La protesta
tariffe
Pisa sempre più cara: biglietti dei treni aumentati del 119% in vent’anni
di Gabriele Noli
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La stazione di ViareggioNel 1998 si spendevano 3100 lire, adesso servono 3,50 euro Eppure continuano i ritardi, gli affollamenti e la sporcizia
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VIAREGGIO. Più 119%. Il rincaro – espresso in termini percentuali – della tariffa ferroviaria per viaggiare da Viareggio a Pisa (e viceversa) dal 1998 ad oggi ha raggiunto la tripla cifra.
Il dato è impressionante: diciotto anni fa per percorrere quei venti e poco più chilometri bastavano 3100 lire, pari a 1 euro e 60 centesimi. Adesso ne servono 3 e 50. Più del doppio. Perché? Tra i motivi di questo progressivo aumento (nettamente maggiore rispetto al tasso d’inflazione calcolato sullo stesso periodo, +31%), la costante necessità di far tornare i conti palesata dalla Regione Toscana. Quella sequenza di rialzi, ritenuta indispensabile, ha finito però col penalizzare sempre e solo i passeggeri, costretti a sborsare ogni volta un po’ di più a fronte di un servizio che invece ha continuato a presentare lacune di vario genere, tra ritardi, cancellazioni e treni bestiame. Incubo, quest’ultimo, le cui probabilità che si ripresenti sono altissime con l’imminente avvio delle lezioni universitarie. C’è poi l’adeguamento all’inflazione programmata – meccanismo inserito nel Def (Documento di economia e finanza), previsto nel contratto tra Ferrovie dello Stato e Regione Toscana –, che lo scorso luglio ha portato ad un ritocco di poco inferiore all’1% sui titoli di viaggio, alcuni di questi più cari di 10 centesimi (da Viareggio: per Livorno, Pistoia e Firenze).
Alle origini dei rincari… Quando ancora ci si affacciava al terzo millennio, per muoversi da Viareggio a Pisa occorrevano appena 3100 lire, per il mensile 62000 lire. Anche se, proprio sul finire del 1999, ecco la sgradita sorpresa per i pendolari: tariffa del biglietto singolo portata a 3400 lire, quella dell’abbonamento a 66000. Cifra, questa, che sarebbe salita a 70000 nel 2000 e a 40 euro nel 2003, nel caso specifico diretta conseguenza del passaggio dalla lira alla moneta unica. 2012, annus horribilis. Cinque anni fa fu un vero e proprio bagno di sangue per i viaggiatori, sulla cui testa si abbatté la mannaia degli aumenti. Salatissimi e persino in doppia tranche. Il primo entrò in vigore a febbraio, ma fu deciso dalla giunta regionale alla fine del 2011, per colmare un taglio da 400 milioni di euro lasciato dall’ultimo governo Berlusconi al sistema del trasporto pubblico e ferroviario nazionale (di cui 40 solo in Toscana), nonostante il parziale reintegro operato dall’Esecutivo Monti: biglietti più cari del 20%. Il secondo scattò a novembre, giustificato con la stessa motivazione del precedente: rincaro del 10% per i biglietti semplici, del 20% per gli abbonamenti, ma solo per coloro con un reddito familiare superiore ai 36000 euro. Nel giro di nove mesi il prezzo del ticket per il tratto Viareggio-Pisa (che rientra nella fascia dei 30 km) schizzò da 2, 50 a 3, 30 euro. Ottanta centesimi in meno di un anno.
Ultimi ritocchi. Risalgono ad inizio 2016 gli adeguamenti più recenti (al netto dell’inflazione programmata): in media + 3,46% per i ticket, +1,89% per gli abbonamenti in fascia agevolata Isee, +1,96% per gli abbonamenti. Con i dovuti arrotondamenti. Per precisa scelta di Fs, i prezzi effettivi delle tariffe sono calcolati per decimi. Ad oggi recarsi da Viareggio a Pisa costa 3 euro e 50, mentre il mensile si attesta sui 49 euro (con agevolazione Isee), 58, 50 (senza).
Problemi e disagi. La criticità del binario unico non riguarda il tratto Viareggio-Pisa e, più in generale, la linea Tirrenica (ad eccezione del segmento tra Forte dei Marmi e Carrara Avenza dal 10 settembre e per i prossimi due mesi, causa lavori): i ritardi a catena spesso provocati dall’attesa forzata del treno incrociante sono una triste costante dell’altra direttrice che unisce la Versilia a Firenze (quella via Lucca-Pistoia-Prato). Eppure prolungamenti dei tempi di percorrenza o peggio ancora cancellazioni coinvolgono i venti chilometri di collegamento tra Viareggio e Pisa, specie nelle giornate in cui il maltempo la fa da padrona. La sporcizia e i cattivi odori sono un altro tasto dolente per i pendolari, mai però quanto il sovraffollamento dei convogli nelle fasce più sensibili: la mattina (in direzione Pisa), tardo pomeriggio (verso Viareggio). Questione che ha sollevato polemiche e proteste ma che, nonostante i correttivi di Fs, si è ripresentata puntuale con l’inizio di ogni anno accademico.
