Lutto
Produzione di miele a picco In forse la vita delle api
di Cesare Bonifazi
Sos del consigliere comunale Andreini: meno 80% rispetto all’anno scorso «Le istituzioni mettano in campo soluzioni per superare l’emergenza»
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CAMAIORE. Crollo della produzione di miele per l’anno 2017. Un meno 80% che pesa sul nostro territorio per le aziende di apicoltura e dei piccoli produttori distribuiti nel territorio tra Camaiore e Pietrasanta. Un maggio freddo, un’estate siccitosa e l’inquinamento generalizzato della nostra aria hanno provocato una discesa a picco della produzione di miele. E l’emergenza si estende: essenziale per la sopravvivenza stessa delle api è il periodo che va dal 15 settembre al 15 ottobre, quando fiorisce l’edera.
L’allarme viene lanciato dal consigliere comunale di Camaiore, Mario Andreini, che non solo è apicoltore ma è responsabile del dipartimento apicoltura di Forza Italia a livello regionale e fa parte di un gruppo di lavoro a livello nazionale.
«Il settore è in crisi e la politica non sta aiutando il settore - dice - quest’anno abbiamo toccato il punto più basso: abbiamo prodotto l’80% in meno del miele rispetto all’anno scorso. Siamo partiti da maggio quando i fiori di acacia si sono bruciati per il freddo: un produttore professionista che produce in media 150 quintali di miele ne ha prodotti in media 18». Compromessa anche la fioritura del castagno per il caldo secco.
Il meteo avverso ha fatto sì che la regina deponesse poche uova, le famiglie si sono sviluppate poco fino ad adesso in cui le speranze per la sopravvivenza vengono riposte nella fioritura dell’edera. Ma se le temperature non salgono, il problema potrebbe trasformarsi in dramma.
«Noi apicoltori siamo costretti a nutrire le api perché stanno morendo di fame - spiega Andreini - ma non basta perché ci vuole il nettare delle piante e il miele di edera non serve alla raccolta ma alla vita degli animali».
Così, se non si pone un freno, si potrebbe avverare la triste profezia di Albert Einstein: «Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita».
Andreini, oltre ad aver presentato una mozione in Regione, ha chiesto all’amministrazione di Camaiore di considerare seriamente il problema e di prevedere, al momento delle piantumazioni del verde pubblico, di tenere in considerazione le piante mellifere, utili al ciclo produttivo e alla sopravvivenza dei piccoli produttori di miele.
«A livello locale Camaiore - conclude - ha già approvato una mozione ma la deve mettere in pratica: quando andiamo a sostituire delle piante e degli alberi nei giardini pubblici dobbiamo mettere vegetali utili all’impollinazione come l’acacia, il tiglio, il castagno, il rododendro, il corbezzolo, gli agrumi, per fare qualche esempio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allarme viene lanciato dal consigliere comunale di Camaiore, Mario Andreini, che non solo è apicoltore ma è responsabile del dipartimento apicoltura di Forza Italia a livello regionale e fa parte di un gruppo di lavoro a livello nazionale.
«Il settore è in crisi e la politica non sta aiutando il settore - dice - quest’anno abbiamo toccato il punto più basso: abbiamo prodotto l’80% in meno del miele rispetto all’anno scorso. Siamo partiti da maggio quando i fiori di acacia si sono bruciati per il freddo: un produttore professionista che produce in media 150 quintali di miele ne ha prodotti in media 18». Compromessa anche la fioritura del castagno per il caldo secco.
Il meteo avverso ha fatto sì che la regina deponesse poche uova, le famiglie si sono sviluppate poco fino ad adesso in cui le speranze per la sopravvivenza vengono riposte nella fioritura dell’edera. Ma se le temperature non salgono, il problema potrebbe trasformarsi in dramma.
«Noi apicoltori siamo costretti a nutrire le api perché stanno morendo di fame - spiega Andreini - ma non basta perché ci vuole il nettare delle piante e il miele di edera non serve alla raccolta ma alla vita degli animali».
Così, se non si pone un freno, si potrebbe avverare la triste profezia di Albert Einstein: «Se un giorno le api dovessero scomparire, all'uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita».
Andreini, oltre ad aver presentato una mozione in Regione, ha chiesto all’amministrazione di Camaiore di considerare seriamente il problema e di prevedere, al momento delle piantumazioni del verde pubblico, di tenere in considerazione le piante mellifere, utili al ciclo produttivo e alla sopravvivenza dei piccoli produttori di miele.
«A livello locale Camaiore - conclude - ha già approvato una mozione ma la deve mettere in pratica: quando andiamo a sostituire delle piante e degli alberi nei giardini pubblici dobbiamo mettere vegetali utili all’impollinazione come l’acacia, il tiglio, il castagno, il rododendro, il corbezzolo, gli agrumi, per fare qualche esempio».
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