Il Tirreno

Versilia

«Addio Bertolucci carnevalaro storico»

di ANDREA VAGLI
«Addio Bertolucci carnevalaro storico»

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera scritta da Andrea Vagli in memoria di Antonio Bertolucci, carnevalaro storico morto all’età di 92 anni.di ANDREA VAGLICiao Antonio, ci hai salutato...

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri questa lettera scritta da Andrea Vagli in memoria di Antonio Bertolucci, carnevalaro storico morto all’età di 92 anni.

di ANDREA VAGLI

Ciao Antonio, ci hai salutato con la stessa caratteristica che ti ha contraddistinto lungo tutta una vita, nella tua costante serenità e con la volontà a te innata, di non voler disturbare nessuno e così hai fatto anche in questo tuo ultimo saluto silenzioso. Antonio Bertolucci, classe 1925, uno di quei viareggini che non hanno mai preso la patente e che viveva la sua città in bicicletta o amava perdersi in lunghe camminate a piedi, podista, insieme al tuo amico Aurelio, amante della Darsena, attraverso il lavoro di una vita ai cantieri Sec, carnevalaro e volontario instancabile dalla fine degli anni ottanta nella Vecchia Viareggio ed in ultimo appassionato giocatore di bocce.I miei ricordi di Antonio si perdono nel tempo quando, io bimbetto dodicenne, alla metà degli anni ottanta, cominciai a frequentare quello che era il piccolo Hangar del carnevale posto in Via delle Catene e sotto le cui lamiere si costruiva quel piccolo carro in cartapesta dell’allora Rione Vecchia Viareggio.

Quel carro costruito interamente con le vecchie e consapevoli tecniche dei calafati viareggini, vedeva un piccolo gruppo di viareggini amanti del Carnevale, Mario Barsanti, Aurelio Bonuccelli, Luciano Polloni, Luciano Paladini, Elios lippi, Angelo Pucci, Meini Elio tutto il gruppo dei “Mastietti” e tanti altri, cimentarsi nell’arte nobile della lavorazione del legno e della cartapesta. Fu proprio Aurelio che ti convinse ad unirti al gruppo ed in esso sicuramente ritrovasti parte di quell’arte che una vita di lavoro nella cantieristica ti insegnò, ed in esso portasti la tua arte della calma, della pazienza e di quel silenzio fatto di poche parole e di tanto lavoro.

Mi ricordo, parlando di statura e in maniera affettuosa di quell’omino silenzioso e timido, di rare e sorprendenti parole, che arrivava con la sua bici e che senza tanti discorsi si metteva a lavorare, forse inizialmente dovuta anche alla timidezza ma poi capii che era proprio una delle tue doti, quella di non alzare mai i toni e guai se si sentiva urlare Antonio, voleva dire che qualcuno o qualcosa lo avevano fatto veramente arrabbiare, circostanza questa molto rara e che comunque dopo ogni litigata del gruppo alla quale raramente partecipavi, alla fine, quando poi gli animi si stemperavano e tutto finiva in risate e sbicchierate, solevi dire con la tua bontà infinita “Brutta miseria, ma che famiglia è questa!”.

Caro Antonio, fai parte della grande famiglia dei viareggini che senza tanti fronzoli, hanno amato Viareggio e che hanno lavorato instancabilmente dietro le quinte per renderla con le proprie passioni più vivibile e il più possibile accogliente attraverso le sue tradizioni e le sue bellezze. Ciao amico mio e grazie da parte di tutti noi viareggini.

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