Il dato è impressionante: diciotto anni fa per percorrere quei venti e poco più chilometri bastavano 3100 lire, pari a 1 euro e 60 centesimi. Adesso ne servono 3 e 50. Più del doppio. Perché? Tra i motivi di questo progressivo aumento (nettamente maggiore rispetto al tasso d’inflazione calcolato sullo stesso periodo, +31%), la costante necessità di far tornare i conti palesata dalla Regione Toscana. Quella sequenza di rialzi, ritenuta indispensabile, ha finito però col penalizzare sempre e solo i passeggeri, costretti a sborsare ogni volta un po’ di più a fronte di un servizio che invece ha continuato a presentare lacune di vario genere, tra ritardi, cancellazioni e treni bestiame. Incubo, quest’ultimo, le cui probabilità che si ripresenti sono altissime con l’imminente avvio delle lezioni universitarie. C’è poi l’adeguamento all’inflazione programmata – meccanismo inserito nel Def (Documento di economia e finanza), previsto nel contratto tra Ferrovie dello Stato e Regione Toscana –, che lo scorso luglio ha portato ad un ritocco di poco inferiore all’1% sui titoli di viaggio, alcuni di questi più cari di 10 centesimi (da Viareggio: per Livorno, Pistoia e Firenze).
Alle origini dei rincari… Quando ancora ci si affacciava al terzo millennio, per muoversi da Viareggio a Pisa occorrevano appena 3100 lire, per il mensile 62000 lire. Anche se, proprio sul finire del 1999, ecco la sgradita sorpresa per i pendolari: tariffa del biglietto singolo portata a 3400 lire, quella dell’abbonamento a 66000. Cifra, questa, che sarebbe salita a 70000 nel 2000 e a 40 euro nel 2003, nel caso specifico diretta conseguenza del passaggio dalla lira alla moneta unica. 2012, annus horribilis. Cinque anni fa fu un vero e proprio bagno di sangue per i viaggiatori, sulla cui testa si abbatté la mannaia degli aumenti. Salatissimi e persino in doppia tranche. Il primo entrò in vigore a febbraio, ma fu deciso dalla giunta regionale alla fine del 2011, per colmare un taglio da 400 milioni di euro lasciato dall’ultimo governo Berlusconi al sistema del trasporto pubblico e ferroviario nazionale (di cui 40 solo in Toscana), nonostante il parziale reintegro operato dall’Esecutivo Monti: biglietti più cari del 20%. Il secondo scattò a novembre, giustificato con la stessa motivazione del precedente: rincaro del 10% per i biglietti semplici, del 20% per gli abbonamenti, ma solo per coloro con un reddito familiare superiore ai 36000 euro. Nel giro di nove mesi il prezzo del ticket per il tratto Viareggio-Pisa (che rientra nella fascia dei 30 km) schizzò da 2, 50 a 3, 30 euro. Ottanta centesimi in meno di un anno.
Ultimi ritocchi. Risalgono ad inizio 2016 gli adeguamenti più recenti (al netto dell’inflazione programmata): in media + 3,46% per i ticket, +1,89% per gli abbonamenti in fascia agevolata Isee, +1,96% per gli abbonamenti. Con i dovuti arrotondamenti. Per precisa scelta di Fs, i prezzi effettivi delle tariffe sono calcolati per decimi. Ad oggi recarsi da Viareggio a Pisa costa 3 euro e 50, mentre il mensile si attesta sui 49 euro (con agevolazione Isee), 58, 50 (senza).
Problemi e disagi. La criticità del binario unico non riguarda il tratto Viareggio-Pisa e, più in generale, la linea Tirrenica (ad eccezione del segmento tra Forte dei Marmi e Carrara Avenza dal 10 settembre e per i prossimi due mesi, causa lavori): i ritardi a catena spesso provocati dall’attesa forzata del treno incrociante sono una triste costante dell’altra direttrice che unisce la Versilia a Firenze (quella via Lucca-Pistoia-Prato). Eppure prolungamenti dei tempi di percorrenza o peggio ancora cancellazioni coinvolgono i venti chilometri di collegamento tra Viareggio e Pisa, specie nelle giornate in cui il maltempo la fa da padrona. La sporcizia e i cattivi odori sono un altro tasto dolente per i pendolari, mai però quanto il sovraffollamento dei convogli nelle fasce più sensibili: la mattina (in direzione Pisa), tardo pomeriggio (verso Viareggio). Questione che ha sollevato polemiche e proteste ma che, nonostante i correttivi di Fs, si è ripresentata puntuale con l’inizio di ogni anno accademico.
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