Italia
Partenza a rilento troppe cattedre vuote
E nelle scuole versiliesi mancano 277 insegnanti di sostegno
VIAREGGIO. C’è una mamma che in una lettera inviata a Il Tirreno si è detta «stanca, scoraggiata, delusa e schifata» per come quest’anno è iniziata la scuola. Cioè come l’anno prima e quello prima ancora e ancora indietro, all’infinito. È Barbara Piacentini, mamma di un bimbo disabile di Viareggio, che ieri ha lasciato a casa il figlio perché tanto sapeva che non ci sarebbe stato l’insegnante per lui. È sempre così, per gli insegnanti di sostegno. Quest’anno, se fosse possibile, va ancora peggio. Di insegnanti di sostegno in Versilia al suono della prima campanella ne mancavano all’appello ancora 277. Duecentosettantasette. Precisamente: 24 alle scuole di infanzia, 83 alle elementari, 81 alle scuole medie, 89 alle superiori. E, in realtà, la scuola non brilla di efficienza nemmeno per le classi di concorso normali: qui i posti ancora vacanti sono poco meno di quaranta, tra scuole medie e superiori. Tutti coperti, invece, i posti dell’infanzia e quelli nelle elementari. Le graduatorie di istituto (da cui i dirigenti prendono i supplenti annuali) non sono ancora pronte, non in tutte le scuole almeno. E di supplenti fino ad avente diritto, cioè i supplenti dei supplenti, che tengono la cattedra fino a quando non arriva il supplente annuale, non se ne trovano. Né per il sostegno né per l’insegnamento normale. «Aspettano le nomine annuali, per non rischiare di perdere il posto – spiega Antonio Mercuri, sindacalista della Fcg Cgil di Lucca –. Mi stanno chiamando in tanti da Viareggio per dirmi che non riescono a trovare insegnanti, soprattutto del sostegno. È veramente il caos».
Ma perché ogni anno è la stessa storia? Perché al suono della prima campanella, gli insegnanti non sono già tutti in aula? La causa, per il sostegno e per le classi di concorso normali, parte dalla stessa fonte, poi si snoda su problemi diversi. Anzitutto il ministero, ogni anno, fissa ad aprile l’organico di diritto, ossia il numero di personale considerato necessario per coprire l’anno scolastico. Che, però, puntualmente è sempre sottostimato. Così, intorno a fine estate, finite le immissioni in ruolo basate sul numero dell’organico di diritto, viene elaborato l’organico di fatto. Ossia il personale realmente necessario. Lo scarto tra l’organico di fatto e quello di diritto, però, può essere coperto solo con i supplenti annuali. L’ufficio scolastico provinciale parte quindi con le nomine dalle Gae (Graduatorie a esaurimento), che quest’anno erano quasi tutte esaurite. Sono stati trovati tutti i maestri e le maestre per le classi di concorso normali all’infanzia e alle elementari (erano circa 50 i posti vacanti), ma nessuno per le scuole secondarie (i posti vacanti erano 12 per le medie e 27 per le superiori). Per il sostegno poi è stato un buco nell’acqua: dei 277 posti vuoti non ne è stato riempito nemmeno uno. Le graduatorie esaurite. Il ministero, dopo anni di vuoto, lo scorso anno, si è deciso ad aprire un bando per il corso di specializzazione in “pedagogia e didattica speciale”, quello propedeutico per diventare insegnante di sostegno. Ma il corso è a numero chiuso, venti persone al massimo, e così dopo le varie assunzioni in ruolo, la Gae è andata a esaurirsi. Di docenti specializzati, seppur pochi, in giro per l’Italia, ce ne sarebbero a valanghe. Sono i docenti inserti nelle Gae delle altre province non ancora esaurite o gli specializzati dei due cicli inseriti nelle graduatorie di istituto. Peccato che la normativa prevede che questi docenti non possano dare la propria disponibilità a istituti scolastici di altre province. Quindi anche per il sostegno, come per gli altri insegnamenti, si deve pescare adesso dalle graduatorie di istituto. Dove, anzitutto, di insegnanti di sostegno non ce ne sono. Motivo per cui i bimbi disabili saranno seguiti da insegnanti non specializzati. Ma, come se non bastasse, le graduatorie non sono state chiuse in tutte le scuole.
Così nel frattempo verranno nominati i supplenti dei supplenti, che seguiranno i ragazzi un po’ e poi se ne andranno. Oppure, peggio, ancora, le cattedre, in attesa, rimarranno vuote, ore di insegnamento che voleranno via, per sempre.
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