Il Tirreno

Versilia

Venti balneari fanno ricorso contro se stessi

di Melania Carnevali
Venti balneari fanno ricorso contro se stessi

Hanno sottoscritto un atto con i Comuni poi ne hanno impugnato una parte

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VIAREGGIO. Prima hanno sottoscritto l’atto per ottenere una proroga alla loro concessione. Subito dopo hanno fatto ricorso al Tar per stralciarne una parte. Un comportamento forse sclerotico, che si legge però come l’ennesimo tentativo da parte di alcuni balneari della Versilia di tutelare i loro investimenti dalla minaccia delle aste.

Benché l’ultima sentenza del Tar Toscana abbia garantito la validità delle proroghe delle concessioni fino al 2020, in attesa che il governo porti a termine la riforma del demanio marittimo (sempre che ci riesca), alcuni balneari della costa hanno sottoscritto un atto formale con i Comuni di riferimento. Si tratta di convenzioni aggira Bolkestein studiate dalla Regione sulla base dell’articolo 9 del codice della navigazione (che dà la possibilità di dare proroghe oltre i 4 anni), messe in campo dai Comuni, e con le quali vengono concesse proroghe fino a venti anni in proporzione ai piani di investimento presentati.

Sono state circa 170 le richieste di atto formale (su 454 bagni in Versilia) nei quattro comuni della costa (Viareggio, Camaiore, Pietrasanta, Forte dei Marmi), anche se poi gli atti chiusi e firmati sono stati decisamente di meno. E solo alcuni dei balneari che hanno sottoscritto l’atto hanno deciso di ricorrere al Tar. Sono circa una ventina (di cui due di Viareggio e i restanti di Lido) e sono seguiti dagli avvocati Edoardo Bruschi e Roberto Righi. La battaglia, in fondo, è sempre la stessa: la tutela del valore commerciale dei bagni. In altre parole, i balneari chiedono che, una volta scaduta la proroga prevista dall’atto formale, e qualora gli stabilimenti vengano effettivamente messi all’asta (come impone la direttiva Bolktestein), sia loro garantito l’indennizzo. Gli atti formali non lo prevedono. E non lo prevedono perché si rifanno al codice della navigazione, che sostiene che, alla scadenza naturale della concessione, il bene debba essere o incamerato dallo Stato o smontato dal concessionario a sue spese e quindi ripristinato lo stato originario. «La paura dei balneari, in altre parole, è che ora si trovino a fare investimenti, come previsto dall’atto formale, che comunque continua a essere attualmente l’unica ancora di salvezza, e poi, alla scadere della proroga, perdano tutto senza nemmeno aver ammortizzato le spese. Diciamo, quindi, che è un altro tentativo», spiega il presidente dei balneari di Lido di Camaiore, Luca Petrucci.

Anche se la prima vera battaglia adesso è quella in parlamento. I balneari aspettano da tempo infatti la riforma del demanio marittimo. «Noi vogliamo una legge – commenta Pietro Guardi, presidente dei balneari di Viareggio – che ci tuteli; abbiamo firmato un contratto con lo stato prima della direttiva, abbiamo fatto investimenti e alcuni devono ancora ammortizzarli. Non possiamo accettare di essere messi all’asta. Vogliamo che questa legge preveda una lunga proroga e che sia quindi tutelato il legittimo affidamento».



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