Il Tirreno

Versilia

Delitto di Forte, Dana ritorna in carcere

di Matteo Tuccini
Delitto di Forte, Dana ritorna in carcere

La Corte d’Assise d’Appello conferma la condanna a diciotto anni della giovane “mente” dell’omicidio di Luana Mariani

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FORTE. Dana Raducan, la 26enne rom considerata la mente della rapina finita nell’omicidio di Luana Mariani, 77 anni, è stata messa di nuovo in carcere. Il provvedimento, di qualche giorno fa, è stato reso noto ieri durante il processo d’appello che vedeva imputata Dana per il delitto di via Viner a Forte. Al termine del processo la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha confermato la condanna a diciotto anni decisa in primo grado a carico della Raducan. Più la custodia cautelare in carcere a Pisa, perché la giovane non ha rispettato l’obbligo di rimanere all’interno del Comune di Seravezza.

Soddisfatti per il verdetto gli avvocati Claudia Buratti e Filippo Tacchi, che tutelano i familiari di Luana: «È stata confermata l’impostazione dell’accusa». L’avvocato Alessandro Fantappiè, difensore di Dana, ha annunciato ricorso in Cassazione.

Il delitto avviene il 4 aprile del 2014. Sono le 14 quando nella casa di Luana, in via Viner, arrivano in tre in bici: Madalin Paun, allora diciannovenne, Marcel Raducan, 32 anni, marito di Dana, e un quindicenne che chiamano il “Grosso”, una specie di fratellastro di Paun. Mentre Raducan sta fuori di guardia, gli altri due entrano da una porta a vetri che dà sul giardino, che è aperta. Ed è lì che Luana li vede. E comincia a gridare. Paun le dà un pugno, la butta per terra, la lega e le infila un fazzoletto in bocca. Inizia la razzia: prendono anelli, braccialetti e 200 euro in contanti; sfilano anche i gioielli che la donna ha indosso. A un certo punto, però, qualcuno suona insistentemente al campanello. È suor Luigina Foresti – poi scomparsa – preoccupata perché l’amica Luana non risponde. La suora vede due persone che si danno alla fuga e dà l’allerta ai familiari. Che trovano Luana riversa a terra, ormai priva di vita. Proprio le descrizioni fornite alla polizia dalla suora e dai volontari che frequentano il campo Rom di Querceta – uniti ai filmati delle telecamere in zona – indirizzano gli inquirenti sulla pista giusta. I banditi, nel frattempo, sono fuggiti in Romania. Dove hanno rivenduto la refurtiva. Dana si presenta spontaneamente in commissariato di Viareggio, ma per depistare le indagini: denuncia un albanese, poi rivelatosi innocente; per questo verrà condannata per calunnia. Ma il cerchio, ormai, si è già stretto. Tutti e quattro gli appartenenti alla banda vengono arrestati nel giro di poco tempo dalla polizia.

I giudici di primo grado e di appello hanno creduto a quanto rivelato da Madalin Paun, il killer, e Marcel Raducan, il palo. E cioè che l’idea della rapina è venuta a Dana, che conosceva sia Luana che la casa, per esserci stata dopo aver conosciuto il pensionato Claudio Questa, amico di Luana. Dana, dicono i giudici nella motivazione della sentenza di primo grado, ha spiegato ai complici dove prendere soldi e gioielli. E sempre lei ha coordinato il colpo, parlando più volte al telefono con il marito Marcel dal campo Rom di via della Sipe a Querceta, dove si trovava nel momento della rapina. Dana, per questo motivo, è stata condannata a 18 anni nel dicembre del 2015. Dopo la condanna era stata scarcerata e sottoposta all’obbligo di dimora nel Comune di Seravezza: ma la violazione di questa misura cautelare ha portato la Corte d’Assise d’Appello a decidere per il ritorno in carcere.

Per quanto riguarda gli altri componenti della banda, Paun è stato condannato in primo grado e in appello, con pena ridotta da 20 a 16 anni; Marcel Raducan si è visto ridurre la pena da 17 a 12 anni. L’ex ragazzino detto “il Grosso”, ormai maggiorenne, sta seguendo un percorso di messa alla prova. Il 28 novembre sarà in aula Questa, che non faceva parte della banda ma è imputato di favoreggiamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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