Sicurezza
i giudizi su facebook
Anche al popolo del web non piace l’opera di Missaglia
di Simone Pierotti
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Burlamacco e Ondina con la statua di Burlamacco (Fotomania)VIAREGGIO. «Prima di giudicarlo, meditatelo». Parola di Renato Missaglia, autore del nuovo manifesto che pubblicizzerà di qui a gennaio le date del prossimo Carnevale. In attesa che venga 'digerita'...
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VIAREGGIO. «Prima di giudicarlo, meditatelo». Parola di Renato Missaglia, autore del nuovo manifesto che pubblicizzerà di qui a gennaio le date del prossimo Carnevale. In attesa che venga 'digerita' e che entri piano piano nell'occhio, però, la nuova locandina ha ricevuto un'accoglienza parecchio fredda da parte degli amanti della manifestazione: sui social è tutto una critica. Non tanto all'opera in sé, quanto alla scarsa immediatezza del messaggio che dovrebbe veicolare.
Tra i commenti più spassosi, al netto di quelli offensivi (purtroppo numerosi), ne segnaliamo un paio - «ovo affrittellato», alla viareggina, lo definisce Piero Pucci mentre Enrico Dal Pino osserva: «Secondo me con la scritta 'Il Kama ti ama' sarebbe stato un capolavoro'», riferendosi alle vecchie locandine dell'ex discoteca di Capezzano.
C'è chi invece, come Alessio Bianchi, ricorda come già a suo tempo l'astrattismo impiegò parecchio tempo prima di essere apprezzato e aggiunge: «Da amante dell'arte mi piace».
Il carrista Umberto Cinquini, pur dichiarando apertamente che «non mi convince del tutto specialmente nella scritta», afferma che «Frasi del tipo 'Non ci rappresenta' o 'Ma Burlamacco dov'è?' hanno dell'assurdo in una città che è pronta solo a criticare e non addobba un terrazzo nemmeno sotto tortura».
Alessandro Bonuccelli, già protagonista delle canzonette in vernacolo ed ex componente della commissione esaminatrice dei bozzetti, si concentra invece su un altro aspetto: «Un manifesto che deve promuovere un evento non deve essere obbligatoriamente un'opera d'arte ma deve rendere immediatamente riconoscibile l'evento stesso. La Fiat, la Barilla e altre aziende magari rivisitano il loro logo e lo adeguano ai tempi, ma non lo cambiano per sempre. È la prima legge della pubblicità».
Dello stesso avviso Valter Martinelli del movimento dei Carnevalari e del Rione Campo d'Aviazione: «Sul manifesto ufficiale grava da sempre un grosso equivoco: non deve essere un'opera d'arte, deve essere un 'cartello reclame' come veniva chiamato nel secolo scorso».
A proposito: è larghissima la schiera di coloro che vorrebbero utilizzare ogni anno lo storico disegno di Uberto Bonetti del 1931, quello con Burlamacco e Ondina a passeggio sul molo, limitandosi a cambiare le date dei corsi mascherati.
Tra i commenti più spassosi, al netto di quelli offensivi (purtroppo numerosi), ne segnaliamo un paio - «ovo affrittellato», alla viareggina, lo definisce Piero Pucci mentre Enrico Dal Pino osserva: «Secondo me con la scritta 'Il Kama ti ama' sarebbe stato un capolavoro'», riferendosi alle vecchie locandine dell'ex discoteca di Capezzano.
C'è chi invece, come Alessio Bianchi, ricorda come già a suo tempo l'astrattismo impiegò parecchio tempo prima di essere apprezzato e aggiunge: «Da amante dell'arte mi piace».
Il carrista Umberto Cinquini, pur dichiarando apertamente che «non mi convince del tutto specialmente nella scritta», afferma che «Frasi del tipo 'Non ci rappresenta' o 'Ma Burlamacco dov'è?' hanno dell'assurdo in una città che è pronta solo a criticare e non addobba un terrazzo nemmeno sotto tortura».
Alessandro Bonuccelli, già protagonista delle canzonette in vernacolo ed ex componente della commissione esaminatrice dei bozzetti, si concentra invece su un altro aspetto: «Un manifesto che deve promuovere un evento non deve essere obbligatoriamente un'opera d'arte ma deve rendere immediatamente riconoscibile l'evento stesso. La Fiat, la Barilla e altre aziende magari rivisitano il loro logo e lo adeguano ai tempi, ma non lo cambiano per sempre. È la prima legge della pubblicità».
Dello stesso avviso Valter Martinelli del movimento dei Carnevalari e del Rione Campo d'Aviazione: «Sul manifesto ufficiale grava da sempre un grosso equivoco: non deve essere un'opera d'arte, deve essere un 'cartello reclame' come veniva chiamato nel secolo scorso».
A proposito: è larghissima la schiera di coloro che vorrebbero utilizzare ogni anno lo storico disegno di Uberto Bonetti del 1931, quello con Burlamacco e Ondina a passeggio sul molo, limitandosi a cambiare le date dei corsi mascherati.
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