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La categoria: è l’ennesimo tentativo per tutelare i nostri investimenti

La categoria: è l’ennesimo tentativo per tutelare i nostri investimenti

Quella del ricorso al Tar (fatta da solo una ventina di balneari degli oltre 450 della Versilia), dicono i rappresentanti della categoria, «è solo un ennesimo tentativo per cercare di tutelare i...

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Quella del ricorso al Tar (fatta da solo una ventina di balneari degli oltre 450 della Versilia), dicono i rappresentanti della categoria, «è solo un ennesimo tentativo per cercare di tutelare i nostri investimenti». Quelli che i balneari hanno fatto prima del 2009, ad esempio, l’anno in cui l’Italia ha recepito la direttiva sui servizi, la cosiddetta Bolkestein. Il punto «è proprio questo», dice Pietro Guardi (in foto), presidente dei balneari di Viareggio. «L’Italia dovrebbe andare in Europa a dire che la direttiva servizi non c’entra niente con gli stabilimenti balneari, perché questi non sono servizi ma bene», continua Guardi. Inoltre, una sentenza della Corte di giustizia europea ha stabilito che spetta all’autorità nazionale, per l’applicazione della direttiva Bolkestein, stabilire se ci sia scarsità di risorse e se quindi si debba applicarla. «Ma la nostra autorità nazionale questo non lo ha ancora fatto – spiega il presidente dei balneari viareggini –: in dieci anni non è mai stata fatta. Quindi, per partire, dovrebbe essere almeno fatta una ricognizione chiara del demanio marittimo per dire se ci sia scarsità o meno, anche se noi sappiamo che non è così. Noi sappiamo infatti che oltre il 50% delle coste bagnabili italiane (al netto delle spiagge libere) può essere dato in concessione».

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