarà tempo per capire questo, per capire tutto. Non si capirà mai, invece, cosa abbia potuto spingere Di Paola a vendicarsi in una maniera così bestiale di un amore finito. Mercoledì l’uomo si è tolto la vita poco dopo aver sparato a Nicolina: i carabinieri stanno indagando sulla pistola usata per l’omicidio-suicidio, c’è il sospetto fondato che qualcuno l’abbia data a Di Paola consapevole di quello che sarebbe accaduto. Rendendosi complice e perciò perseguibile dalla giustizia.

«Bastardo maledetto – lo chiama Ezio più volte – me l’ha ammazzata. Non ho avuto nemmeno il coraggio di vederla». Lei era la sua bimba ed «era viareggina come me. Qui ha vissuto otto anni, ha fatto le scuole. Per questo voglio riportarla a casa nostra, a casa sua. Non voglio che sia sepolta lontano da noi». Ezio usa il “noi”, perché anche Donatella lascerà Ischitella e la Puglia per vivere a Viareggio, dove era tornata già un mese fa. Nella speranza di dimenticare l’amore malato di Antonio. Nicolina, invece, era rimasta a Ischitella: il tribunale l’aveva affidata ai nonni materni in Puglia. Lì viene svolta l’inchiesta della Procura, con i genitori chiamati a Foggia ieri pomeriggio per l’autopsia, e lì sono in programma oggi i funerali.

Ma Ezio e Donatella vogliono che Nicolina sia sepolta a Viareggio, al Marco Polo. «Per questo motivo – spiega Ezio – mi rivolgo al giornale, al sindaco di Viareggio e alla comunità: faccio un appello perché ci aiutino a portare Nicolina a casa sua. Non è una cosa semplice e per questo motivo avremmo bisogno di aiuto». Ma non economico, assicura Ezio, «per quanto io non sia certo uno che guadagna tanto». Dopo l’appello il Comune si è messo in contatto con i genitori per capire come aiutarli in una questione che è complessa. Non soltanto dal punto di vista logistico. C’è da capire, infatti, quale sia l’iter necessario perché la quindicenne venga tumulata a chilometri di distanza dalla casa a cui era stata destinata. Nel frattempo Ezio e Donatella torneranno a vivere qui. I due mantengono il riserbo se la loro storia d’amore, dopo questa tragedia, potrà riallacciarsi. Di sicuro nulla sarà più come prima. Quando viveva felici in via Pacinotti con i loro due bambini.

@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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